25 Anni: Il Disastro di Bagnoli su Radio Radicale

25 anni senza vedere nulla di concreto se non l’inquinamento per IPA e PCB ne parlano Giuseppe Mastrolorenzo (primo Ricercatore all’INGV) e l’Avv. Gennaro Esposito su Radio Radicale nel programma Overshoot di Enrico Salvatori. Una occasione per dire che, al netto delle condanne penali di cui probabilmente ai cittadini non interessa nulla, a Bagnoli si è consumato oltre ad un disastro ambientale anche uno sociale ed umano. Quando sono arrivato nel 2011 ad occuparmi della vicenda, come tanti napoletani, ho sperato che si potesse invertire la tendenza ed invece è stata un’altra occasione mancara. L’epilogo lo conosciamo e non perdo l’occasione anche questa volta per dire che ciò che è accaduto a Napoli Ovest, ex polo siderurgico (di cui per lo meno si parla), è accaduto anche a Napoli Est (polo petrolchimico) di cui non si parla, ovvero, non se ne parla abbastanza.Colpa dei cittadini, della politica, delle istituzioni … Ascoltate e fatevene una ragione per impegnarvi per lo meno a conoscere se non a fare vuoi stessi … Per saperne di più e leggere atti e documenti basta cercare in questo sito (clikka) che mi è valso anni di lavoro e di studio. Spero ne sia valsa la pena, quanto meno per la mia coscienza…

 

 

 

 

Paghino i responsabili di NAPOLI EST e di NAPOLI OVEST

bassolino.ieierv.demaSulla stampa Cittadina di oggi (02.12.2015 clikka) c’è la preoccupante notizia del maxi sequestro di 240 milioni di euro inflitto dal Tribunale di Napoli alla Kuwait Petroli che ha i suoi stabilimenti a San Giovanni. L’episodio è stato l’occasione per parlare del gravissimo inquinamento presente nell’area orientale e del fatto che i progetti di sviluppo sono a meno che zero. Difatti, mentre a Bagnoli ci sono stati 25 anni di fallimenti di cose iniziate e mai finite ovvero, da quanto emerge dalle carte processuali, addirittura peggiorate dal punto di vista dell’inquinamento ambientale, a San Giovanni e nell’area EST, invece, non si è iniziato proprio nulla di concreto, il che forse potrebbe essere un vantaggio, perché per lo meno il danno dovrebbe essere più contenuto, se non fosse che l’unico progetto messo in cantiere all’epoca della sindacatura Bassolino/Iervolino è quello di  Porto Fiorito (clikka) che rischia di costare al Comune di Napoli circa 70 milioni di euro di danni!

Consiglio la lettura della Rassegna Stampa (clikka) che vi ho selezionato perché racconta della struggente storia di un altro pezzo importante della città, anch’esso vicino al mare e di assoluto valore paesaggistico, di cui dovremmo dire chi sono i responsabili della mancata riqualificazione. Ebbene, la memoria del popolo di solito è corta se non cortissima, ma credo sia un dovere affermare che sicuramente il sospetto ricade su chi da Regione e Comune avrebbe dovuto guidare la bonifica e, quindi, la ripresa delle citate aree ex industriali che, nel caso di specie penso sia difficile non pensare ai 20 anni del duo Bassolino/Iervolino ed ai 5 anni di De Magistris e Caldoro.

Penso sia un dovere per i partiti, movimenti e cittadini che hanno dato fiducia ai citati rappresentanti chiedere il conto elencando cosa abbiamo perso e cosa continueremo a perdere in termini di mancato sviluppo.

Credo sia un dovere chiedere il conto dei centinaia di morti che si sospetti siano stati causati dall’inquinamento  delle citate aree.

Credo sia necessario chiedere il conto dei centinaia di professionisti, ingegneri, architetti, urbanisti, aziendalisti, avvocati e professionisti in genere a cui non sono stati affidati i progetti di sviluppo.

Credo sia necessario chiedere il conto per le migliaia di maestranze che avremmo potuto impiegare nella riqualificazione.

Credo sia necessario chiedere il conto dei migliaia di posti di lavoro che avremmo  potuto impiegare con lo sviluppo dell’area.

Credo sia necessario che i partiti, movimenti e cittadini siano consapevoli che le responsabilità politiche ed amministrative si pagano innanzitutto con la espulsione dal mondo delle istituzioni di coloro che sono stati incapaci.

Credo sia un dovere verso le future generazioni impegnarsi affinché non si ripetano gli stessi errori!

Che dire lo sconforto è grave e non è possibile che i cittadini condannino a morte Napoli affidandola a chi ha dimostrato di non saper neppure trarre vantaggio dalle esperienze negative passate e non sappia intravedere un futuro. Forse non ci rendiamo conto che siamo noi stessi la causa del nostro male se pensiamo di affidare il futuro dei nostri figli a chi ha dimostrato di essere incapace.

Per quanto possa valere continuerò in quest’opera di riflessione, dentro o fuori dall’istituzione, nella speranza che qualcuno si svegli. Con l’amara consolazione che domani potrò dire “Ve l’avevo detto”

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Sul porto di Napoli clikka

Corsi e Ricorsi su Bagnoli senza affrontare i veri problemi

bagnoliSono giorni che sulla stampa cittadina si discute della nomina del Commissario Nastasi, della convocazione della cabina di regia a Palazzo Chigi e del ricorso che il Sindaco di Napoli ha proposto avverso questa decisione del Governo.

Come al solito si discute di chi sarà il manovratore ma non della strada che dovrà percorrere, e di ciò che si deve obbligatoriamente tenere in considerazione, a prescindere da chi sarà a guidare la riurbanizzazione di Bagnoli.

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia-Osservatorio Vesuviano ricorda che “I Campi Flegrei sono una caldera vulcanica e, come il Vesuvio, presentano un rischio molto elevato per la presenza di numerosi centri abitati nell’area e per la loro immediata vicinanza alla città di Napoli”.

Con Delibera della Giunta Regionale n. 669 del 23/12/2014 si è preso atto della perimetrazione della zona rossa flegrea individuata dalla Protezione Civile, rispetto alla quale nessuna obiezione è stata mossa dai Comuni in essa ricompresi.

E’ possibile, allora, che si parli della bonifica di Bagnoli e non si tenga conto di tali importanti dati? E’ possibile, allora, che non si metta come primo punto nell’agenda del “fare” regionale l’adozione della legge sui conseguenti vincoli urbanistici e l’immediata adozione da parte del Comune del piano di evacuazione delle aree, tanto invocati dai vulcanologi dell’INGV e dall’Osservatorio Vesuviano? La questione forse, per coloro che sono abituati a “fare”, sembrerà superflua ma proprio qualche giorno fa in Consiglio Comunale abbiamo approvato doverosamente la delibera n. 607 del 25.09.2015 con la quale abbiamo disposto, tra l’altro, la riallocazione, in altro sito, di abitazioni di edilizia residenziale pubblica nel quartiere Ponticelli proprio per effetto della Zona Rossa rischio Vulcanico dell’area Vesuviana di cui alla legge regionale n. 21/2003.

Tenere in considerazione il dato di alto rischio sismico della zona flegrea è di fondamentale importanza, in quanto, deve condizionare la destinazione da attribuire alla zona e, quindi, il tipo di bonifica cui mettere mano. Non capire questo significa mettere in pericolo la sicurezza pubblica e la salute dei cittadini e non affrontare per tempo i problemi che prima o poi verranno al pettine.

Ebbene, proprio per dovere istituzionale ed essendo insopportabile un tale assordante silenzio della Regione e del Comune, il 14 ottobre scorso, in Consiglio Comunale, ho proposto l’adozione di una delibera che, ai sensi dell’art. 12 dello Statuto Regionale, contiene una proposta di legge regionale che impone gli stessi vincoli di inedificabilità a scopo residenziale, previsti sull’area vesuviana, anche sull’area a rischio vulcanico dei Campi Flegrei. La proposta (clikka) reca tre firme, la mia e quella dei consiglieri Vittorio Vasquez ed Antonio Borriello.

Vedi anche:

Il Commissario per Bagnoli (clikka)

Napoli EST un Danno da 70 milioni di Euro! Chi paga?

Porto FioritoOltre un anno fa mi sono imbattuto nella scabrosa vicenda di Porto Fiorito (clikka) una operazione voluta da Bassolino nel 1999 (clikka) e poi portata avanti dalla Iervolino, con un acquisto immobiliare (la ex Corradini) a carico delle casse del comune di circa 6 milioni di euro poi regalato, attraverso una concessione “gratuita” (in cambio di opere e riqualificazione urbana?) alla Porto Fiorito S.p.a.

La cosa mi ha colpito tanto da spingermi a promuovere una interrogazione (clikka) agli Assessori Sodano, Calabrese e Piscopo nonché al Sindaco che è sotto gli occhi di tutti non hanno fatto nulla di concreto se siamo arrivati a questo punto.

L’elemento sconvolgente della questione che ha destato la mia curiosità è stato che per procedere a questa “brillante” operazione si revocarono le concessioni alla Cantieri Navali Partenopei che occupava maestranze tra occupazione diretta ed indotta per circa 30 persone tutte gettate in mezzo ad una strada da oltre 15 anni.

Oggi leggo sul Corriere del Mezzogiorno (clikka) della incredibile richiesta di danni per oltre 70 milioni di euro da parte della Porto Fiorito S.p.a. rivolta a Comune di Napoli ed Autorità Portuale. Ora dovremmo chiederci chi pagherà i danni Antonio Bassolino, Rosa Russo Iervolino, Luigi De Magistiis o i Commissari che si sono avvicendati alla guida della Autorità Portuale oppure tutti quanti in solido o forse come molto probabile tra 20 anni nessuno.

Eppure non sarebbe stato difficile per il Sindaco/Magistrato de Magistris aggiustare la vicenda studiando le carte. Come al solito registro una approssimazione politica ed una grave incompetenza che dovrebbero farci vergognare per i tanti posti di lavoro che non sono stati creati dalla incapacità politica ed amministrativa di queste persone. Senza dimenticare che potrebbe anche essere che la richiesta di danni proposta dalla Porto Fiorito S.p.a. contro il Comune e l’Autorità Portuale venga rigettata dal Tribunale, ma è sotto gli occhi di tutti che le istituzioni guidate da cotanto personale politico tra Bassolino/Iervolino e De Magistriis hanno fallito su un altro importante pezzo della città. Come dico sempre Napoli OVEST e Napoli EST sono due realtà fallimentari che dovrebbero farci riflettere su chi dare la nostra fiducia.

Come sempre non parlo mai senza i documenti:

 1 Portofioritodeliberadiacquisto

2PortofioritoDeliberaFinanzadiProgetto

3PortoFioritoFinanzadiprogettodeliberagiunta

4PortoFioritoDeliberadiproroga

5PortoFioritoDeliberadiapprovazioneprogetto

6PortoFioritoApprovazioneProgetto

Per i miei post su Porto Fiorito (clikka)

La finanza speculativa della Giunta Iervolino sulle spalle dei napoletani fino al 2035

spreco-di-soldi-pubbliciIl problema dei derivati (clikka) (operazioni di finanza speculativa fatte nel 2004 dal Comune di Napoli) è assolutamente attuale e concreto e per me ha lo stesso significato del Disastro della discarica di Pianura (clikka). Sono entrambi gravissimi errori che ci vengono dalle passate amministrazioni i cui responsabili sono rimasti assolutamente impuniti, sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista penale, sia dal punto di vista civilistico, sia dal punto di vista del danno erariale! In sostanza possiamo dire che abbiamo ereditato morte, inquinamento e debiti! Un cocktail melefico di cui voglio, ad ogni costo, chiedere conto e ragione!

Ebbene sono convinto che i cittadini Napoletani hanno diritto ad un po’ di giustizia e di verità su questi gravissimi fatti. Inoltre, credo che sia un preciso dovere di ogni amministratore quello di comunicare agli argani competenti i fatti rilevanti sotto i profili delle responsabilità anche al solo fine di attivare tutte le procedure di recupero necessarie nell’interesse pubblico, che gli organi Giudiziari, a ciò deputati, devono perseguire. Non può, infatti, trovare spazio alcuna “omertà” politica.

Per capire ciò di cui sto parlando, consiglio la visione della trasmissione di Report del 14.10.2007 (clikka) che si occupò anche dell’ottimo assessore cardillo che, pare, abbia sottoscritto i contratti IRS swap, senza neppure accorgersi di una commissione a carico del comune, pagata alle banche di circa 21 milioni di euro! In sostanza a fronte di un prestito di 70 milioni di euro, pare che il conto sia arrivato a circa 204 milioni di euro, con il risultato che l’assessore Cardillo è stato anche premiato assegnandogli il posto di dirigente nella società partecipata dal comune STOA’.

Stamane in consiglio comunale, è stata l’occasione per discutere la questione, trattando la rinegoziazione dei mutui (clikka), tra cui appunto i derivati, in sostanza una opportunità che ci  consente di avere un respiro meno affannoso perché i tassi di interesse praticati dalla Cassa Depositi e Prestito sono più convenienti.

Proprio per fare luce sulla questione dei derivati ho proposto, ed è stato approvato con 31 voti su 48 (quindi la maggioranza e larga parte dell’opposizione), un ODG (clikka) con il quale, non solo si chiede di verificare i citati contratti di finanza derivata, ma anche di procedere alle informative ai competenti organi della Magistratura Contabile ove mai risultassero delle responsabilità e, da quanto emerge dalla trasmissione di Report dell’epoca, pare che è facile che si configurino delle fattispecie perseguibili sotto vari punti di vista.

Senza, peraltro, considerare che stanno aumentando le pronunce della magistratura civile con le quali sono stati dichiarati nulli i contratti di swap come quello che ha in pancia il Comune di Napoli (CDA Milano sentenza n. 3459/2013; CDA Bologna sentenza n. 734/2014).

La domanda sorge spontanea: perché non agire anche noi?

Ecco il mio intervento al :02:35:06

Le Stazioni di Monte Sant’angelo di Kapoor

kapoorEd alla fine l’opera d’arte architettonica realizzata in Olanda ed ivi in deposito fa discutere non poco tra la pretesa dell’artista anglo indiano di riaverla e l’immobilismo dell’amministrazione cittadina e regionale. Quest’ultima sostiene che tutto è fermo poiché la passata amministrazione bassolino approvò il progetto e le opere senza prevedere le coperture (?). Sulle pagine di Repubblica Napoli oggi sul tema si scontrano due tesi quella di un architetto e storico della architettura (Giulio Pane) e quella di un filosofo, impegnato nell’arte (Eduardo Cicellyn). In mezzo allo scontro di idee ci sono i cittadini Napoletani, che chiedono conto e ragione dei soldi spesi e lo stesso Kapoor che con una lettera pure pubblicata sui giornali chiede che l’opera o sia terminata ed installata (quasi ad horas) ovvero restituita a lui stesso con conseguente restituzione di quanto ricevuto (circa 11 milioni di euro). Kapoor, infatti, sostiene di ricevere un danno dal fatto che un’opera realizzata ormai da quasi dieci anni non sia ancora installata.  Le stazioni realizzate da Kapoor sono due una di Monte Santangelo e l’altra nel Rione Traiano e sulle quali ho già scritto più volte (lo scandalo della metropolitana di Kapoor clikka).  Che dire la metropolitana di Napoli: è l’ennesima telenovela….

Ecco lo scambio tra Pane e Cicellyn, nel quale quest’ultimo diciamo non gliela manda a dire, mi aspetto una replica del Prof. Pane

Da Repubblica Napoli di ieri (28.03.2014)

La Stazione di Kapoor

GIULIO PANE

L’ARTISTA anglo-indiano Anish Kapoor, che tanto piacque all’amministrazione Bassolino, lamenta il mancato impiego — non il mancato compenso — della sua opera, che avrebbe dovuto essere posta quale ingresso vulvare alla stazione della metropolitana di Monte Sant’Angelo. Egli lamenta cioè l’offesa portata alla sua arte, perché l’opera non viene ultimata, e che ciò lo danneggia professionalmente.

Apriti cielo, piovono le geremiadi di chi ne accusa la Regione, colpevole di avere bloccato i relativi finanziamenti, quelle di chi accusa la stessa di cecità e imprevidenza, per non avere accolto la testimonianza di un artista contemporaneo che si può firmare addirittura “Sir”. Manca, per la verità, la protesta di chi intanto si accorge che l’opera sarebbe costata addirittura tre milioni di euro, si fa un po’ di conti e scopre anche che la nostra metropolitana dell’arte è forse la più cara del mondo (costo medio per abitante, a tutt’oggi, di 260,1 milioni di euro a km, fonte: http://www.cityrailways.it), proprio per gl’interventi “accessori” richiesti ad alcuni progettisti e per l’investimento “territoriale” delle relative stazioni (vedi l’ultima, di Dominique Perrault, in piazza Garibaldi, con l’inutile e invasiva selva d’acciaio).

Si legge poi che la stazione suddetta non si farà; sembra di capire che ciò avvenga proprio perché non possiamo avere o non vogliamo più l’opera di Kapoor. Siamo così al capovolgimento di ogni logica: se il rinnovamento del sistema trasportistico locale si lascia subordinare all’esecuzione di questa o quella opera d’arte, qualcuno dovrà pur rendere conto di questa stolta impostazione, che priva i cittadini di un concreto vantaggio, in nome della mancata realizzazione di un progetto faraonico.

Al contrario, se vi sono ancora le ragioni tecniche, funzionali e urbanistiche perché la stazione si faccia, non si vede perché non vi si debba provvedere nel modo più semplice, con un progetto di elementare funzionalità, anche facendo a meno della esibizione di una ennesima copia gestuale del prolifico artista angloindiano (a proposito, non è vero che si tratterebbe di una novità pensata per Napoli: il suo precedente è già al Millennium Park di Chicago, come il precedente della scultura Tarantatara, in piazza Plebiscito nel Natale del 2003, era al Baltic Centre di Gateshead, England).

Il mondo è pieno di metropolitane perfettamente funzionanti, puntuali, frequenti, usatissime dalla gente che se ne serve per andare al lavoro o al cinema. Potremmo anche spendere meglio i tre milioni previsti. Ma sembra che Kapoor non voglia rinunciarvi, e con ragione. Ecco ancora una volta un tema da Corte dei conti. Infine, perché non consentire a Kapoor di riprendersi la scultura urbana, restituendoci l’importo del suo compenso e quello della costruzione dell’opera, per consentirci di risparmiare qualcosa e finire la stazione, con vantaggio per gli studenti e tutti i pendolari?

Da Repubblica Napoli di oggi (29.03.2014)

Kapoor è il progettista non il decoratore

Eduardo Cicelyn

L’ARCHITETTO e storico dell’architettura Giulio Pane sostiene sulla Repubblicadi ieri che la stazione di Kapoor a Monte Sant’Angelo è parte di un progetto faraonico (stranamente celebrato in tutto il mondo); e, nella fattispecie, includerebbe opere non originali dell’artista e particolarmente costose.

Al di là della questione economica che appare pretestuosa e non documentata, colpisce il mix di ignoranza (dei fatti) e di approssimazione (culturale) che conduce il professor Pane nel vicolo cieco dell’arroganza.

Prima di tutto, Kapoor è il progettista e non il decoratore di Monte Sant’Angelo. Vale a dire che le sue sculture plasmano tutto lo spazio architettonico e lo determinano completamente per quel che sarà la sua funzione. Per dirla meglio, la stazione in questo caso è un’unica scultura. Infatti, ciò che sfugge al professor Pane è il senso innovativo del progetto: l’aver fatto di un’opera d’arte un oggetto d’uso comune, transitabile, abitabile, democraticamente disponibile e non elitariamente esposto al semplice giudizio estetico. Facoltà che peraltro il professor Pane sembra esercitare in modo un po’ troppo personale, visto che addirittura confonde la Cloud Gate del Millennium Park di Chicago con una delle forme disegnate per Napoli da lui solo intraviste sui giornali. La coppia di opere di Kapoor a cui si riferisce il professore sono le porte d’ingresso della stazione (una nel campus universitario, l’altra nel Rione Traiano) e sono due distinti oggetti, diversissimi tra loro, che non è dato capire come possano essere considerati in modo così spregiativo «l’ennesima copia gestuale del prolifico artista anglo-indiano». Le immagini sono reperibili su Internet. Chiunque può farsi un’idea dell’arbitrarietà malevola del paragone.

Ma non è questo il problema. Sconcerta dover spiegare a un architetto che è anche storico della disciplina ciò che è già chiaro a un suo studente del primo anno. Un progetto artistico-architettonico su scala urbana, come quello di cui si discute, ha una valenza monumentale che insiste sul paesaggio, lo legge, lo inquadra e lo modifica. Se ne può fare a meno, certamente. Nel caso, però, quella stazione e il sito dove si colloca andrebbero totalmente ridisegnati. Ripeto, non si tratterebbe di togliere opere d’arte da un’architettura come suggerisce Pane. Senza l’artista non ci sarebbe più neanche l’architettura: è chiaro o non è chiaro? Qualcuno perciò dovrebbe ridisegnare tutto ciò che Kapoor (insieme con Future Systems) ha progettato, modellato e consegnato ai suoi committenti ormai 9 anni fa e che in larga parte è stato già realizzato dalle imprese edili. Tutto questo solo perché un professore di architettura napoletano non conosce e non apprezza Anish Kapoor?

Un’altra Bagnoli a Napoli Est: Il Disastro della Politica su Porto Fiorito

Porto Fiorito corradiniL’Amministrazione De Magistris, per fare bene, si sarebbe potuta semplicemente limitare a scavare tra le carte e gli affari del comune degli ultimi venti anni, per recuperare all’interesse pubblico i beni della collettività e per fare giustizia di una classe politica inadeguata, per non dire altro. La politica sarebbe dovuta arrivare prima ed a prescindere dalla Magistratura. Credo, infatti, che non occorrono sentenze penali per dichiarare che un politico non merita la fiducia dei cittadini. Oggi si discute del dramma Bagnoli ma possiamo tranquillamente dire che nella zona orientale abbiamo un’altra Bagnoli! Sono incappato, infatti, da qualche tempo nel cd. Porto Fiorito un progetto che doveva trasformare il molo di Vigliena alle porte del quartiere di San Giovanni in una zona Turistica e di ormeggio delle barche da diporto. Nulla di tutto quello che era stato programmato è accaduto anzi! L’operazione come si può notare dagli atti che offro al Vostro esame è iniziata nel 1999 e nonostante avessimo, Comune e Regione che battevano con un sol cuore (il duo bassolino/iervolino) non si è giunti a nulla, anzi si è perso l’indotto e si sono persi 15 posti di lavoro che prima erano collocati nella Cantieri Navali Partenopei sfrattati per fare posto all’investimento! L’operazione è sempre la stessa solo che in questo caso il Comune decise di comprare per 10 miliardi di vecchie lire (tanto paga pantalone), il capannone e l’area della ex fabbrica Corradini per poi regalarla per 99 anni alla Porto Fiorito S.p.a. che avrebbe dovuta bonificarla realizzando l’investimento. Per conoscere i responsabili politici ed amministrativi della vicenda  basta leggere i nomi dei politici e degli amministratori che compaiono nelle delibere che potrete leggere. Tutti nomi conosciuti che ancora oggi i giornali magnificano ed omaggiano mentre, invece, per fare bene il loro mestiere dovrebbero chiedere il conto per offrirlo all’analisi dei cittadini su cui sono ricadute le infauste scelte (unmiliardoequattrocentomilionidieuro di deficit finanziario). Di recente ho partecipato ad una riunione con i rappresentanti degli ormai ex lavoratori ed il vicesindaco ed ho percepito tutta la inadeguatezza della politica incapace di dare risposte. A fronte di ormai 13 anni di fallimento dell’area, pare che i rappresentanti della società Porto Fiorito S.p.a. abbiano chiesto un allungamento della concessione in cambio del nulla. Per sapere cosa avrebbe dovuto rispondere l’amministrazione De Magistris a questa richiesta sarebbe bastato interpellare un medio cittadino napoletano che avrebbe sicuramente avrebbe risposto: Prendere a calci classe politica ed imprenditoriale napoletana! Se solo i giornali facessero la metà del loro dovere saremmo già ad un quarto dell’opera! Ecco i documenti e le delibere che Vi invito a leggere:

1 Portofioritodeliberadiacquisto D.G. 1947/1999 (clikka)

2PortofioritoDeliberaFinanzadiProgetto D.Consiglio n. 434/1999 (clikka)

3PortoFioritoFinanzadiprogettodeliberagiunta n. 3358/1999 (clikka)

4PortoFioritoDeliberadiproroga Consiglio 84/2000 (clikka)

5PortoFioritoDeliberadiapprovazioneprogetto G. 1525/2003 (clikka)

6PortoFioritoApprovazioneProgetto D.G. 2903/2003 (clikka)

Hanno avuto anche il coraggio di andare in TV. Ho la sensazione che ci meritiamo tutto:

Derivati: per costruire il futuro occorre memoria

bassolino

Oggi (20.12.2012) leggo l’articolo su corsera di una grossa truffa, accertata in primo grado dal Tribunale di Milano, fatta ai danni del Comune di Milano da un gruppo di banche che hanno rifilato “derivati” all’amministrazione provocando un danno enorme alle casse comunali. Tra i manager della UBS coinvolti figura anche Gaetano Bassolino (figlio di Antonio) di cui si occupò qualche anno fa (sembra un secolo) anche una puntata di REPORT (CLIKKA CLIKKA clikka report2007), per un caso simile al Comune di Napoli, nella quale fu intervistato l’assessore al bilancio dell’epoca Cardillo che tra sorrisi e risatine (vado a memoria) dichiarò quasi che ne sapeva poco dello strumento finanziario. La riflessione che faccio oggi è che non dobbiamo dimenticare il passato. Sento palpabile intorno a me che la critica all’attuale amministrazione cittadina spesso è subdolamente fatta per riabilitare il “vecchio” di cui in Napoletani hanno voluto disfarsi con le elezioni del 2011. Sento, pertanto, il dovere di fare appello alla memoria affinché i cittadini riflettano su ciò che è accaduto e non cadano negli stessi errori. Peraltro spesso al Comune abbiamo all’ordine del giorno da ratificare decisioni prese dalla passata amministrazione che sento ancora incombente sul comune, che che ne dicano gli altri (vedi  il caso: Piazza Garibaldi, quello di Bagnoli Futura, quello del CAAN etc). Credo che la crisi che stiamo vivendo e che sento palpabile intorno a me ci deve spingere ad essere più attenti verso la politica poiché (come ha ben rappresentato Benigni l’altra sera) se noi non ci interessiamo della politica possiamo ben essere certi che la politica si interessa di noi quando decide di fare ZTL, IMU, TARSU, BUCHE PER STRADA, MOBILITA’, ASILI, SCUOLE ELEMENTARI, SICUREZZA, GIUSTIZIA, LAVORO, SVILUPPO, AGRICOLTURA, INDUSTRIA …..

MILANO — Un anno senza poter fare affari con la Pubblica Amministrazione, 89 milioni di confisca del profitto lucrato nel 2005 ai danni del Comune di Milano, 1 milione a testa di sanzione pecuniaria, 50.000 euro di risarcimento ai consumatori dell’Adusbef, e 9 banchieri condannati per truffa a pene fra i 6 e gli 8 mesi: a 7 anni dal bond trentennale da 1,6 miliardi di euro emesso dall’allora giunta del sindaco pdl Gabriele Albertini per «ristrutturare» al 2035 i debiti con 4 banche estere, è il saldo che la sentenza di primo grado del giudice Oscar Magi accolla alle tedesche Deutsche e Depfa Bank, all’americana Jp Morgan e alla svizzera Ubs.
«L’Italia è stata terra di scorribande, è una sentenza storica», commenta il pm Alfredo Robledo, preceduto in novembre solo da una class action in Australia di 13 Comuni contro la banca olandese Abn Amro e l’agenzia Standard and Poor’s. Se le banche sono le truffatrici, per la sentenza il truffato è il Comune del 2005 (Albertini) e del 2007 (Letizia Moratti) che, certo senza fare una gran figura politica in termini di competenza, vede quindi assolvere dalla truffa, «per carenza dell’elemento soggettivo», l’ex direttore generale Giorgio Porta, ex assessore al Bilancio nella prima giunta Albertini, e Mario Mauri, compagno di liceo di Albertini e suo consulente economico. «Una sentenza che rimette a fuoco i ruoli, quasi un risarcimento morale per Porta», commenta il difensore Nadia Alecci, mentre le banche, «deluse dalla sentenza», annunciano tutte appello contro un verdetto che condanna anche i manager di Ubs Gaetano Bassolino (7 mesi al figlio dell’ex presidente della Campania), Matteo Stassano e Alessandro Foti (6 mesi); Tommaso Zibordi (7 mesi e 15 giorni) e Carlo Arosio (6 mesi e 15 giorni) di Deutsche Bank; Antonia Creanza (8 mesi e 15 giorni) e Fulvio Molvetti (6 mesi e 15 giorni) di JP Morgan (dove sono invece assolti Simone Rondelli e Francesco Rossi Ferrini); Marco Santarcangelo (8 mesi e 15 giorni) e William Francis Marrone (6 mesi e 15) di Depfa. Di rilievo, perché a sorpresa, il fatto che per una teste dell’accusa, Angela Casiraghi, ex direttore finanziario del Comune e ora alla Cassa Depositi e Prestiti, il giudice abbia trasmesso gli atti al pm per l’ipotesi di falsa testimonianza.
Sulla doppia casacca delle banche, un po’ consulenti e un po’ controparti del Comune, le difese avevano sfoderato un parere del professore Guido Rossi, possibilista a patto che il conflitto di interessi venga dichiarato: «Leggo — ha ribattuto il pm in requisitoria — un parere a firma Guido Rossi, dove si dice che non c’è nessuna difficoltà ad essere controparti e advisor. Dico “a firma di Guido Rossi” perché non credo che sia lo stesso Guido Rossi che scrive di etica poi sui giornali… quantomeno lì bisognava aggiungere che il conflitto di interessi delle banche andava esplicitato».
Le banche avrebbero violato la legge 448 del 2001 che ammette il ricorso a queste rischiose operazioni (vietate agli enti locali dal 2008) solo se riducono il valore finanziario delle passività totali a carico dell’ente. Inoltre il rapporto banche-Comune («smontato» dai consulenti Fusai, Tasca e Corielli anche con l’indicazione di un errore nel quale sarebbe invece caduto un esperto di Banca d’Italia) avrebbe incorporato in partenza uno squilibrio implicito tra i due contraenti, e cioè decine di milioni di perdita finanziaria per il Comune e di corrispondente profitto per le banche, che lo inserirono nel conto patrimoniale. In violazione della legge inglese «Fsa» che avevano voluto regolasse i contratti con il Comune, le banche avrebbero anche manovrato «per spingerlo a suicidarsi», secondo la colorita espressione del pm, cioè a rinunciare (senza avvedersene) a preziose protezioni contrattuali di cui avrebbe dovuto godere quale ente pubblico territoriale «cliente intermedio».
Quest’anno la giunta Pisapia (rinunciando a costituirsi in giudizio) e le banche (pur senza ammissione di responsabilità) hanno raggiunto un accordo extragiudiziale che ha fatto contabilizzare al Comune entrate per 450 milioni, più 250 di flussi di interessi attivi nei prossimi 23 anni. E il verdetto ora si allunga su tante banche per i contratti di finanza «derivata» dal valore di 9,5 miliardi di euro che, dopo il caso-pilota di Milano, sono finiti nel mirino in 7 Regioni, 2 Province e 38 Comuni.
Luigi Ferrarella

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