La Consulta ammazza il porcellum

400px-Parlamento_Italiano_Giuramento_di_Giovanni_LeoneDa oggi possiamo dire che i nostri parlamentari di ieri è di adesso sono incostituzionali! Ancora una volta la magistratura è dovuta intervenire per sanare un vuoto politico. Credo che su quest’argomento nessun parlamentare possa dire nulla se non fare ammenda votare una legge elettorale sulla base delle indicazioni che darà la Consulta nelle motivazioni ed andarsene a casa.
Secondo voi razzi e scilipoti con le preferenze sarebbero stati eletti? Ecco cosa scrivevo qualche tempo fa. Per non dimenticare è interessante vedere nel link il video di Calderoli che racconta la nascita del Porcellum: i padri porci del porcellum (clikka)
La riflessione di Massimo Gramellini 
Bordellum
Per la Corte Costituzionale la legge elettorale detta Porcellum è illegittima. Dunque tutti i parlamentari nominati dai partiti con quella norma e da noi svogliatamente votati negli ultimi otto anni sono illegittimi. E così i loro atti. Illegittima la prima incoronazione di Napolitano. Pure la seconda. Illegittimi i governi Prodi, Berlusconi, Monti, Letta. Illegittimi i senatori a vita scelti dal Capo dello Stato, per cui di oltre mille parlamentari l’unico in regola sarebbe l’ex presidente Ciampi. Illegittime le riforme del lavoro e delle pensioni, le tasse sulla casa e in genere le spremiture decretate da governi illegittimi e convertite in legge da parlamenti illegittimi. Illegittimo il voto su Mubarak zio di Ruby, ma anche quello sulla decadenza di Papi. Illegittimi gli stipendi, i rimborsi, i portaborse, i panini della buvette. Illegittime le interviste dei presunti onorevoli e dei millantati senatori. Doppiamente illegittime le lauree prepagate, le solerti raccomandazioni, le appetitose lottizzazioni. Tutto ciò che è stato detto, fatto e cospirato in Parlamento negli ultimi tremila giorni è illegittimo. E poiché non vi è regolamento, codice o postilla su cui gli illegittimi in questi anni non abbiano messo becco, l’intero Paese può a buon diritto definirsi illegittimo.
Sembrerebbe l’accrocco definitivo. Se non fosse che anche la Corte Costituzionale è stata nominata in larga parte da un parlamento e da un presidente illegittimi. Ne consegue che la sua sentenza di illegittimità è da considerarsi illegittima. La patria è salva. Il Bordellum continua.
Da Repubblica Nazionale del 05.12.2013
Legge elettorale, la scure della Consulta “Il Porcellum è incostituzionale”
La Consulta cancella il premio di maggioranza. Renzi: ma così si torna indietro
“Illegittimi il premio di maggioranza e l’assenza di preferenze”
LIANA MILELLA
ERA nell’aria da 24 ore. Ed è successo. Il Porcellum è incostituzionale in due punti chiave, premio di maggioranza e voto senza preferenza. Il vento della Consulta, in 300 minuti, ha soffiato via quello che i partiti non sono riusciti a cambiare in 2.904 giorni. Una decisione epocale, stavolta si può proprio dire, per la politica italiana. Presa in parte all’unanimità e in parte amaggioranza. Ma con una certezza.
COMUNQUE vada, anche se il palazzo della politica continua a non mettersi d’accordo su una nuova legge, i giudici costituzionali sono certi che quello che resta del Porcellum permette comunque agli italiani di andare al voto. Non c’è l’ipotizzato ritorno al Mattarellum, per la semplice ragione che, pur azzoppato, il Porcellum continua legislativamente a vivere. Non c’è neppure il “vuoto” legislativo che, su questa materia, non è consentito e che molti paventavano. Un brutto fantasma agitato forse per imbavagliare la Corte. Sulla quale, in pochi giorni, s’è riversata la forte pressione della politica a fare un passo indietro. Che non c’è stato, pur dopo un’iniziale esitazione.
Camera di consiglio storica alla Consulta — che si apre alle 9 e trenta, si ferma alle 13, riprende alle 16 e si chiude pochi minuti dopo le 18 — perché non è di tutti i giorni essere alle prese con la legge che ha portato in Parlamento 945 tra deputati e senatori. La riunione che prosegue dopo la prima ora dice subito che l’ipotesi del rinvio chiesto da un alto giudice è stata superata, che si è entrati nel merito. Proprio così, ci si misura subito sull’ammissibilità del questione di costituzionalità posta dalla Cassazione — relatore Antonio Lamorgese, giudice della prima sezione civile — sui cui tavoli è giunto il ricorso dell’avvocato Aldo Bozzi e di altri 25 cittadini elettori contro il Porcellum, i quali si erano già rivolti al tribunale di Milano. Non dura a lungo la discussione, i giudici della Consulta votano tutti insieme per la piena ammissibilità dei due quesiti. Tanti giuristi erano contrari, loro non hanno dubbi.
E si entra nel merito. Il Porcellum può contare su due “nemici”, il presidente della Consulta Gaetano Silvestri, che giàaveva materializzato i suoi dubbi di costituzionalità nel 2008 in occasione del referendum, e a settembre, nel giorno della sua elezione. Poi il relatore, Giuseppe Tesauro, ex presidente dell’Antitrust. I due quesiti sono lì, sul tavolo dei giudici pronti a essere vivisezionati. Si discute del premio di maggioranza senza tetto, e tutti decidono di bocciarlo. Si affronta la questione delle preferenze, e qui finisce con una votazione di stretta misura, otto contro sette, perché obiettivamente c’è chi considera il passo sulle preferenze molto spinto.
Si discute a lungo sul comunicato. Semplice e lineare sui due quesiti, «illegittimità costituzionale » per il premio di maggioranza, «sia per la Camera che per il Senato». Idem per le norme sulle liste elettorali bloccate, «nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza». Almeno una preferenza, dunque, dovrà essere indicata. Ovviamente la Corte si pone il problema di “quando” la sua decisione diventerà operativa, per questo scrive che dalla pubblicazione della sentenza «dipende la decorrenza dei relativi effetti giuridici». La Corte compie anche un altro passo, conscia com’è della portata della decisione. Specifica che «il Parlamento può sempre approvarenuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali ».
In quei 300 storici minuti gli alti giudici — come trapela poi da “Radio corte” — stanno bene attenti a compiere una delicata operazione chirurgica che risponde strettamente ai quesiti posti dalla Cassazione. La Corte non si “allarga”, non fa politica, sta a quei due quesiti, come prova lo stesso comunicato. Del pari, non sceglie un nuovo sistema elettorale, népotrebbe farlo perché così compirebbe una grave ingerenza nella vita del legislatore. Non riporta in vita il Mattarellum, con quella “reviviscenza” di cui pure tanto si era favoleggiato. Alla Corte si può cogliere questa certezza, «anche dopo i tagli la legge che resta consente di andare a votare, resta il proporzionale, così come per le liste è possibile votare per un candidato». Ma una sensazione è diffusa comunque, la certezza che il passo compiuto, l’incostituzionalità dichiarata, è «una clava», come la chiama qualcuno alla Corte, che costringe il Parlamento a fare una legge decente per far votare gli italiani senza privarli dei loro diritti. Sono le 18, i giudici hanno chiuso la partita del Porcellum.
Il Parlamento legittimato a cambiare sistema elettorale altrimenti si vota senza premio
Ecco perché la Corte non ha ripristinato il Mattarellum
LIANA MILELLA
ROMA — E adesso che succede? Ma anche: che cosa ha veramente deciso la Consulta? E perché lo ha fatto? Ha terremotato il Parlamento stesso e le basi della sua legittimazione giuridica e politica? Ha imposto il suo potere di primo giudice delle leggi a dispetto di Camera e Senato, in spregio ai partiti, in contrapposizione con palazzo Chigi e con il Colle? La sua è una sentenza giusta o, come dice Berlusconi, una sentenza politica «di sinistra»? Si riempiranno, di qui a venire, pagine e pagine di libri di diritto per interpretare la decisione della Consulta sul Porcellum. Cerchiamo qui, in pillole, di elencare le domande più importanti e le possibili risposte.
Che succede adesso? Cade il Parlamento? Chi ne fa parte decade automaticamente? Non si può più neppure votare?
Bocce ferme. Non succede nulla di tutto questo. Come pure paventa Grillo e più di un disfattista. Alla Consulta l’interrogativo se lo sono anche posto. I giudici ne hanno brevemente discusso. Si sono dati una risposta, dal loro punto di vista, tranquillizzante. Per noi, una risposta autorevole. Dopo i tagli dei premi di maggioranza e l’aggiunta del voto di preferenza si può tranquillamente andare a votare. Certo, non c’è più il Porcellum. C’è un proporzionale puro. Ma non c’è un vuoto né legislativo, né del sistema elettorale.
Ma giuridicamente esiste ancora una legge elettorale?
Prendiamo a prestito l’opinione del costituzionalista Massimo Luciani: «Se il dispositivo fosse esattamente quello indicato nel comunicato della Corte, avremmo un sistema elettorale perfettamente proporzionale. Però è ovvio che avrebbe bisogno di un intervento applicativo per definire le circoscrizioni, senza le quali nessuna legge elettorale può essere applicata».
Se si volesse votare domani con la legge che resta lo si potrebbe fare?
Insisto, dice sempre Luciani, «bisognerà leggere nel dettaglio il dispositivo. Tuttavia è ragionevole immaginare che resterebbe unimpianto di legge perfettamente proporzionale».
E se si votasse che Parlamento salterebbefuori?
Si può rispondere con la preoccupazione del costituzionalista Stefano Ceccanti: «Qui si restaura il sistema della preferenza unica con un sistema proporzionale che risale agli anni ’91 e ’92. Nessuno vince le elezioni. C’è una garanzia di ingovernabilità. Si crea un sistema che tende alla “grande coalizione permanente”».
La Corte ha pesato fino in fondo il suo passo e ne ha valutata l’eventuale portata distruttiva?
A sentire “Radio Corte” pare proprio che gli alti giudici abbiano ragionato soprattutto su questo. Si sono chiesti se il loro intervento era invasivo al punto da lasciare il Paese senza uno strumento per andare a votare, visto soprattutto che forze politiche e Parlamento non si sono dimostrati affatto efficienti. La Corte si è risposta che sì, con il Porcellum che resta si può votare. Certo, non si è data una risposta in termini “politici”, su quale Parlamento salterebbe fuori. Ma questa preoccupazione sì che sarebbe stata anomala.
Non era più semplice azzerare del tutto il Porcellum per far “rivivere” in pieno il Mattarellum?
Per certo il Mattarellum non rivive per deliberata scelta dei giudici. Soprattutto perché per arrivare fin lì, la Corte avrebbe dovuto allargarsi rispetto ai due quesiti posti dalla Cassazione e avrebbe dovuto applicare il principio «dell’illegittima consequenziale». I due quesiti bocciati avrebbero dovuto trascinare nel baratro tutto il Porcellum. La Corte si è fermata sul ciglio del baratro e il Porcellum è rimasto in vita.
Il Porcellum azzoppato che conseguenze comporta? Ha ragione Grillo quando dice che bisogna sciogliere il Parlamento, mandare a casa il governo e Napolitano?
Nient’affatto. Anche qui risponde lucidamente Massimo Luciani: «I parlamentari rimangono al loro posto, né la loro elezione è inficiata». Quanto a governo e capo dello Stato neppure a parlarne, visto che non sono stati neppure“votati” col Porcellum.
E i 200 deputati eletti, ma non ancora convalidati alla Camera dalla giunta per le Elezioni?
Ancora Luciani: «Se il principio fosse questo, allora dovrebbero saltare non solo i 200 deputati non ancora convalidati, ma l’intero Parlamento, il che non è possibile per il principio di continuità degli organi costituzionali».
E come mai la giunta delle Elezioni presieduta dal grillino Giuseppe D’Ambrosio non ha convalidato ancora l’elezione?
Senza fare dietrologia, si segnala un’anomalia e si mettono in fila i fatti. L’esponente di M5S non si scalmana per convalidare i risultati. È noto che alla Consulta è in bilico il Porcellum che invece dovrebbe spingere ad accelerare la convalida. Grillo adesso vuole tutti a casa.
Solo un nuovo Parlamento, dice sempre Grillo, potrà cambiare la legge elettorale? È vero?
No, è falso, le attuali Camere possono tranquillamente cambiare la legge elettorale.
Nel momento in cui salta il premio, si mette in crisi l’attuale Parlamento?
Luciani: «Politicamente sì, giuridicamente no, perché il premio è stato applicato».
E l’imposizione delle preferenze?
Vale lo stesso principio.
Un Parlamento eletto sulla base di una legge incostituzionale che deve fare?
Ancora Luciani: «Giuridicamente non ci sono effetti immediati, ma politicamente deve adottare una nuova legge elettorale perché la sua posizione politica è diventata particolarmente difficile».
Quando dovrà agire il Parlamento?
Quando lo ritiene opportuno, meglio prima delle motivazioni della sentenza.
La Consulta ha “commissariato” il Parlamento per la legge elettorale?
La Consulta ha fatto la sua parte, adesso il Parlamento, nella sua piena autonomia, faccia la sua.

La truffa sanitaria dei parlamentari

400px-Parlamento_Italiano_Giuramento_di_Giovanni_LeoneSulla questione già ebbi modo di spendere parole di indignazione quando venne fuori la storia che i parlamentari si facevano pagare le visite mediche per decine di milioni di euro, per loro e per i loro familiari (sanità dei parlamentari un punto da programma elettorale clikka). Oggi su repubblica compare una notizia, a dir poco allucinante, perché questi sembrerebbe che si sarebbero addirittura fatti fare delle ricevute e fatture per spese sanitarie false per portare a casa qualche altro spicciolo (rispetto a quanto guadagnano) da aggiungere alla loro lauta indennità. La Procura di Napoli, infatti, ha aperto una indagine sul caso, ipotizzando la truffa, attraverso l’emissione di fatture false da parte di uno studio laboratorio medico, della provincia di napoli, che avrebbe svolto il compito di società “cartiera” emettendo fatture per prestazioni sanitarie in favore di parlamentari per fargli ottenere il rimborso per spese inesistenti. Il parlamentare che sembrerebbe essere indagato ha dichiarato che le prestazioni erogate sono vere e non false, senza capire che già questo privilegio per i normali cittadini è odioso. Giusto ieri ho pagato un ticket di 103,00 €. per visita cardiologica ed elettrocardiogramma ai miei 2 bambini per la pratica sportiva, non capisco perché questi debbano avere questo privilegio guadagnando indennità di gran lunga superiori al reddito medio dei cittadini.
Da Repubblica Napoli di oggi (19.10.2013)
False cure per i rimborsi ai parlamentari
Inchiesta della Procura, ipotesi truffa. Perquisizione a un ex deputato Pdl
DARIO DEL PORTO
L’INCHIESTA condotta dal pm Henry John Woodcock configura una truffa ai danni del Servizio sanitario integrativo dei parlamentari. Il raggiro sarebbe stato perpetrato utilizzando il centro fisioterapico della provincia di Napoli, “Fisiodomus srl” come «cartiera» per l’emissione di fatture e altra certificazione riferita a prestazioni ritenute mai effettuate. Gli altri indagati sono un medico di origine giordana, Alì Rashed Mohmoud, indicato come il dominus del centro, l’amministratore unico della società, Raffaele Iovine, la contitolare Maria Pia Casamassa e Carlo Finizio, dipendente della “Fisiodomus”. Il pm ipotizza i reati di associazione per delinquere finalizzata al falso e alla truffa.
Tutti i protagonisti dell’indagine potranno replicare alle contestazioni nei successivi passaggi del procedimento. La difesa potrà proporre ricorso alRiesame per ottenere la restituzione del materiale eventualmente sequestrato nel corso delle perquisizioni, che nella giornata di ieri si sono estese anche allo studio di un commercialista napoletano, non indagato. Il lavoro degli inquirenti è destinato ad entrare nel vivo proprio in queste ore. E l’inchiesta potrebbe allargarsi ancora. Alla Camera, i magistrati hanno chiesto di acquisire la documentazione riguardante i rimborsi erogati a fronte della certificazione ora all’esame degli investigatori. I carabinieri del Noe hanno inoltre iniziato ad ascoltare i primi testimoni. Gli elementi raccolti dovranno poi essere valutati dal pm Woodcock alla luce di quanto emerso durante la prima fase dell’indagine.
Secondo la ricostruzione della Procura, il centro “Fisiodomus”, indicato come struttura «fantasma», risultata dalle verifiche investigative chiusa da tempo, con i locali offerti in locazione, sarebbe stato utilizzato allo scopo di rilasciare, «in modo assolutamente sistematico», fatture, certificati e attestati riguardanti cure fisioterapiche a favore di parlamentari e loro familiari. Ma queste cure, sospettano i magistrati, non sarebbero mai state effettuate, né presso la sede del centro né presso le abitazioni dei pazienti. La documentazione sarebbe stata emessa con il solo intento di esibirla allo scopo di ottenere i rimborsi, considerati pertanto non dovuti, che sono previsti dal Servizio sanitario integrativo per le competenze dei parlamentari. Negli atti a sostegno delle perquisizioni scattate ieri, la Procura lascia intendere che di questo sistema potrebbero aver beneficiatopiù deputati. Fra questi ci sarebbe Pugliese, eletto alla Camera nel 2008 con le liste del Pdl ma non riconfermato nel 2013, quando si era candidato come capolista per Grande Sud. In serata, dopo un incontro con i suoi legali, l’imprenditore ed esponente politico irpino diffonde una nota con la quale replica alle accuse dicendosi «totalmenteesterrefatto» per la vicenda contestata dalla magistratura napoletana. Sottolinea, Pugliese, di aver «realmente ricevuto presso il centro fisioterapico Fisiodomus, specializzato in terapie riabilitative, assistenza sanitaria e fisioterapica a seguito di gravi infortuni e interventi chirurgici subiti». L’ex deputato aggiunge poi che la vicenda «riguarda rimborsi relativi ad importi irrisori, dell’ammontare di qualche centinaio di euro, così come tra l’altro previsto dal tariffario per l’assistenza sanitaria integrativa dei deputati». Ai suoi avvocati, Pugliese ha affidato il mandato «al fine di affermare ed acclarare la propria totale estraneità ai fatti».

Nel segno del Comando a Cinquestelle

grilloHo sempre pensato che i gruppi politici quando entrano in una istituzione debbano fare pochissimo uso del personale esterno cercando, per quanto possibile, di fare scouting nella stessa amministrazione selezionando le risorse interne e, per alcuni incarichi, come quelli di dirigenti assegnati questa estate dall’amministrazione de magistris, fare in ogni caso una procedura di selezione attraverso un interpello interno. Do’ per scontato anche che si debba essere particolarmente attenti a mantenere le promesse elettorali sempre e comunque potendo derogare alle stesse solo in extremis ed in casi eccezionali. Per il M5S ovviamente le promesse elettorali sono state rivoluzionarie nel vero senso della parola e fino ad oggi i gruppi parlamentari stanno facendo, per ciò che leggo dai giornali, un lavoro che non è assolutamente facile dalla posizione che occupano, anche se, in alcuni casi, è mancata un po’ di politica ed un po’ di democrazia.

Venendo al punto oggi leggo il pezzo di Fabrizio Geremicca su l’Espresso, che incollo in calce, e che mi lascia in un certo qual modo perplesso.

Dal Comune di Napoli, infatti, è “atterrata” alla Camera dei Deputati una dipendente dell’amministrazione cittadina con qualifica di istruttore amministrativo su richiesta della Camera stessa e grazie ad un provvedimento di comando (clikka) del Comune. Ora non comprendo molto ciò che è accaduto poiché se la “comandata” è molto vicina al M5S di Napoli (pare addirittura cofondatrice), mi sarei aspettato un’assunzione nello staff mentre, invece,  è stata chiamata per essere inserita nel servizio per le competenze dei parlamentari (clikka), quindi, non un ufficio di staff (che sarebbe stato più trasparente e del pari legittimo, anche se non in linea con le promesse) ma semplicemente amministrativo.

Credo che in questo momento storico, per chi si dichiara essere l’alternativa, le furberie non sono ammesse,  e la coerenza politico/amministrativa è un valore prezioso assoluto irrinunciabile, quindi,  sono certo che l’inserimento della comandata dal Comune di Napoli nell’ufficio della Camera, deputato tra l’altro a fare gli stipendi dei parlamentari, sia dovuto all’esigenza di trasparenza sulle cd. indennità dei parlamentari (che mi sembra ancora al palo), per le quali indennità il M5S ha fatto una battaglia ideologica in campagna elettorale promettendo che i parlamentari pentastellati avrebbero preso solo 2.500,00 €. al mese, restituendo tutto quello che non sarebbe stato speso. Ad oggi nonostante le mie ricerche non sono ancora riuscito a capire quanto viene restituito dai parlamentari cinquestellini, fermo restando che il criterio mi sembrerebbe avere una falla, poiché se un parlamentare si mette d’impegno può arrivare a spendere anche tutti i 10/15 mila €. al mese.

Per chiarire la mia posizione sul punto non credo che la politica non debba avere costi e che per un razzi o uno scilipoti forse anche mille euro siano troppi!

Per quanto mi riguarda ecco i nostri costi della politica (clikka). Al di la’ di ogni polemica e per amore di chiarezza aspetto quelli dei parlamentari cinquestelle che, sicuramente, il buon lavoro della “comandata” ci fornirà.

Da L’Espresso del 29.08.2013. Fabrizio Geremicca: “Da Napoli a Montecitorio. Una grillina in prestito. C’è un volto nuovo tra gli impiegati della Camera. Proviene dal Comune di Napoli e sbarca a Montecitorio grazie al meccanismo del “comando”, che consente ad un’amministrazione di richiedere, per motivi di necessità, la presenza temporanea presso i propri uffici del dipendente di un altro ente. Così il Parlamento ha chiesto “in prestito” per un anno Laura De Vita, istruttrice amministrativa, che dal primo agosto ha preso servizio a Roma. Alla Camera non si sentirà spaesata. Rivedrà, infatti, Roberto Fico, con il quale ha costituito nel 2011 il Movimento 5 Stelle Napoli, e Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera grillino doc”.

Legge elettorale: I padri porci del porcellum

maialiEcco il video della seduta del senato di ieri (07.08.213 clikka). Occorre vederlo e sentirlo per capire che questo parlamento, come gli altri, non sarà mai in grado di modificare la legge elettorale (spero di sbagliarmi). Questi non lo faranno mai perché il potere oggi si esercita nelle sedi di partiti, che non ci sono più e che sono asserviti ad interessi personali di coloro che nonostante lo sfascio politico e sociale a cui stiamo assistendo tengono stretta la loro poltrona. Alla fine dobbiamo confidare ancora una volta nella magistratura poiché la Consulta è capace che dichiarerà incostituzionale la porcata elettorale. E poi  dobbiamo ancora continuare a sentire che la magistratura invade il campo della politica! E’ chiaro che gli equilibri costituzionali sono tali che all’assenza della politica lo Stato in ogni caso reagisce per tenere saldi i principi che i costituenti ci hanno lasciato in eredità e che “questi” tentano in ogni modo di scardinare.  Porci, quindi, degni del porcellum non c’è altro da dire!

Mediazione l’Europa non ci obbliga! Ecco le risposte dei parlamentari

400px-Parlamento_Italiano_Giuramento_di_Giovanni_LeoneDi seguito il testo che ho inviato a tutti parlamentari della Camera di cui al mio precedente post (mediazione obbligatoria il governo letta non molla (clikka) nel quale troverete anche tutti gli indirizzi e-mail degli onorevoli. Riporto anche le risposte dei parlamentari stessi i quali, quelli favorevoli (pochi), dichiarano che è l’europa che ci impone la mediazione obbligatoria e che essa è uno strumento per “alleggerire” i processi. Sennonché è facile contestare che non è affatto così in quanto la direttiva CEE del 21.05.2008, n. 58/2008/CEE (che riporto in calce) non dice questo ed inoltre il fallimento della conciliazione obbligatoria già l’abbiamo vissuto nel processo del lavoro (per il quale non è più prevista!). Ancora neppure la raccomandazione n. 362/2013 (clikka) del Consiglio d’Europa dice questo! Difatti nella stessa in merito alla mediazione si legge che “è necessario intervenire per promuovere il ricorso a meccanismi extragiudiziali di risoluzione delle controversie”. E’ chiaro che la mediazione obbligatoria è la cartina di tornasole per dire che questo “governissimo” è per le lobby e se ne frega altamente del bene e dell’interesse pubblico preferendo tutelare gli interessi dei soliti noti! In un momento così tragico dobbiamo con forza denunciare questo scempio. L’accesso alla giustizia è un diritto costituzionalmente garantito.

Potrei dire provocatoriamente che ci potremmo comprare i parlamentari come pare accada ancora oggi dall’inchiesta fatta dalle Iene:

http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/390060/roma-parlamentari-pagati-dalle-lobbies-.html

Ecco il testo che ho inviato ai parlamentari della Camera:

“Egregio/Gentile Onorevole, prima che come avvocato, come cittadino voglio sapere quale è il Suo parere sul progetto del governo letta di reintrodurre la mediazione obbligatoria nel processo civile. Le ricordo che l’accesso alla giustizia per l’art. 24 della Costituzione deve essere libero e che la stessa mediazione obbligatoria, poiché si è rivelata inefficace, è stata eliminata dal processo del lavoro modificando l’art. 410 c.p.c. Inoltre è bene sgombrare il campo dalla scusa che ce lo chiede l’Europa poiché sia la Direttiva n. 58/2008 sia la raccomandazione n. 362/2013 non prevedono affatto l’introduzione della obbligatorietà della mediazione! Noi avvocati dei Fori Italiani siamo contrari alla reintroduzione della mediazione obbligatoria poiché essa è un danno per i cittadini e costituisce, in questo momento di crisi, un ulteriore aggravio di costi che nella giustizia si è manifestato già con gli spropositati aumenti dei contributi unificati! Le sarei grato se mi comunicasse il suo parere nonché il Suo schieramento politico affinché io come cittadino possa sapere come un mio rappresentante si comporta in parlamento.  Grazie gennaro esposito”

Risposte dei Parlamentari

1) Gentile avvocato Esposito,

il mio parere é che bisognerebbe abbreviare i tempi del processo civile, piuttosto che aumentarli.

Da costanti colloqui con alcuni suoi colleghi, che mi preoccupo di tenere attivi per comprendere a fondo le problematiche della giustizia, so che quando ci sono spiragli di mediazione concreta, sono gli stessi avvocati che si attivano spontaneamente per comporre le controversie in sede stragiudiziale.

Pertanto non credo che sia un intervento necessario, quello allo studio del Governo.

Più urgente sarebbe una riforma organica del codice di procedura civile ed una serie di interventi strutturali sul personale della giustizia (compresi i magistrati) al fine di snellire i tempi dei contenziosi, salvaguardando le garanzie delle parti.

Stiamo ragionando all’interno del mio partito su proposte al riguardo.

Cordiali saluti.

On. Lara Ricciatti

Sinistra Ecologia e Libertà

2) Non ho capito se a lei interessa davvero la mia opinione o se sta facendo un censimento delle singole posizioni parlamentari.In questo secondo caso e’sufficiente verificare le posizioni dei gruppi in commissione e suucessivamente in occasione del voto palese in aula come votano i singoli parlamentari.Cordialmente.Bruno Tabacci

R) sig. tabacci è stato l’unico a rispondermi in questo modo, sto avendo riscontro da altri suoi colleghi con affermazioni chiare e precise sul punto. Credo che lei con questa risposta, rappresenti un modo vecchio di fare politica; quella politica che non dice mai nulla. E’ in sostanza quella politica di chi spesso non conosce i problemi o di chi vuole essere amico di tutti e non si schiera mai. Dai salotti televisivi mi ero fatto un’altra opinione di lei. Le posso dire sig. tabacchi che questo modo di fare politica, oggi io, come consigliere comunale di Napoli, lo combatto ormai da due anni e non sono del M5S. Spero si studi la questione e sappia ben rappresentare gli elettori che hanno dato fiducia non a lei ma al suo partito.

buona giornata.

gennaro esposito

RR) Senta io non ho espresso giudizi.Si informi sulla mia attivita’parlamentare e verifichi le cose.No rmalmente non parlo per sentito dire ne’rispondo per far piacere a qualcuno.Ma lei scrive a tutti e pretende pure che le rispondano come se si fosse rivolto in maniera specifica a un singolo parlamentare.Io le rispondo con i miei atti parlamentari.Cordialmente.B.T.

3) Caro Gennaro

Non abbiamo ancora parlato di questo tema e quindi non posso dare un’indicazione per tutto il gruppo ma personalmente sono contrario a questo passaggio in più, inutile e costoso, per avere giustizia.

Cordiali saluti

Luca Frusone

Movimento 5 Stelle

4) Penso sia sbagliato reintro- durre la mediazione obbliga- toria specie dopo la pronun- cia della Corte Costituzionale.On.Del Basso De Caro.

5) Buongiorno, le rispondo da deputato e da avvocato.

sono in linea di principio favorevole alla mediazione, se e solo se diventi gratuita per i cittadini in caso di mancato accordo.

se sarà come prima voterò contrario.

Andrea Colletti

6) prima di esprimermi vorrei leggere accuratamente il testo del  DL approvato ieri . cordiali saluti donatella ferranti

7) Condivido quasi tutto! Angelo Tofalo M5S.

8) la ringrazio molto, a dire il vero riceviamo anche email che sostengono il contrario, cercheremo di capire e agire per il meglio, cordiali saluti luisa gnecchi

9) Caro Esposito,
io considero l’introduzione della mediazione obbligatoria una buona notizia per la giustizia civile ingolfata dalla massa dei processi.
Il premier Letta ha spiegato che le misure approvate rientrano tra le raccomandazioni dell’Unione europea per portare a una riduzione dei tempi dei procedimenti civili che si stima in un milione di processi in cinque anni.
E questo è indirettamente un prerequisito per stimolare gli investimenti, oltre che un bene per i cittadini che non riescono ad avere giustizia in tempi ragionevoli.
Un caro saluto.
Roberto Speranza (capogruppo del pd alla camera)

R) Egregio onorevole ecco la direttiva comunitaria Le sarei grato se mi indicasse dove è scritto che la mediazione deve essere obbligatoria e che essa debba applicarsi anche alle controversie interne. Svolgo un ruolo politico anch’io nella mia città essendo consigliere comunale al Comune di Napoli e prima di fare qualsivoglia intervento noi di Ricostruzione Democratica studiamo le carte, in parlamento si dovrebbe fare lo stesso!

per farle intendere ecco chi siamo:

https://gennaroespositoblog.com/2012/10/04/nasce-ricostruzione-democratica/

Buono studio

gennaro esposito

Direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio

del 21 maggio 2008

Ecco il testo della direttiva CEE

Direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio

del 21 maggio 2008

relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 61, lettera c), e l’articolo 67, paragrafo 5, secondo trattino,

vista la proposta della Commissione,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo [1],

deliberando secondo la procedura di cui all’articolo 251 del trattato [2],

considerando quanto segue:

(1) La Comunità si è prefissa l’obiettivo di mantenere e sviluppare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nel quale sia garantita la libera circolazione delle persone. A tal fine, la Comunità deve adottare, tra l’altro, le misure nel settore della cooperazione giudiziaria in materia civile necessarie al corretto funzionamento del mercato interno.

(2) Il principio dell’accesso alla giustizia è fondamentale e, al fine di agevolare un miglior accesso alla giustizia, il Consiglio europeo nella riunione di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999 ha invitato gli Stati membri ad istituire procedure extragiudiziali e alternative.

(3) Nel maggio 2000 il Consiglio ha adottato conclusioni sui metodi alternativi di risoluzione delle controversie in materia civile e commerciale, sancendo che l’istituzione di principi fondamentali in questo settore è un passo essenziale verso l’appropriato sviluppo e l’operatività dei procedimenti stragiudiziali per la composizione delle controversie in materia civile e commerciale così come per semplificare e migliorare l’accesso alla giustizia.

(4) Nell’aprile del 2002 la Commissione ha presentato un Libro verde relativo ai modi alternativi di risoluzione delle controversie in materia civile e commerciale, prendendo in esame la situazione attuale circa i metodi alternativi di risoluzione delle controversie nell’Unione europea e intraprendendo consultazioni ad ampio raggio con gli Stati membri e le parti interessate sulle possibili misure per promuovere l’utilizzo della mediazione.

(5) L’obiettivo di garantire un migliore accesso alla giustizia, come parte della politica dell’Unione europea di istituire uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, dovrebbe comprendere l’accesso ai metodi giudiziali ed extragiudiziali di risoluzione delle controversie. La presente direttiva dovrebbe contribuire al corretto funzionamento del mercato interno, in particolare per quanto concerne la disponibilità dei servizi di mediazione.

(6) La mediazione può fornire una risoluzione extragiudiziale conveniente e rapida delle controversie in materia civile e commerciale attraverso procedure concepite in base alle esigenze delle parti. Gli accordi risultanti dalla mediazione hanno maggiori probabilità di essere rispettati volontariamente e preservano più facilmente una relazione amichevole e sostenibile tra le parti. Tali benefici diventano anche più evidenti nelle situazioni che mostrano elementi di portata transfrontaliera.

(7) Al fine di promuovere ulteriormente l’utilizzo della mediazione e per garantire che le parti che vi ricorrono possano fare affidamento su un contesto giuridico certo è necessario introdurre un quadro normativo che affronti, in particolare, gli elementi chiave della procedura civile.

(8) Le disposizioni della presente direttiva dovrebbero applicarsi soltanto alla mediazione nelle controversie transfrontaliere, ma nulla dovrebbe vietare agli Stati membri di applicare tali disposizioni anche ai procedimenti di mediazione interni.

(9) La presente direttiva non dovrebbe minimamente impedire l’utilizzazione di tecnologie moderne di comunicazione nei procedimenti di mediazione.

(10) La presente direttiva dovrebbe applicarsi ai procedimenti in cui due o più parti di una controversia transfrontaliera tentino esse stesse di raggiungere volontariamente una composizione amichevole della loro controversia con l’assistenza di un mediatore. Essa dovrebbe applicarsi in materia civile e commerciale, ma non ai diritti e agli obblighi su cui le parti non hanno la facoltà di decidere da sole in base alla pertinente legge applicabile. Tali diritti e obblighi sono particolarmente frequenti in materia di diritto di famiglia e del lavoro.

(11) La presente direttiva non dovrebbe applicarsi alle trattative precontrattuali o ai procedimenti di natura arbitrale quali talune forme di conciliazione dinanzi ad un organo giurisdizionale, i reclami dei consumatori, l’arbitrato e la valutazione di periti o i procedimenti gestiti da persone od organismi che emettono una raccomandazione formale, sia essa legalmente vincolante o meno, per la risoluzione della controversia.

(12) La presente direttiva dovrebbe applicarsi ai casi in cui un organo giurisdizionale deferisce le parti a una mediazione o in cui il diritto nazionale prescrive la mediazione. La presente direttiva dovrebbe inoltre applicarsi, per quanto un giudice possa agire come Mediatore ai sensi della legislazione nazionale, alla mediazione condotta da un giudice che non sia responsabile di un procedimento giudiziario relativo alla questione o alle questioni oggetto della controversia. Tuttavia, la presente direttiva non dovrebbe estendersi ai tentativi dell’organo giurisdizionale o del giudice chiamato a risolvere la controversia nel contesto del procedimento giudiziario concernente tale controversia, ovvero ai casi in cui l’organo giurisdizionale o il giudice adito richiedano l’assistenza o la consulenza di una persona competente.

(13) La mediazione di cui alla presente direttiva dovrebbe essere un procedimento di volontaria giurisdizione nel senso che le parti gestiscono esse stesse il procedimento e possono organizzarlo come desiderano e porvi fine in qualsiasi momento. Tuttavia, in virtù del diritto nazionale, l’organo giurisdizionale dovrebbe avere la possibilità di fissare un termine al processo di mediazione. Inoltre, l’organo giurisdizionale dovrebbe, se del caso, poter richiamare l’attenzione delle parti sulla possibilità di mediazione.

(14) La presente direttiva dovrebbe inoltre fare salva la legislazione nazionale che rende il ricorso alla mediazione obbligatorio oppure soggetto ad incentivi o sanzioni, purché tale legislazione non impedisca alle parti di esercitare il loro diritto di accesso al sistema giudiziario. Del pari, la presente direttiva non dovrebbe pregiudicare gli attuali sistemi di mediazione autoregolatori nella misura in cui essi trattano aspetti non coperti dalla presente direttiva.

(15) Ai fini della certezza del diritto, la presente direttiva dovrebbe indicare la data pertinente per determinare se una controversia che le parti tentano di risolvere con la mediazione sia una controversia transfrontaliera o meno. In mancanza di un accordo scritto, si dovrebbe ritenere che le parti concordino di ricorrere alla mediazione nel momento in cui intraprendono un’azione specifica per avviare il procedimento di mediazione.

(16) Al fine di garantire la fiducia reciproca necessaria in relazione alla riservatezza, all’effetto sui termini di decadenza e prescrizione nonché al riconoscimento e all’esecuzione degli accordi risultanti dalla mediazione, gli Stati membri dovrebbero incoraggiare, in qualsiasi modo essi ritengano appropriato, la formazione dei mediatori e l’introduzione di efficaci meccanismi di controllo della qualità in merito alla fornitura dei servizi di mediazione.

(17) Gli Stati membri dovrebbero definire tali meccanismi, che possono includere il ricorso a soluzioni basate sul mercato, e non dovrebbero essere tenuti a fornire alcun finanziamento al riguardo. I meccanismi dovrebbero essere volti a preservare la flessibilità del procedimento di mediazione e l’autonomia delle parti e a garantire che la mediazione sia condotta in un modo efficace, imparziale e competente. I mediatori dovrebbero essere a conoscenza dell’esistenza del codice europeo di condotta dei mediatori, che dovrebbe anche essere disponibile su Internet per il pubblico.

(18) Nell’ambito della protezione dei consumatori, la Commissione ha adottato una raccomandazione [3] che stabilisce i criteri minimi di qualità che gli organi extragiudiziali che partecipano alla risoluzione consensuale delle controversie in materia di consumo dovrebbero offrire agli utenti. Qualunque mediatore o organizzazione che rientri nell’ambito di applicazione di tale raccomandazione dovrebbe essere incoraggiato a rispettare i principi in essa contenuti. Allo scopo di agevolare la diffusione delle informazioni relative a tali organi, la Commissione dovrebbe predisporre una banca dati di modelli extragiudiziali di composizione delle controversie che secondo gli Stati membri rispettano i principi di tale raccomandazione.

(19) La mediazione non dovrebbe essere ritenuta un’alternativa deteriore al procedimento giudiziario nel senso che il rispetto degli accordi derivanti dalla mediazione dipenda dalla buona volontà delle parti. Gli Stati membri dovrebbero pertanto garantire che le parti di un accordo scritto risultante dalla mediazione possano chiedere che il contenuto dell’accordo sia reso esecutivo. Dovrebbe essere consentito a uno Stato membro di rifiutare di rendere esecutivo un accordo soltanto se il contenuto è in contrasto con il diritto del suddetto Stato membro, compreso il diritto internazionale privato, o se tale diritto non prevede la possibilità di rendere esecutivo il contenuto dell’accordo in questione. Ciò potrebbe verificarsi qualora l’obbligo contemplato nell’accordo non possa per sua natura essere reso esecutivo.

(20) Il contenuto di un accordo risultante dalla mediazione reso esecutivo in uno Stato membro dovrebbe essere riconosciuto e dichiarato esecutivo negli altri Stati membri in conformità della normativa comunitaria o nazionale applicabile, ad esempio in base al regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale [4], o al regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale [5].

(21) Il regolamento (CE) n. 2201/2003 prevede specificamente che, per essere esecutivi in un altro Stato membro, gli accordi fra le parti debbano essere esecutivi nello Stato membro in cui sono stati conclusi. Conseguentemente, se il contenuto di un accordo risultante dalla mediazione in materia di diritto di famiglia non è esecutivo nello Stato membro in cui l’accordo è stato concluso e in cui se ne chiede l’esecuzione, la presente direttiva non dovrebbe incoraggiare le parti ad aggirare la legge di tale Stato membro rendendo l’accordo in questione esecutivo in un altro Stato membro.

(22) La presente direttiva non dovrebbe incidere sulle norme vigenti negli Stati membri in materia di esecuzione di accordi risultanti da una mediazione.

(23) La riservatezza nei procedimenti di mediazione è importante e quindi la presente direttiva dovrebbe prevedere un grado minimo di compatibilità delle norme di procedura civile relative alla maniera di proteggere la riservatezza della mediazione in un successivo procedimento giudiziario o di arbitrato in materia civile e commerciale.

(24) Per incoraggiare le parti a ricorrere alla mediazione, gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché le loro norme relative ai termini di prescrizione o decadenza non impediscano alle parti di adire un organo giurisdizionale o di ricorrere all’arbitrato in caso di infruttuoso tentativo di mediazione. Gli Stati membri dovrebbero assicurarsi che ciò si verifichi anche se la presente direttiva non armonizza le norme nazionali relative ai termini di prescrizione e decadenza. Le disposizioni relative ai termini di prescrizione o decadenza negli accordi internazionali resi esecutivi negli Stati membri, ad esempio nella normativa in materia di trasporto, dovrebbero essere fatte salve dalla presente direttiva.

(25) Gli Stati membri dovrebbero incoraggiare la divulgazione al pubblico di informazioni su come contattare mediatori e organizzazioni che forniscono servizi di mediazione. Dovrebbero inoltre incoraggiare i professionisti del diritto a informare i loro clienti delle possibilità di mediazione.

(26) Conformemente al punto 34 dell’accordo interistituzionale “Legiferare meglio” [6] gli Stati membri sono incoraggiati a redigere e rendere pubblici, nell’interesse proprio e della Comunità, prospetti indicanti, per quanto possibile, la concordanza tra la presente direttiva e i provvedimenti di attuazione.

(27) La presente direttiva cerca di promuovere i diritti fondamentali e tiene conto dei principi riconosciuti in particolare dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

(28) Poiché l’obiettivo della presente direttiva non può essere realizzato in misura sufficiente dagli Stati membri e può dunque, a causa delle dimensioni o degli effetti dell’intervento, essere realizzato meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire, in base al principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 5 del trattato; la presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(29) A norma dell’articolo 3 del protocollo sulla posizione del Regno Unito e dell’Irlanda, allegato al trattato sull’Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea, il Regno Unito e l’Irlanda hanno notificato l’intenzione di partecipare all’adozione e all’applicazione della presente direttiva.

(30) A norma degli articoli 1 e 2 del protocollo sulla posizione della Danimarca, allegato al trattato sull’Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea, la Danimarca non partecipa all’adozione della presente direttiva e non è vincolata da essa, né è soggetta alla sua applicazione,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

Obiettivo e ambito di applicazione

1. La presente direttiva ha l’obiettivo di facilitare l’accesso alla risoluzione alternativa delle controversie e di promuovere la composizione amichevole delle medesime incoraggiando il ricorso alla mediazione e garantendo un’equilibrata relazione tra mediazione e procedimento giudiziario.

2. La presente direttiva si applica, nelle controversie transfrontaliere, in materia civile e commerciale tranne per i diritti e gli obblighi non riconosciuti alle parti dalla pertinente legge applicabile. Essa non si estende, in particolare, alla materia fiscale, doganale e amministrativa né alla responsabilità dello Stato per atti o omissioni nell’esercizio di pubblici poteri (acta iure imperii).

3. Nella presente direttiva per “Stato membro” si intendono gli Stati membri ad eccezione della Danimarca.

Articolo 2

Controversie transfrontaliere

1. Ai fini della presente direttiva per controversia transfrontaliera si intende una controversia in cui almeno una delle parti è domiciliata o risiede abitualmente in uno Stato membro diverso da quello di qualsiasi altra parte alla data in cui:

a) le parti concordano di ricorrere alla mediazione dopo il sorgere della controversia;

b) il ricorso alla mediazione è ordinato da un organo giurisdizionale;

c) l’obbligo di ricorrere alla mediazione sorge a norma del diritto nazionale; o

d) ai fini dell’articolo 5, un invito è rivolto alle parti.

2. In deroga al paragrafo 1, ai fini degli articoli 7 e 8 per controversia transfrontaliera si intende altresì una controversia in cui un procedimento giudiziario o di arbitrato risultante da una mediazione tra le parti è avviato in uno Stato membro diverso da quello in cui le parti erano domiciliate o risiedevano abitualmente alla data di cui al paragrafo 1, lettere a), b) o c).

3. Ai fini dei paragrafi 1 e 2, il domicilio è stabilito in conformità degli articoli 59 e 60 del regolamento (CE) n. 44/2001.

Articolo 3

Definizioni

Ai fini della presente direttiva si applicano le seguenti definizioni:

a) per “mediazione” si intende un procedimento strutturato, indipendentemente dalla denominazione, dove due o più parti di una controversia tentano esse stesse, su base volontaria, di raggiungere un accordo sulla risoluzione della medesima con l’assistenza di un mediatore. Tale procedimento può essere avviato dalle parti, suggerito od ordinato da un organo giurisdizionale o prescritto dal diritto di uno Stato membro.

Esso include la mediazione condotta da un giudice che non è responsabile di alcun procedimento giudiziario concernente la controversia in questione. Esso esclude i tentativi messi in atto dall’organo giurisdizionale o dal giudice aditi al fine di giungere ad una composizione della controversia in questione nell’ambito del procedimento giudiziario oggetto della medesima;

b) per “mediatore” si intende qualunque terzo cui è chiesto di condurre la mediazione in modo efficace, imparziale e competente, indipendentemente dalla denominazione o dalla professione di questo terzo nello Stato membro interessato e dalle modalità con cui è stato nominato o invitato a condurre la mediazione.

Articolo 4

Qualità della mediazione

1. Gli Stati membri incoraggiano in qualsiasi modo da essi ritenuto appropriato l’elaborazione di codici volontari di condotta da parte dei mediatori e delle organizzazioni che forniscono servizi di mediazione nonché l’ottemperanza ai medesimi, così come qualunque altro efficace meccanismo di controllo della qualità riguardante la fornitura di servizi di mediazione.

2. Gli Stati membri incoraggiano la formazione iniziale e successiva dei mediatori allo scopo di garantire che la mediazione sia gestita in maniera efficace, imparziale e competente in relazione alle parti.

Articolo 5

Ricorso alla mediazione

1. L’organo giurisdizionale investito di una causa può, se lo ritiene appropriato e tenuto conto di tutte le circostanze del caso, invitare le parti a ricorrere alla mediazione allo scopo di dirimere la controversia. Può altresì invitare le parti a partecipare ad una sessione informativa sul ricorso alla mediazione se tali sessioni hanno luogo e sono facilmente accessibili.

2. La presente direttiva lascia impregiudicata la legislazione nazionale che rende il ricorso alla mediazione obbligatorio oppure soggetto a incentivi o sanzioni, sia prima che dopo l’inizio del procedimento giudiziario, purché tale legislazione non impedisca alle parti di esercitare il diritto di accesso al sistema giudiziario.

Articolo 6

Esecutività degli accordi risultanti dalla mediazione

1. Gli Stati membri assicurano che le parti, o una di esse con l’esplicito consenso delle altre, abbiano la possibilità di chiedere che il contenuto di un accordo scritto risultante da una mediazione sia reso esecutivo. Il contenuto di tale accordo è reso esecutivo salvo se, nel caso in questione, il contenuto dell’accordo è contrario alla legge dello Stato membro in cui viene presentata la richiesta o se la legge di detto Stato membro non ne prevede l’esecutività.

2. Il contenuto dell’accordo può essere reso esecutivo in una sentenza, in una decisione o in un atto autentico da un organo giurisdizionale o da un’altra autorità competente in conformità del diritto dello Stato membro in cui è presentata la richiesta.

3. Gli Stati membri indicano alla Commissione gli organi giurisdizionali o le altre autorità competenti a ricevere le richieste conformemente ai paragrafi 1 e 2.

4. Nessuna disposizione del presente articolo pregiudica le norme applicabili al riconoscimento e all’esecuzione in un altro Stato membro di un accordo reso esecutivo in conformità del paragrafo 1.

Articolo 7

Riservatezza della mediazione

1. Poiché la mediazione deve avere luogo in modo da rispettare la riservatezza, gli Stati membri garantiscono che, a meno che le parti non decidano diversamente, né i mediatori né i soggetti coinvolti nell’amministrazione del procedimento di mediazione siano obbligati a testimoniare nel procedimento giudiziario o di arbitrato in materia civile e commerciale riguardo alle informazioni risultanti da un procedimento di mediazione o connesse con lo stesso, tranne nei casi in cui:

a) ciò sia necessario per superiori considerazioni di ordine pubblico dello Stato membro interessato, in particolare sia necessario per assicurare la protezione degli interessi superiori dei minori o per scongiurare un danno all’integrità fisica o psicologica di una persona; oppure

b) la comunicazione del contenuto dell’accordo risultante dalla mediazione sia necessaria ai fini dell’applicazione o dell’esecuzione di tale accordo.

2. Il paragrafo 1 non impedisce in alcun modo agli Stati membri di adottare misure più restrittive per tutelare la riservatezza della mediazione.

Articolo 8

Effetto della mediazione sui termini di prescrizione e decadenza

1. Gli Stati membri provvedono affinché alle parti che scelgono la mediazione nel tentativo di dirimere una controversia non sia successivamente impedito di avviare un procedimento giudiziario o di arbitrato in relazione a tale controversia per il fatto che durante il procedimento di mediazione siano scaduti i termini di prescrizione o decadenza.

2. Il paragrafo 1 lascia impregiudicate le disposizioni relative ai termini di prescrizione o decadenza previste dagli accordi internazionali di cui gli Stati membri sono parte.

Articolo 9

Informazioni al pubblico

Gli Stati membri incoraggiano, in qualsiasi modo ritengano appropriato, la divulgazione al pubblico, in particolare via Internet, di informazioni sulle modalità per contattare i mediatori e le organizzazioni che forniscono servizi di mediazione.

Articolo 10

Informazioni sugli organi giurisdizionali e sulle autorità competenti

La Commissione mette a disposizione del pubblico, tramite qualsiasi mezzo appropriato, le informazioni sugli organi giurisdizionali o sulle autorità competenti comunicate dagli Stati membri ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3.

Articolo 11

Revisione

Entro il 21 maggio 2016 la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo una relazione sull’attuazione della presente direttiva. La relazione esamina lo sviluppo della mediazione nell’Unione europea e l’impatto della presente direttiva negli Stati membri. Se del caso, la relazione è corredata di proposte di modifica della presente direttiva.

Articolo 12

Attuazione

1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva anteriormente al 21 maggio 2011, fatta eccezione per l’articolo 10, per il quale tale data è fissata al più tardi al 21 novembre 2010. Essi ne informano immediatamente la Commissione.

Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all’atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.

2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle principali disposizioni di diritto interno che essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 13

Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Articolo 14

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a Strasburgo, addì 21 maggio 2008.

Per il Parlamento europeo

Il presidente

H.-G. Pöttering

Per il Consiglio

Il presidente

J. Lenarčič

[1] GU C 286 del 17.11.2005, pag. 1.

[2] Parere del Parlamento europeo del 29 marzo 2007 (GU C 27 E del 31.1.2008, pag. 129), posizione comune del Consiglio del 28 febbraio 2008 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale) e posizione del Parlamento europeo del 23 aprile 2008 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale).

[3] Raccomandazione della Commissione 2001/310/CE, del 4 aprile 2001, sui principi applicabili agli organi extragiudiziali che partecipano alla risoluzione consensuale delle controversie in materia di consumo (GU L 109 del 19.4.2001, pag. 56).

[4] GU L 12 del 16.1.2001, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1791/2006 (GU L 363 del 20.12.2006, pag. 1).

[5] GU L 338 del 23.12.2003, pag. 1. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 2116/2004 (GU L 367 del 14.12.2004, pag. 1).

[6] GU C 321 del 31.12.2003, pag. 1.

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Il Parlamento e la lobby della Mediazione obbligatoria

enrico-gianni-letta-233359_tnChe le lobby hanno una influenza sui nostri parlamentari è evidente altrimenti non ci spieghiamo come mai escano dei provvedimenti che non sono affatto in favore della cittadinanza ma sono il frutto di pressioni che si esercitano addirittura fuori dalle stanze delle commissioni. Orbene, ho già scritto un post per aver saputo che il governo letta ha in agenda la mediazione obbligatoria (mediazione obbligatoria il governo letta a servizio delle lobby (clikka). Ebbene, credo che il fenomeno della mediazione obbligatoria sia un esempio ancora più incalzante. Se penso poi che la moglie di Angelino Alfano (fervente sostenitore della mediazione obbligatoria), l’avvocatessa Tiziana Miceli, appena introdotta la legge, e prima della pronuncia della Santa Corte Costituzionale che l’ha dichiarata illegittima, è corsa alla ADR (iscritta al n. 3 dell’albo nazionale dei mediatori) a fare il corso per diventare “mediatricessa” allora due più due fa quattro. Cosa dire occorre fare pressione e fare in modo che i parlamentari sappiano che li guardiamo a vista! Inviate ad ogni Parlamentare una mail per farglielo sapere e per chiedere di conoscere cosa ne pensano loro della mediazione obbligatoria, facciamoli uscire allo scoperto. Fino ad oggi mi hanno risposto solo due parlamentari del M5S: Angelo Tofalo ed Andrea Colletti che mi hanno dichiarato di essere contrari alla mediazione obbligatoria. Gli altri parlamentari che fanno hanno paura o sono stati comprati dalle lobby? la domanda sorge spontanea dopo aver visto il servizio delle  Iene.   

mediazione obbligatoria ricordiamoci di questi parlamentari

Di seguito il servizio allucinante delle iene da cui si evince che i parlamentari sarebbero addirittura comprati a suon di bigliettoni mensili!

Il servizio delle Iene sulle lobby in parlamento

di seguito gli indirizzi e-mail dei parlamentari mandate una mail anche voi …

amato_maria@camera.it;castricone_a@camera.it;dincecco_v@camera.it;ginoble_t@camera.it;gutgeld_i@camera.it;legnini_g@camera.it;melilla_g@camera.it;distefano_fabrizio@camera.it; piccone_f@camera.it;tancredi_p@camera.it;colletti_a@camera.it;delgrosso_d@camera.it; vacca_g@camera.it; battaglia_d@camera.it;bindi_r@camera.it;bruno_vincenza@camera.it;censore_b@camera.itcovello_s@camera.it;dattorre_a@camera.it;magorno_e@camera.it;oliverio_n@camera.it; stumpo_n@camera.it;bianchi_d@camera.it;galati_g@camera.it;santelli_j@camera.it; scopelliti_r@camera.it;cesa_l@camera.it;barbanti_s@camera.it;dieni_f@camera.it; nesci_d@camera.it;parentela_p@camera.it;aiello_f@camera.it;bruno_franco@camera.it;

agostini_roberta@camera.it;bossa_l@camera.it;

epifani_e@camera.it;impegno_l@camera.it;manfredi_massimiliano@camera.it;palma_g@camera.it;paolucci_m@camera.it;

 

piccolo_s@camera.it;piccolo_giorgio@camera.it;rostan_m@camera.it;tartaglione_a@camera.it; vaccaro_g@camera.it;valente_valeria@camera.it; migliore_g@camera.it;scotto_arturo@camera.it;

formisano_aniello@camera.it;alfano_g@camera.it;calabro_r@camera.it;castiello_g@camera.it; cesaro_l@camera.it;marotta_a@camera.it;

 

rotondi_g@camera.it;russo_p@camera.it; taglialatela_m@camera.it;cimmino_l@camera.it;buttiglione_r@camera.it;colonnese_v@camera.it; dimaio_luigi@camera.it;fico_r@camera.it;gallo_luigi@camera.it;micillo_s@camera.it; cirielli_e@camera.it;carfagna_m@camera.it;dalessandro_l@camera.it;degirolamo_n@camera.it; petrenga_g@camera.it;sarro_c@camera.it;attaguile_a@camera.it;cesaro_antimo@camera.it;dagostino_a@camera.it;demita_g@camera.it;giordano_silvia@camera.it;pisano_g@camera.it; sibilia_c@camera.it;tofalo_a@camera.it;amendola_vincenzo@camera.it; bonavitacola_f@camera.it;

 

capozzolo_s@camera.it;chaouki_k@camera.it;coccia_l@camera.it; delbasso_u@camera.it;famiglietti_l@camera.it;iannuzzi_b@camera.it;paris_v@camera.it;picierno_p@camera.it;rughetti_a@camera.it;valiante_s@camera.it;giordano_g@camera.it;ragosta_m@camera.it;savino_s@camera.it;fedriga_m@camera.it;gigli_g@camera.it;prodani_a@camera.it; rizzetto_w@camera.it;blazina_t@camera.it;brandolin_g@camera.it;coppola_p@camera.it; malisani_g@camera.it;rosato_e@camera.it;zanin_g@camera.it;pellegrino_s@camera.it; marguerettaz_r@camera.it;

 

biancofiore_m@camera.it;dellai_l@camera.it;fraccaro_r@camera.it;bressa_g@camera.it; gnecchi_m@camera.it;nicoletti_m@camera.it;kronbichler_f@camera.it;alfreider_d@camera.it; gebhard_r@camera.it;ottobre_m@camera.it;plangger_a@camera.it;schullian_m@camera.it; bersani_p@camera.it;carbone_e@camera.it;casati_e@camera.it;cimbro_e@camera.it;

civati_g@camera.it;cova_p@camera.it;fiano_e@camera.it;galli_giampaolo@camera.it;   gasparini_d@camera.it;giuliani_f@camera.it;laforgia_f@camera.it;malpezzi_s@camera.it; marzano_m@camera.it;mauri_m@camera.it;monaco_f@camera.it;

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squeri_l@camera.it;grimoldi_p@camera.it;rondini_m@camera.it;

corsaro_m@camera.it;borletti_i@camera.it;dambruoso_s@camera.it;librandi_g@camera.it;

carinelli_p@camera.it;caso_v@camera.itderosa_m@camera.it;distefano_manlio@camera.itpesco_d@camera.it;tripiedi_d@camera.it;

 

da Il Mattino Nazionale del 20.05.2013

ROMA – Chi sa qualcosa sui parlamentari pagati da multinazionali, come si afferma ne “Le Iene”, farebbe bene a denunciare questi comportamenti «gravissimi».
Lo afferma il presidente del Senato Pietro Grasso. «Io – aggiunge – mi adopererò per fornire agli inquirenti nel più breve tempo tutte le informazioni che riterranno utili alle indagini».

«Dalle anticipazioni giornalistiche in merito al servizio delle Iene su deputati e senatori che, nelle scorse legislature, sarebbero stati pagati da multinazionali per operare modifiche favorevoli ai disegni di legge in discussione – si legge in una nota di Palazzo Madama – emerge la denuncia di un comportamento che, se provato, sarebbe gravissimo». «Purtroppo – aggiunge – la natura di denuncia, anonima nella fonte e nei destinatari, rende difficile procedere all’accertamento della verità. Spero quindi che gli autori del servizio e il cittadino informato di fatti così gravi provvedano senza indugio a fare una regolare denuncia alla Procura, in modo da poter accertare natura e gravità dei fatti contestati». «Da parte mia – continua Grasso – assicuro che mi adopererò per fornire agli inquirenti nel più breve tempo tutte le informazioni che riterranno utili alle indagini».

«Giorni fa ho evidenziato l’esigenza di una legge che disciplini, in maniera chiara e trasparente, l’attività lobbistica che al momento, seppur sempre presente, si muove in maniera nascosta». Lo afferma il presidente del Senato Pietro Grasso commentando, in una nota, la notizia de ‘Le Ienè di parlamentari pagati da multinazionali.

«Ho dimostrato di considerare la lotta alla corruzione un’assoluta emergenza depositando, il mio primo giorno da senatore, un ddl con »Disposizioni in materia di corruzione, voto scambio, falso in bilancio e riciclaggio« , che martedì sarà preso in esame dalla Commissione Giustizia del Senato». Lo dice Pietro Grasso in una nota. «Spero che divenga presto legge dello Stato – aggiunge Grasso – e che si possa cogliere l’occasione per introdurre nel testo un reato specifico per il traffico di influenze illecite nell’attività parlamentare che renda più facile punire i comportamenti denunciati dal servizio televisivo».

Il Parlamento deformato

400px-Parlamento_Italiano_Giuramento_di_Giovanni_Leone
Un articolo apparso oggi (18.05.2013) su La Repubblica Nazionale da condividere in pieno, è assurdo che non si metta immediatamente mano alla riforma del porcellum. Ogni giorno che passa è un giorno perso ed i cittadini questo ormai l’hanno capito, continuando così questa gente verrà seppellita dagli eventi.
di GIANLUIGI PELLEGRINO
OGNI giorno che resta in vita il Porcellum è un giorno rubato alla democrazia. Ora è scolpito anche in una decisione della Corte suprema di Cassazione emessa in nome del popolo italiano. Ma gli alti giudici, nel provvedimento anticipato ieri da Liana Milella, hanno detto persino di più. L’attuale Parlamento è deformato nella sua composizione da una norma che nelle ultime elezioni ha dato i suoi frutti più velenosi. Il Pd e Sel non solo hanno avuto alla Camera un premio di maggioranza abnorme, ottenendo il 55 per cento dei seggi pur bocciati da più di due italiani su tre, ma poi si sono anche separati sciogliendo quella coalizione che avevapermesso di accedere al premio.
Con Sel che è andata all’opposizione non condividendo un governo che forse è di necessità, ma certamente è in frontale contrasto con il voto chiesto agli elettori. Berlusconi dovrebbe lamentarsene se avesse minimamente a cuore non solo la democrazia ma anche il suo stesso partito. Ma lui pensa solo a se stesso e il Porcellum resta il sistema più funzionale alla sua strategia di breve, medio e lungo periodo anche per il salvacondotto che potrebbe ottenere nella prossima legislatura.
I giudici inoltre non limitano la censura al premio di maggioranza, ma sottolineano come si esponga all’incostituzionalità anche la parte più intollerabile per il senso comune, le liste bloccate. E condannano espressamente la modifica del sistema per collegio previsto nel Mattarellum che invece garantisce il rispetto della Costituzione: elezione dei parlamentari “libera” e “diretta” da parte dei cittadini.
La Cassazione evidenzia ancora (con un specifico passaggio della motivazione) che un parlamento così deturpato nella sua composizione rischia di delegittimare anche la scelta delle autorità di garanzia che hanno funzioni e durata ben più ampie delle legislatura. La Corte ovviamente non cita condotte e circostanze ma il riferimento esplicito è alla elezione del Presidente della Repubblica, dei componenti della Consulta, del Csm e delle autorità indipendenti. Il Parlamento ha compiti troppo alti per poter continuare a convivere con vizi così clamorosi nella sua composizione, rifiutandosi pure di emendarli.
A questo punto non c’è più spazio per infingimenti e nemmeno per pezze a colori come quelle che ha da ultimo ipotizzato il governo dopo il ritiro in abbazia: e cioè limitare l’intervento urgente ad una minimale manutenzione del Porcellum inserendo semplicemente una soglia per il premio di maggioranza. Rinviando il resto a future riforme tutte di là da venire.
Sarebbe un grave arretramento persino rispetto agli impegni assunti da Letta nel suo discorso di insediamento. E oggi sarebbe una pecetta del tutto insufficiente anche a superare le obiezioni sollevate dalla Cassazione. Resteremmo clamorosamente esposti ad una censura della Consulta senza precedenti. Rinviare poi sarebbe insieme miopee in contrasto con specifiche direttive europee. Miope perché abrogare oggi il Porcellum darebbe al governo la legittimazione necessaria per poter fare quanto di difficile e utile serve, prima di tornare al voto. Al contrario sarebbe esiziale cedere alla tentazione di traccheggiare per tirare a campare.
Il Consiglio d’Europa del resto ha invitato espressamente a non cambiare le leggi elettorali troppo a ridosso del voto: rinviare ci esporrebbe così ad un’ulteriore censura comunitaria.
Per questo anche al Pd è chiesto qualcosa di più. Non basta proporre disegni di legge e poi farsi scudo del niet di Berlusconi, come avvenuto sullo scempio della concussione che inrealtà andava bene a tutti. Deve pretendere, il Pd, che il governo ripristini subito il Mattarellum anche con decreto legge e con tanto di voto di fiducia. Subito, con la stessa forza con cui Berlusconi ha preteso l’intervento sull’Imu. Altrimenti i democratici facciano sul punto blocco con i grillini senza se e senza ma.
Non è una delle cose da fare. Ma la precondizione di agibilità democratica del paese e di credibilità minima di forze politiche che vogliano dimostrare di avere a cuore, almeno un po’, l’interesse nazionale. E, a ben vedere, anche la loro stessa sopravvivenza.

Partiti e Movimenti. La Costituzione: Non un passo indietro!

images-1Quando sento parlare di riforme costituzionali mi viene il prurito, quando sento parlare  di nuove forme di democrazia ivi compresa quella di moda cd. partecipativa mi viene l’orticaria non vi dico cosa mi viene se sento parlare di webdemocrazia, che ho sintetizzato in un paradosso: test a risposta multipla da somministrare ad ogni cittadino Italiano prima del caffé, il cui risultato confluisce e viene elaborato da un grade “cervellonefratello” che sforna tante belle leggi volute, a questo punto, da tutti i cittadini che così potranno fare a meno del parlmento e della cd. rappresentanza indiretta! Di ciò si parla ancora di più quando un sistema economico/sociale/morale, come quello nostro, è in crisi. Tutti si sentono legittimati a distruggere l’immoralità ed a fare una azione di pulizia e quelli che alzano una voce fuori dal coro o semplicemente non sono della “stessa parte” sono considerati indistintamente collusi e responsabili dello sfascio. Io, invece, credo che nessuno è depositario né della verità né della moralità assoluta né della integrità morale.  Spero che le donne e gli uomini di buona volontà presenti nei partiti ed ancor di più nel M5S, oggi il primo partito in Italia, abbiano la forza di difendere sempre e comunque la libertà e la democrazia per come è stata voluta dai nostri padri per il semplice fatto che è l’unica che conosciamo. Sarà che sono condizionato dai miei studi di diritto costituzionale ma io non conosco una modalità diversa di democrazia da quella rappresentativa tracciata e voluta dai nostri padri costituenti! Ogni parola della costituzione al riguardo è stata scritta col sangue dei nostri concittadini, padri, madri, nonni e figli italiani. Ogni persona che si permette di criticarla di censurarla, da qualunque parte essa provenga, deve fare i conti con i nostri morti! Non un passo indietro! Il rappresentante del popolo italiano ha facoltà, diritti e doveri e mai nessun computer potrà sostituire l’essere umano che, con la sua coscienza, è chiamato a rappresentare i cittadini ed a loro a renderne conto! Per questo non sopporto quelli che, senza alcuna consapevolezza di quello che dicono, fanno affidamento sulla cd. “webdemocrazia o democrazia diretta” quasi che il parlamentare fosse un semplice strumento di trasmissione. La libertà di coscienza è  ciò che rende consapevole l’uomo delle sue responsabilità. Io non potrei mai votare una legge razziale, seppure proposta dal 100% degli italiani attraverso un canale web o in altro modo, sotto l’influenza di un grosso condizionamento collettivo! La libertà di coscienza dei parlamentari è un bene prezioso e quando sento parlare della modifica dell’art. 67 della Costituzione e, quindi, della abolizione della libertà di mandato del parlamentare, mi viene il vomito allo stesso modo di quando vendo seduti negli scranni delle assemblee elettive tipi come razzi, scilipoti, de gregorio, il trota o la minetti! Questo, però, non mi impedisce di difendere sempre e comunque la libertà di coscienza del rappresentante! Il bene è troppo prezioso e vale più di questi figuri! Allo stesso modo mi viene l’orticaria se sento parlare amici e compagni di un parlamento all’80 o al 100% M5S. Alle persone che si propongono come paladini della moralità ed agli amici e compagni a cui voglio bene, col cuore in mano, consiglio la lettura di Piero Calamandrei “La funzione parlamentare sotto il fascismo (clikka)”, sono 38 pagine di cui di seguito riporto le conclusioni ed alcuni passi, che in ogni caso non devono esimerVi dal leggere l’intero! Anche agli albori del Fascismo l’immoralità era dilagante è così è accaduto per il Nazismo (clikka) e quelli che si opponevano alle cd. riforme fasciste e naziste erano ritenuti dei collusi fautori della immoralità. Lo scritto mi sembra tremendamente attuale basta sostituire le parole fascismo/fascista/duce con altre più moderne come libertà di informazione/legge elettorale/conflitto di interessi /democrazia diretta/webdemocrazia/vincolo di mandato. Non un passo indietro!

Piero Calamandrei:

E qui, a cento anni di distanza dalla nascita del Parlamento piemontese, che diventò poi il primo Parlamento d’Italia, potrebbe venir voglia di chiedere se questo ventennio di progressivo oscuramento e poi di totale eclissi delle libertà politiche che si ebbe sotto il fascismo, si debba considerare come una interruzione e come un’aberrazione meramente negativa nella storia delle istituzioni parlamentari, quasi un periodo di smemoratezza e di follia alla fine del quale si riprende senza mutamenti il filo del ragionamento rimasto interrotto, o se viceversa esso possa esser considerato come una espressione, morbosa quanto si vuole e repugnante, ma tuttavia sintomatica ed ammonitrice, di cause profonde preesistenti, al fascismo; si potrebbe domandare, cioè, se il cedimento improvviso dello Stato liberale, che sul cammino della civiltà europea dà l’immagine di un abisso imprevedibile aperto dal crollo di un ponte tra due età, sia stato soltanto l’effetto fatale di una dittatura personale transitoria come una meteora, o non sia stato preparato a lunga scadenza e in un certo senso storicamente giustificato da interne debolezze del sistema parlamentare decaduto a parlamentarismo, dalla cronica instabilità dei governi, dalla invadenza dei partiti, dal vaniloquio delle assemblee e dalla loro inettitudine al lavoro legislativo minuzioso e preciso, dalla mancanza di una maggioranza omogenea e riso- luta e di una opposizione competente e costruttiva; e forse anche da ragioni più remote e più generali, di carattere sociale ed economico, e sopra tutto morale. Qualcuno potrebbe anche sentirsi spinto a guardare più vicino a sé, a queste nostre istituzioni parlamentari, come sono state restaurate e rinvigorite (quasi per celebrare coi fatti più che colle parole il loro centenario) nella Repubblica: ed a fare una specie di esame di coscienza, per trarre dalla dolorosa esperienza ventennale qualche prezioso ammonimento che serva a difenderle e a farle sempre più grandi e rispettate nell’avvenire. Se il ventennio fascista potesse servire a evitare di ricader negli stessi errori che lo prepararono, anche questa catastrofe (come qualcuno dice che sempre accada nella storia) potrebbe essere stata, alla fine, fonte di bene.

PIERO CALAMANDREI

Estratto:

Il sistema del «partito politico unico» è inconciliabile col sistema parlamentare, la cui molla è l’opposizione basata sulla pluralità dei partiti: ciò fu riconosciuto anche dai più seri costituzionalisti del tempo, uno dei quali osservò (2) che sotto il regime del partito unico « è costituzionalmente impossibile parlare di un controllo politico delle Camere «sul governo e di una responsabilità politica del governo verso le Camere. Queste, nell’esercizio delle loro attribuzioni, possono « ormai fare opera solo di collaborazione». (E forse anche parlar di «collaborazione» era troppo audace: sarebbe stato più esatto parlar di sottomissione e di acclamazione).

Il Gran Consiglio, costituito fino dall’ottobre del 1922 come organo supremo del partito fascista, entrò colla legge del 1928 a far parte dell’ordinamento costituzionale italiano, come «organo supremo, che coordina e integra tutte le attività del regime sorto «dalla rivoluzione dell’ottobre 1922 » (art. 1). Così, da organo di partito diventò organo di Stato; ma in realtà, anche dopo questo suo riconoscimento costituzionale, mantenne fisionomia bifronte e funzione ambigua (1)….. Fu, si potrebbe dire, l’organo attraverso il quale il turbolento illegalismo del partito continuava ufficialmente a ricattare la legalità (1): e le sue sessioni ostentarono sempre, anche quando discuteva di affari d’ordinaria amministrazione, un certo cupo tono giacobino da comitato di salute pubblica. …. Il numero dei deputati fu ridotto a quattrocento per tutto il Regno, formante il «collegio unico nazionale », con una sola lista (art. 44, t. u.). Agli elettori fu tolta ogni facoltà di scegliere i candidati, che fu trasferita agli organi sindacali e al Gran Consiglio. La scelta doveva avvenire in due tempi: in un primo tempo erano chiamate le grandi associazioni sindacali giuridicamente riconosciute a proporre candidati in numero doppio a quello dei deputati da eleggere (art. 47-57, t. u.); in un secondo tempo il Gran Consiglio doveva formare la lista dei quattrocento «deputati designati», scegliendoli liberamente nell’elenco dei candidati ed anche fuori di esso, qualora lo ritenesse necessario (art. 52, t. u.). La lista dei deputati designati dal Gran Consiglio, «munita del segno del Fascio littorio », era pubblicata ed affissa in tutti i Comuni. Là votazione doveva avvenire con un sì o con un no, su questa sola lista ammessa (art. 53); e il voto si doveva esprimere collo scegliere nel segreto della cabina tra due schede che il seggio elettorale consegnava ad ogni votante: la scheda tricolore per il sì e la scheda bianca per il no (art. 72).

Non c’è bisogno di lungo commento per spiegare a quale ridicola formalità fossero ridotte con questo sistema le cosiddette elezioni. La scelta dei candidati era rimessa in seconda istanza al Gran Consiglio, ossia, in sostanza, al partito ed al beneplacito del suo capo: il candidato incluso nella lista poteva senz’altro, per questo, considerarsi eletto (tant’è vero che la legge, per gli inclusi nella lista, non parlava più di « candidati, ma di « deputati designati»). Gli elettori erano soltanto chiamati ad approvare in blocco la lista dei deputati scelti dal governo, senza facoltà di apportarvi alcuna variante.

Si trattava dunque di un plebiscito, non di una votazione elettorale (1): il popolo non era chiamato a scegliere i propri rappresentanti, ma ad esprimere in massa non tanto la propria ratifica alla scelta fatta d’autorità, quanto il proprio devoto attaccamento al duce del fascismo ed alla sua politica. Queste cosiddette elezioni dovevano riprodurre in scala nazionale il rito di quei «colloqui colla folla », che in quegli anni ogni tanto risuonavano sulle fortunate piazze d’Italia: nei quali alle concitate domande che l’arringatore rivolgeva alla moltitudine acclamante, non accadeva mai che questa rispondesse di no. Difatti, alla vigilia delle elezioni del 1929, nessuno mai dubitò che l’esito delle medesime sarebbe stato trionfale e che l’unica lista in lizza avrebbe sicuramente sbaragliato quelle avversarie, che non esistevano.

… il capo del governo, nel suo discorso del 9 dicembre 1928 con cui chiuse, alla Camera, la X X V I I legislatura: «Se la Camera, che sta per chiudere oggi i suoi lavori, è stata, «dal punto di, vista numerico, dell’85 per cento fascista, la Camera « che si riunirà qui la prima volta il 20 aprile, sabato, dell’anno VII, « sarà una Camera fascista al cento per cento. E saranno quattrocento fascisti regolarmente iscritti al Partito».

Furono pochissime, specialmente nelle campagne, le sezioni elettorali in cui agli elettori fu consentito di entrare in cabina per fare in segreto la scelta della scheda; in molti luoghi gli stessi elettori, a scanso di guai peggiori, preferirono rifiutarsi di entrare in cabina, per sventolare di fronte al seggio composto di vigili camicie nere, prima di metterla nell’urna, la scheda tricolore documento della loro fedeltà. E poi le schede di Stato erano state opportunamente truccate in modo che, anche quando erano chiuse, si poteva vedere dal di fuori per trasparenza se dentro c’era il bianco o il tricolore: e quegli elettori, che, ignari del trucco, avevan creduto di poter senza pericolo scegliere nel segreto della cabina e poi consegnare ben chiusa al seggio la scheda bianca, avevano poi la brutta sorpresa di trovare sulla porta della sezione gli squadristi addetti a infliggere agli indisciplinati la regolare bastonatura.

Anche nelle grandi città, dove le forme furono più rispettate, avvennero episodi del genere: a Firenze, per esempio, quando, la sera delle elezioni, il segretario federale del tempo annunciò da un balcone la grande vittoria elettorale della giornata, non ebbe scrupolo di denunciare ufficialmente al disprezzo della folla un elenco di «intellettuali antifascisti» che avevano votato scheda bianca. E quegli ingenui, che avevano avuto la dabbenaggine di credere alla legge in cui era scritto che il voto era segreto, dovettero mettersi in salvo per non esser massacrati.

… i deputati, quantunque nominati dalle gerarchie del partito, avevano bisogno per entrare in funzione di una sia pur soltanto simbolica « approvazione » degli elettori, in virtù della quale qualcuno poteva continuare a credere che fossero ancora i loro rappresentanti; e c’era da temere che le garanzie parlamentari di cui continuavano a godere potessero risvegliare in testa a qualcuno di essi velleità di indipendenza; lo stesso nome di «deputati » era sospetto, perché pareva un richiamo alla superata idea del mandato parlamentare. Il ciclo fu concluso colla legge del 19 gennaio 1939, n. 129, il cui articolo 1 così testualmente dispose: «La Camera dei deputati «è soppressa con la fine della X X I X legislatura. È istituita, in sua «vece, la Camera dei fasci e delle corporazioni ». I componenti di questa nuova Camera, che si chiamarono non più deputati, ma «consiglieri nazionali», non ebbero più bisogno di essere scelti: non solo fu abolita per la loro nomina qualsiasi forma, anche puramente simbolica, di consultazione popolare, ma fu escogitato un sistema che rendeva superflua una apposita designazione individuale, in quanto furono chiamati a far parte di quella Camera, ope legis e ratione muneris, tutti coloro che già rivestivano nelle gerarchie del partito e delle corporazioni determinate cariche (1): il solo fatto di ricoprir quegli unici (di componenti del Consiglio nazionale del partito fascista, o di componenti del Consiglio nazionale delle corporazioni: art. 3) produceva automaticamente, di diritto, l’appartenenza alla Camera dei fasci e delle corporazioni. La qualità di consigliere nazionale era in questo modo attaccata, come i doni dell’Epifania, alla poltrona di determinati uffici politici e corporativi; si acquistava con essi e con essi si perdeva (art. 8: «I consiglieri nazionali decadono dalla carica col decadere «dalla funzione esercitata nei Consigli che concorrono a formare «la Camera dei fasci e delle corporazioni»). Con questo sistema il capo del governo, non solo era sicuro di avere ai suoi ordini un consesso di persone disciplinate e ligie (erano gente che egli aveva già scelto in precedenza per metterle ai posti gerarchici del partito e delle corporazioni), ma aveva altresì in mano il mezzo legale per espellere immediatamente dalla Camera qualsiasi sconsigliato che venisse meno al suo dovere di assoluta obbedienza: perché, col revocarlo dalla carica politica o amministrativa che ricopriva nel partito o nelle corporazioni, veniva insieme a togliergli di sotto il seggio di consigliere nazionale (così non c’era pericolo che quei consiglieri facessero movimenti bruschi: rattenevano il fiato, per la paura che quel seggio vacillasse).

Fuoco su Napoli

download“Fuoco su Napoli” è un romanzo apocalittico di Ruggiero Cappuccio a cui ho pensato col crollo del fabbricato alla Riviera di Chiaia e l’incendio della Città della Scienza. Questi ultimi due giorni mi hanno aperto una ferita profonda nello stomaco. Sono arrabbiato e sento di sentire la stessa rabbia che hanno i miei compagni del gruppo consiliare Carlo Iannello e Simona Molisso. E’ una rabbia sorda che non vuole sentire ragioni. Napoli dovrebbe essere il traino per tutto il mezzogiorno e giochi di potere economico e politico la stanno strangolando. L’aria manca ai cittadini, ma ancora di più ai tanti dipendenti della Napoli Sociale (partecipata dal Comune) che campano senza stipendio per mesi. L’aria manca ai dipendenti dell’Azienda di Mobilità che a fine mese non sanno se arriverà lo stipendio o se potranno uscire con i mezzi forniti di gasolio. L’aria manca ai cittadini che ci chiedono di otturare le buche (dovrebbe essere una cosa semplice) e l’aria manca a noi che sentiamo il dovere di dare delle risposte! E’ necessario che si pongano immediatamente i nodi sul tavolo e si taglino una volta per tutte, spiegando alla città cosa sta accadendo. Occorre spiegare alla città che il governo attuale (perché oggi c’è un governo che di qui a poco se le cose non cambiano lo si dovrà ritenere voluto da tutte le forze politiche compreso il M5S) ci costringe a fare una politica per la quale il pubblico potrà dare sempre meno. Occorre spiegare ai cittadini che un governo in questo paese ci dovrà pure essere che si assuma la responsabilità verso i napoletani che, comunque, hanno espresso dei loro rappresentanti in parlamento e che non se ne fregano un fico secco se si debba dare prima o dopo la fiducia ad un governo, ma vogliono che i loro rappresentanti una volta eletti amministrino e adempino al mandato elettorale attuando ciò che hanno promesso in campagna elettorale. I cittadini sentono solo che gli manca l’aria e non capiscono nulla del perché un “comico” (è così che la stampa definisce il leader del M5S) non faccia in modo che si crei un governo su progetti condivisi e necessari per il paese, pretendendo che quegli stessi punti messi a base del suo programma elettorale li voti qualcun altro, per non perdere la “verginità”! Punti per i quali hanno chiesto il voto e sono stati eletti 160 nuovi parlamentari che si dichiarano essere dipendenti dei cittadini italiani. Ebbene, la rabbia che questa volta si è sfogata nella scheda elettorale, oggi chiede risposte immediate. E se il concetto di parlamentare dipendente dei cittadini vale, allora il dipendente non potrà non votare la fiducia ad una governo che dichiara e si impegna ad attuare i punti del programma elettorale per il quale sono stati chiesti i voti dal parlamentare che si è candidato ed è stato eletto. Lo dico ancora una volta Napoli non può aspettare!

Il risultato elettorale. Occorre un patto per Napoli

La politica delle pecore in parlamento

imagesListe fatte all’occorrenza della campagna elettorale con gente che non si conosce e che non ha alcuna formazione né amministrativa né politica e che spesso non ha manco l’idea di cosa si andrà a fare in parlamento. I partiti si ricordano dei cittadini e dell’elettorato attivo solo al momento delle elezioni. Nessun partito, nonostante tutti i milioni che hanno in cassa (sui soldi ai partiti clikka), ha mai seriamente pensato di mettere in piedi una vera e propria scuola di formazione politica/amministrativa ed il motivo credo sia chiaro! I partiti se avviassero corsi di formazione poi si troverebbero dei giovani che in grado di scalzare quelli che stanno davanti. Come al solito tenere nell’ignoranza il popolo serve a governarlo ad uso e consumo di questo o quel gruppo di potere. In Germania, ricordo sempre, un ministro per aver copiato una tesi di dottorato è stato cacciato perché alle sue spalle immagino ci siano tanti altri giovani e meno giovani pronti a prenderne il posto dell’indegno, giovani che scalpitano per mettersi alla prova e per rendere al paese il loro servizio. Ai tanti candidati al parlamento, vecchi e nuovi, mi verrebbe da chiedergli cosa sanno dell’autodichia, cosa sanno di come funzionano le camere, cosa sanno del bicameralismo perfetto, se hanno mai letto una legge e se ci hanno mai capito qualcosa con i tanti rinvii in essa convenuta, cosa sanno della legge finanziaria e del bilancio dello stato, cosa sanno dell’architettura costituzionale del nostro paese …. La verità è che si preferisce l’ignoranza perché così il pastore potrà governare le pecore nei recinti delle assemblee elettive, dicendo loro vota si o vota no, solo che spesso manco il pastore è in grado di capire, perché si debba votare si o perché si debba votare no, perché i si ed i no nascono dai grumi di potere; dai quei poteri forti che tutti dichiarano di voler abbattere ma che poi foraggiano i partiti. La cosa che mi lascia poi perplesso e che spesso le pecore vogliono rimanere pecore, perché quando pure spieghi a queste simpatiche bestiole, nei minimi dettagli il perché si dovrebbe, per l’interesse pubblico, votare diversamente da quello che il “pastore inconsapevole” suggerisce, le pecore anziché ringraziarti per aver aperto loro gli occhi, si incazzano e spesso sono pecore incazzate ed avvilite perché dovranno votare mordendosi la coscienza (se sensibili, ma questo non accade spesso), di dover fare un torto ai cittadini. Ovviamente mi scuso con le pecore che poverine nel gregge fanno il loro mestiere, ma alle pecore purtroppo è aggrappato il nostro destino e sopratutto quello dei nostri figli … Questo post lo dedico a tutte le pecore del mondo delle assemblee elettive …

Se non vogliamo le pecore allora occorre partecipare alla Scuola di politica e di amministrazione (clikka)

Liste e listarelle: La fragilità del nostro sistema politico

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219 loghi di altrettanti partiti, liste e listarelle di persone che si candidano alla guida del paese con nomi strampalati: “basta tasse”, “potere ai cittadini”, “liberi da equitalia” etc …. tra l’altro una fila per il deposito dei loghi al Viminale che ha del ridicolo ed è indegna per un paese civile. Oggi (14.01.2013), inoltre, leggo su La Repubblica che ci sarebbe una manovra di berlusconi che avrebbe incentivato la proliferazione delle liste a lui collegate (circa 13) in ragione di uno studio fatto dai suoi “esperti” in materia elettorale. Il disgusto è veramente tanto, non riesco a capire come sia possibile che si consenta un tale oltraggio alla intelligenza dei Cittadini Italiani che si vedono una sfilza di 219 simboli che non contribuiranno certo a fare chiarezza. Liste che non hanno alle spalle nessun ragionamento politico! Una vera e propria presa per i fondelli con un  sistema maggioritario che avrebbe dovuto contribuire a creare due/tre blocchi o filoni di pensiero politico. Queste elezioni dovrebbero dare una stoccata al vecchio ed invece vedo che sarà difficile evitare la restaurazione della monarchia partitica dei soliti noti tranne qualche eccezione forse. I candidati, inoltre, salvo rare eccezioni sono esentati da qualsivoglia campagna elettorale e pur volendomi documentare neppure riuscirei a capire quali saranno i meriti di coloro che aspirano a sedere nel cd. tempio della democrazia. Questi, non li vedevi prima per strada né li vedi oggi che dovrebbero forse venirti a chieder il voto!! Politica dagli effetti speciali dove a bella mostra si espongono campioni dello sport o giornalisti, le soubrette pare non vadano più tanto di moda dopo la minetti e le olgettine. Ma saranno in grado queste persone di leggere un disegno di legge o di redigerlo, o di discutere di temi importanti per il nostro paese? Saranno in grado di capire dove stiamo andando? Sapranno capire che la crisi economica che stiamo vivendo oggi ci pone il problema delle esternalizzazioni sfrenate negli enti locali che saranno ridotti a fare i soli certificati di residenza? Sapranno queste persone discutere della necessità che il pubblico sia efficiente e che la eliminazione degli sprechi potrebbe farci pensare che lo sfruttamento delle risorse pubbliche fatto dal pubblico è una maggiore garanzia di redistribuzione? Io in tutte le cd. privatizzazioni ci ho visto solo ed esclusivamente un ottimo affare per gli amici degli amici e non per i cittadini. Mi farebbe piacere conoscere i campioni messi in lista per capire se con questi forse non sia più indicato farci una partita di calcetto piuttosto che un ragionamento politico. Venti anni di politica/spettacolo sono difficile da estirpare e gli effetti speciali sono diventati una specialità dei partiti che dismettendo il loro principale compito di formazione ed informazione sono diventati veri e propri centri di produzione cinematografica dove la fantasia di Cetto la qualunque diventa realtà

Primarie del PD all’insegna del rinnovamento? Non se ne parla proprio!

iervolino

Per come si sta profilando lo scenario delle politiche non si capisce nulla, ma una cosa è certa queste prossime politiche se non vogliamo regalare il paese a Grillo (che pure è una scelta) bisogna guardare con attenzione alla composizione delle liste. Il PD dalle primarie è uscito rafforzato ed adesso vanno tutti all’attacco. Si ricompongono i BIG stantii ed ammuffiti. I candidati spero abbiano caratteristiche assolutamente indipendenti da ciò che hanno rappresentato le amministrazioni di sinistra passate e crollate innanzi alle note primarie scandalo a sindaco di napoli ed al commissariamento del partito. Mi rifiuto però di pensare che il cambiamento possa passare per la nomenclatura che nella sua spina dorsale ha un cancro da estirpare. Il nuovo che, sono consapevole, non è sempre meglio del vecchio non si vede neppure all’orizzonte. I corazzieri del PD si stanno assestando nelle prime file. Cercare di condizionare questo scenario è un impresa da titani ed occorre una forza popolare consistente per poter convincere i vertici a cambiare rotta perché quella intrapresa è quella della costaconcordia e di questo passo non mi meraviglierei se tra i candidati del PD fosse incluso anche il comandante Schettino.

Da Il Mattono di oggi 16.12.2012

Adolfo Pappalardo
Il regolamento per le primarie dovrebbe ufficializzarlo solo domani sera a Roma, dopo la riunione, in mattinata, con i segretari regionali. Ma la corsa è già iniziata. Come? Con la raccolta delle firme necessarie a scendere in campo. Il 29 e 30 dicembre quasi sicuramente. Firme e incompatibilità per evitare un eccessivo affollamento di chi vuole cimentarsi: perché sarebbe impensabile che gli elettori di centrosinistra (quelli già iscritti alle primarie nazionali) si trovino a dover scegliere tra una rosa di oltre un centinaio di nomi. Troppi. E, quindi, sono allo studio due paletti: le firme e le incandidabilità. Allo studio infatti è prevista una soglia abbastanza alta per poter scendere in campo: il 3 o anche il 5 per cento degli iscritti democrat della circoscrizione di Camera o Senato. Cinquecento firme all’incirca per gli aspiranti onorevoli napoletani. E alcuni stanno già iniziando a raccoglierle. Ma chi può scendere in campo? In teoria tutti ma per circoscrivere ancora di più il campo dovrebbe essere prevista una sorta di incandidabilità alla selezione per chi attualmente ricopre la carica di sindaco, consigliere regionale o europarlamentare. Deroghe sì ma a deciderle sarà direttamente la direzione nazionale del partito. Norme ancora da limare e mettere nero su bianco ma necessarie per evitare di dover stampare schede con un centinaio di nomi per collegio (Senato, Campania 1 e Campania 2). L’obiettivo è quello di arrivare a non più di 70 nomi su cui l’elettore democrat della circoscrizione esprimerà una preferenza (ancora allo studio se potrà metterne due ma per forza uomo-donna).
Da qui la composizione della scheda per le politiche che, escluso un cappello che sarà prerogativa del segretario nazionale, sarà composta, a scalare, da chi sarà riuscito a guadagnare più preferenze. Che poi non sarà certo una passeggiata: nel napoletano gli aspiranti onorevoli potranno contare sui poco più di 90mila elettori delle primarie del 2 dicembre. Gara aperta tra uscenti che scalpitano e aspiranti nuovi parlamentari. Partendo da quest’ultimi sono diversi. Oltre agli ex sindaci Cuomo e Iervolino (dimissionari proprio per scendere in campo) c’è una pattuglia di ben 4 consiglieri regionali: il capogruppo Del Basso De Caro (appena passato dall’area dem a quella di Letta), l’ex Russo, D’Amelio, Amato e Caputo. Per un posto in lista ci sono anche Ciro Cacciola, presidente del comitato Bersani, e Massimo Paolucci, l’ex sub commissario per i rifiuti, dato nelle ultime ore come attivissimo per guadagnarsi un posto al sole. Mentre i renziani si vedranno domani sera per discutere il o i nomi da mettere in campo. Si ragiona su un volto nuovo (magari una donna) e non usurato o altrimenti il passo potrebbe farlo Alfredo Mazzei, capo del comitato del sindaco di Firenze ed ex tesoriere pd.
Intanto, come annunciato da tempo, i democratici campani guadagnano altri due consiglieri regionali. Sono gli ex dipietristi Nicola Marrazzo ed Eduardo Giordano approdati per ora con i moderati-pd di Giacomo Portas.

Uno schiaffo in faccia alla dignità dei cittadini

maiali

Maiali perché questi animali che stimo ed apprezzo mangiano tutto senza chiedersi perché e senza faresi troppe domande. Questa è l’immagine che mi è venuta in mente mentre leggevo l’articolo che vi incollo sotto. Il tema sono i soldi pubblici che sono riservate ai gruppi consiliari per il loro funzionamento. Quelli della regione Lombardia diciamo sono diverse centinaia di migliaia di euro e si ripete la storia come alla regione Lazio ma sono convinto che se si mettessero le mani in tutti i consigli regionali e comunali si scoprirebbe la stessa cosa. La stessa cosa accade anche per i soldi pubblici riservati al funzionamento dei gruppi parlamentari! Maiali ancora Maiali che mangiano e che rappresentano uno schiaffo in faccia ai milioni di cittadini che faticano ad arrivare alla fine del mese!!! Leggete e vedrete vi farà lo stesso effetto. Conoscere per difendersi e per fare pulizia. Non ci si può certo fidare di quelli che fino ad oggi hanno mangiato come maiali ….

sull’argomento: l’utopia della politica ed i costi dei politicantiMaiali al pascolo

Dal Corsera di oggi 15.12.2012

Gelati, lecca-lecca, iPad Le spese caricate sul bilancio «Pagata una festa di nozze»

MILANO — Senza regole e, più ancora, senza stile. L’assalto alle note spese rimborsate «per il funzionamento dei gruppi» del consiglio della Regione Lombardia, infatti, visto con le lenti degli scontrini costati ieri 22 inviti a comparire per peculato ad altrettanti consiglieri di Pdl e Lega, nemmeno pulsa della ribalda “nobiltà” di illustri predecessori che nel Lazio si erano fatti la villa o avevano acquistato il Suv con i soldi dei cittadini: qui al Pirellone c’è solo gente che, pur guadagnando almeno 9.000 euro netti al mese di stipendio comprensivo di diaria, e pur essendo già dotata di telefoni e computer gratis, con gli ulteriori fondi pubblici «per il funzionamento del gruppo consiliare» si fa rimborsare il cono gelato da 1 euro e 50, il lecca-lecca, l’ovetto-Kinder e una clessidra; compra la salsiccia dal macellaio, va dal panettiere, segna uno dietro l’altro a distanza di pochi minuti i caffè con brioche da 1 euro e 60 al bar, beve una birra al pub; acquista in tabaccheria blocchi di «gratta e vinci», mette in lista un farmaco e il relativo ticket da 21 euro, e a Capodanno accolla ai contribuenti i fuochi d’artificio.

Tartufi e ostriche
Perfino le trasgressioni culinarie sono un po’ da filmetto di serie B. Come nei «due coperti» da 127 euro di ostriche rimborsati al leghista Pierluigi Toscani. O come il pasto al ristorante «il Baretto al Baglioni» il 23 ottobre 2010 che l’ex presidente leghista del consiglio regionale Davide Boni qualifica «spesa di rappresentanza» nei «rapporti consiglio-giunta e nuova sede con il Sottosegretario Expo 2015», consumando 30 grammi di tartufo per 180 euro su 644 di conto. Il tartufo deve essere una passione: Giorgio Pozzi si fa rimborsare una cena «con rappresentanti dell’imprenditoria locale» il 23 dicembre 2010 sempre al «Baretto» dove, su un conto di 3.320 euro, 200 sono di vini, 400 di champagne e ben 882 di tartufi in un «privé» il cui utilizzo costa da solo 150 euro.
Sushi e ospitalità
Quando a saldare i conti è indirettamente il contribuente, diventa più facile largheggiare in generosità: sempre Pozzi, ad esempio, ottiene il rimborso di 5.500 euro spesi al ristorante «Il Gatto Nero» di Cernobbio il 30 luglio 2010 per una «cena istituzionale con operatori e imprenditori locali» offerta a 55 persone. Alessandro Colucci oscilla invece tra gli arancini da 5 euro e il sushi da 127 euro per due coperti al ristorante «Nobu Armani».
I taxi, il Natale, Parigi
Del resto la madre di tutte le ambiguità è il concetto in sé di «materiale di rappresentanza», tipo quello che Boni compra per 11.164 euro a Napoli tra il 28 e il 30 dicembre 2010: 75 cravatte in seta, 3 sciarpe in cashmere, 7 foulard in seta. Per definizione, nulla è più di «rappresentanza» come le colazioni e le cene al ristorante, che insieme a una marea di taxi sono la voce più ricorrente e corposa nei rimborsi ritenuti dubbi dagli uomini della GdF milanese che con i pm Robledo-Filippini-D’Alessio già avevano indagato sul finanziamento pubblico alla Lega e prima ancora sui derivati del Comune di Milano. L’ex assessore Buscemi, ad esempio, al ristorante milanese «A Riccione» sostiene «spese di rappresentanza» per 380 euro proprio alla viglia di Natale, 24 dicembre 2009, e per 695 euro proprio l’ultimo dell’anno, 31 dicembre 2009.
Altre volte Buscemi qualifica come «spese di rappresentanza» il ritiro di pietanze da asporto presso ristoranti giapponesi e cinesi. E quando un evento legato all’Expo propizia un soggiorno istituzionale a Parigi, all’«Hotel Park Hyatt» paga 638 euro con carta di credito della Regione anche se dalla fattura dell’albergo sembrerebbe che i servizi ricettivi siano stati offerti a «2 persone».
Matrimonio
Tante cose potranno forse essere chiarite, e certo ce n’è parecchie da mettere a fuoco. Il capogruppo leghista Stefano Galli, ad esempio, che il 5 marzo 2009 mette in lista 8 euro per la ricarica di una penna, sostiene il 16 giugno 2010 al Ristorante «Toscano» una asserita spesa «di funzionamento» del gruppo anche se il ristoratore, interrogato come teste, ha affermato che quella spesa, 6.180 euro per 103 coperti, riguardava di certo un matrimonio.
Ovetti e Mignottocrazia
L’orizzonte degli scontrini è il più vario. Alessandro Marelli, pur non disdegnando di acquistare pc e cellulari, esibisce 4 euro per una birra spina media al pub e 9,90 euro per un tubetto di ovetti Kinder con sorpresa, e si fa rimborsare le sigarette e persino i coni gelato come Pierluigi Toscani, che non manca 752 euro di cartucce e non disdegna i tagliandi «win for live». Nicole Minetti sceglie invece di spaziare dagli 899 euro per l’iPhone5 ai 27 euro per «barattoli di sabbia in vetro giallo», dagli 832 auro di «consumazioni» all’Hotel Principe di Savoia ai pochi euro per una crema da viso. Ed è al gruppo consiliare pdl che l’imputata nel processo Ruby accolla i 16 euro spesi per comprare il libro «Mignottocrazia» scritto da Paolo Guzzanti.
«Si può vivere così?»
Ciascuno ha le sue predilezioni. Angelo Giammario (114mila euro contestati sul 2008-2012, più di lui solo il capogruppo pdl Paolo Valentini con 118.000) suole affittare un’auto con conducente da Basiglio a Milano. Cesare Bossetti, intestatario del rimborso della tazzina di caffè al bar come del farmaco da 21 euro, ricorre alle spese di funzionamento del gruppo per 14 cornici per 672 euro il 2 agosto 2010, e per altre 8 cornici il 7 luglio per 384 euro. Giulio Boscagli, il cognato di Formigoni, compra tre iPad per 2.626 euro. E mentre Roberto Pedretti si fa rimborsare 960 euro per un ingrandimento fotografico, per il suo collega Marcello Raimondi, che attinge spesso ai soldi pubblici per il rifornimento di carburante, l’1 marzo 2008 è invece giorno di acquisti tecnologici: una macchina fotografica da 520 euro, una telecamera da 230, un proiettore da 720, un computer da 1.390. Ma una decina di giorni dopo si dà anche ai libri. Titolo: «Si può vivere così?».
Luigi Ferrarella

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