Gennaro Esposito

Alza la Testa

Attraversare Piazza Plebiscito è un impresa

Qualche volta ho provato anch’io ad attraversare piazza plebiscito in mezzo ai cavalli ad occhi chiusi e non ci sono riuscito…. come pure da ragazzino, in una delle prime uscite con gli amici mi è stata raccontata la storiella un po’ irriverente delle statue dei re che campeggiano sulla facciata di palazzo reale …. Interessante l’articolo oggi (10.08.2012) uscito su il Corriere del Mezzogiorno che racconta di come il giochino sia conosciuto sopratutto dai turisti:

«La storia, l’arte, la tradizione». Yanina Screpante, la fidanzata del Pocho che sta lasciando la casa napoletana per traslocare a Parigi dove Lavezzi è già in forza al Psg, intervistata ieri da Monica Scozzafava, ha raccontato che questo è ciò che di Napoli più ha apprezzato. E ha aggiunto alcuni dettagli e una curiosità: «Ho visitato Palazzo Reale, ho ammirato la bellezza architettonica dei palazzi di piazza dei Martiri e di piazza Vittoria. Sono rimasta incantata la prima volta che ho visto piazza del Plebiscito. Ricordo, era di sera. Alcuni amici mi fecero anche fare il giochino di camminare bendata verso i due cavalli. Anch’io, come tanti, non sono riuscita a passarci in mezzo». Ricordate il gioco una volta tanto in voga? Be’, la confessione di Yanina costituisce un’occasione per scoprire che sta tornando ad appassionare i napoletani e soprattutto i turisti. Tanto da essere citato da parecchie pagine web napoletane come Città di Partenope e Napolidavivere e da popolarissimi siti turistici come TripAdvisor.it, Trivago, Viaggiodasolo.com e Viaggero.it. Anzi quest’ultimo lancia un invito esplicito: «Provateci anche voi!». Scoprirete che, partendo bendati davanti al portone del Palazzo Reale, per quanto vi sforziate, è molto difficile che riusciate a passare tra i due cavalli installati dall’altro lato della piazza. Quasi certamente devierete e finirete tanto fuori traiettoria da rimanere sorpresi. Ma perché non si riesce a percorrere quelle poche decine di metri andando più o meno diritti? Esiste una spiegazione scientifica? «Certo — risponde Andrea Tessitore, neuropsichiatra di fama internazionale che ha da poco lasciato il Cardarelli — ma i cavalli non c’entrano. Il problema è che per cercare di passarci in mezzo utilizziamo la struttura dei sistemi dell’equilibrio. Cioè i due vestiboli, uno a destra e l’altro a sinistra, e il cervelletto. Però, se si cammina bendati, le percezioni di questi due sistemi vengono in parte attutite. Il corpo allora, per forza di cose, utilizza gli altri sensi: cerca di regolarsi sulla base dei rumori, delle sensazioni che prova attraverso la pelle. Inoltre, e soprattutto, conta molto l’emotività. Insomma, se non si è allenati, è difficile riuscire». Nonostante l’ampia distanza? «Proprio la sensazione dello spazio intorno può generare una sorta di agorafobia che incide in negativo: in uno spazio ristretto è più facile. Tra l’altro in piazza Plebiscito probabilmente c’è una certa pendenza che, non utilizzando la vista, concorre a indurre in errore». Secondo Tessitore l’unica soluzione è allenarsi, allenare i propri sensi a compensare le sensazioni mancanti o sbagliate. «A questo proposito consiglio un volumetto che contiene tanti suggerimenti proprio per sviluppare i propri sensi. Per esempio, in casa, spogliarsi e posare la giacca dove si posa di solito ma a occhi chiusi. Oppure togliere la cintura e rimetterla, sempre con gli occhi chiusi e con una sola mano: è difficile. Costa pochi euro ed è intitolato Fitness della mente. Ma non si spaventi per il nome dell’autore: è Katz», scherza Tessitore. In realtà gli autori sono due, Lawrence Katz e Manning Rubin, e puntano a migliorare la memoria e sviluppare la fantasia attraverso quella che hanno battezzato «neurobica», un modo giocoso per indicare la ginnastica della mente basata su serissime ricerche. L’allenamento è sicuramente necessario per riuscire a passare tra i cavalli perché in piazza Plebiscito c’è molto di più di una semplice pendenza. «Se così non fosse, il Palazzo Reale si allagherebbe ogni volta che piove», afferma l’architetto Paolo Mascilli Migliorini, funzionario della Soprintendenza ed esperto della piazza e della Reggia. Che, confessa, conosce il gioco dei cavalli ma non l’ha mai sperimentato personalmente. «Al Plebiscito c’è invece una struttura di gavete, cunette e compluvi, grazie alla quale l’acqua è ripartita e defluisce senza creare problemi. Ma il suolo è molto irregolare, il che rende difficile procedere diritti». Nelle foto dall’alto della piazza si vede chiaramente il «reticolato» di canaletti che costituiscono un enorme fattore di disorientamento per chi, con la fascia sugli occhi, cerchi di passare tra i cavalli partendo dal Palazzo Reale. Cioè di compiere, probabilmente in modo inconsapevole, quello che è anche un viaggio nella storia di Napoli. «La facciata, che misura circa 170 metri — spiega Mascilli Migliorini — fu completata nel 1613. All’epoca il porticato inferiore era aperto, lo chiuse Vanvitelli nel 1756. La parte libera della piazza è più o meno quadrata, quindi la distanza dal Palazzo Reale al diametro dell’emiciclo, sul quale sono collocati i cavalli, è più o meno di 170 metri. Non sembra, ma le dimensioni sono immense». Complessivamente quasi 25 mila metri quadrati. «Quando fu finita la facciata — riprende Mascilli Migliorini — la piazza non era come oggi. Al suo posto c’era il Largo di Palazzo, sterrato. Di lato sorgevano il vecchio Palazzo vicereale e un altro edificio che in seguito furono demoliti. Sul lato opposto alla Reggia c’erano varie chiese, che dal 1811 furono in parte demolite e in parte rettificate con il concorso per il Foro Murat. La piazza celebrativa c’è in tutte le grandi città europee controllate dai francesi, per esempio a Milano c’è il Foro Bonaparte. Ma nel 1815 Gioacchino Murat cadde mentre era appena stato cominciato il progetto di Palazzo Laperuta, dal nome dell’architetto Leopoldo Laperuta, che oggi ospita la Prefettura». Di fronte era previsto Palazzo Salerno, opera dell’architetto messinese Francesco Sicuro, i cui lavori erano cominciati nel 1775. La geometria precisa dell’odierna piazza del Plebiscito è dovuta a Murat. Successiva alla fucilazione del re di Napoli — processato, condannato e giustiziato a Pizzo Calabro la sera del 13 ottobre 1815 — è la realizzazione delle due statue dei cavalli, collocate a circa 50 metri una dall’altra. Sono opera di Antonio Canova, che cominciò il lavoro a partire del 1816, ma nel 1822 morì; la seconda, quindi, fu completata dall’allievo Antonio Calì. Gli edifici e le opere protagonisti del gioco a occhi chiusi sono stati realizzati dunque in un arco di tempo di oltre due secoli cruciali per la storia della città. «Ma oggi — conclude Mascilli Migliorini — dalle finestre di Palazzo Reale si vedono anche altri giochi: siamo diventati la capitale del crocchè indiano». Il crocchè? «Ma sì, il croquet in salsa napoletana praticato dagli immigrati: giocano in piazza ogni pomeriggio, è molto divertente». E in fondo porta anche un altro pizzico di storia al Plebiscito: il croquet, infatti, trae origine dal trecentesco gioco italiano della pallamaglio. Diffuso prima in Francia e poi in Irlanda, trovò la sua definitiva consacrazione verso la metà del 1800 in Inghilterra. Gli inglesi lo «esportarono» nelle loro colonie e oggi da lì è tornato in Italia, fino a Napoli. Ma si gioca a occhi aperti.

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Questa voce è stata pubblicata il 10 agosto 2012 da in Napoli con tag , , .
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