I Cittadini Responsabili del Fallimento del Porto di Napoli

porto-di-napoliOggi il Mattino di Napoli descrive la situazione raccapricciante del Porto di Napoli (clikka). Compagnie in fuga ed un calo degli attracchi del 40%, con compagnie come MSC e Costa in fuga. Ovviamente molti di Voi diranno è normale in città non si è mai saputo amministrare niente, la politica è incapace, tutti rubano e fanno i loro affari.

Io ovviamente non sono d’accordo con questo modo di pensare che ha portato i Cittadini Napoletani a chinare la testa ed a non pensare neppure più di poterla rialzare essendosi abituati a tutto.

Parole che ho sentito in un servizio de Le Iene di Giulio Golia (clikka) che ha intervistato dei ragazzi di Scampia ed Alex Zanotelli che alla fine del servizio dice chiaramente: “questo è un popolo che deve alzare la testa e dire basta!”

Ebbene il Porto è uno degli esempi ma ce ne sono tanti, come Napoli Ovest, Napoli Est, l’edenlandia, lo Stadio, le vele di Scampia o i Topi Giganti sugli alberi del Parco Verde di Secondigliano (clikka).

La crisi del Porto di Napoli che, invece, dovrebbe essere la vera porta dell’Italia e dell’Europa sul Mediterraneo, anziché farci abbassare la testa ce la dovrebbe far alzare per gridare forte la nostra indignazione! Ci dovrebbe far chiedere la “testa” dei responsabili così come accade ovunque nell’Europa civile: Chi sbaglia o non è in grado di amministrare viene messo da parte dal sistema e non vi può più rientrare. Altrimenti cosa possiamo dire a quei ragazzi di Scampia che conoscono solo il linguaggio delle “stese” con pistole in pugno a cavallo di motociclette a terrorizzare i loro concittadini.

Noi, invece, abbiamo come esempio Antonio Razzi e Luigi Cesaro e tanti altri che, meno conosciuti, svolgono il medesimo insignificante e deleterio ruolo pubblico!

Non c’è che dire se non vogliamo essere noi i responsabili di tutto ciò che accade in città occorre un moto di indignazione civile che ci faccia aprire gli occhi ed alzare la testa e chi dice che la città è uno splendore, che ci sono i turisti e va tutto bene è un vero criminale ….

Nel articolo si accenna anche di Porto Fiorito per chi volesse  approfondire clikka

Napoli EST un Danno da 70 milioni di Euro! Chi paga?

Porto FioritoOltre un anno fa mi sono imbattuto nella scabrosa vicenda di Porto Fiorito (clikka) una operazione voluta da Bassolino nel 1999 (clikka) e poi portata avanti dalla Iervolino, con un acquisto immobiliare (la ex Corradini) a carico delle casse del comune di circa 6 milioni di euro poi regalato, attraverso una concessione “gratuita” (in cambio di opere e riqualificazione urbana?) alla Porto Fiorito S.p.a.

La cosa mi ha colpito tanto da spingermi a promuovere una interrogazione (clikka) agli Assessori Sodano, Calabrese e Piscopo nonché al Sindaco che è sotto gli occhi di tutti non hanno fatto nulla di concreto se siamo arrivati a questo punto.

L’elemento sconvolgente della questione che ha destato la mia curiosità è stato che per procedere a questa “brillante” operazione si revocarono le concessioni alla Cantieri Navali Partenopei che occupava maestranze tra occupazione diretta ed indotta per circa 30 persone tutte gettate in mezzo ad una strada da oltre 15 anni.

Oggi leggo sul Corriere del Mezzogiorno (clikka) della incredibile richiesta di danni per oltre 70 milioni di euro da parte della Porto Fiorito S.p.a. rivolta a Comune di Napoli ed Autorità Portuale. Ora dovremmo chiederci chi pagherà i danni Antonio Bassolino, Rosa Russo Iervolino, Luigi De Magistiis o i Commissari che si sono avvicendati alla guida della Autorità Portuale oppure tutti quanti in solido o forse come molto probabile tra 20 anni nessuno.

Eppure non sarebbe stato difficile per il Sindaco/Magistrato de Magistris aggiustare la vicenda studiando le carte. Come al solito registro una approssimazione politica ed una grave incompetenza che dovrebbero farci vergognare per i tanti posti di lavoro che non sono stati creati dalla incapacità politica ed amministrativa di queste persone. Senza dimenticare che potrebbe anche essere che la richiesta di danni proposta dalla Porto Fiorito S.p.a. contro il Comune e l’Autorità Portuale venga rigettata dal Tribunale, ma è sotto gli occhi di tutti che le istituzioni guidate da cotanto personale politico tra Bassolino/Iervolino e De Magistriis hanno fallito su un altro importante pezzo della città. Come dico sempre Napoli OVEST e Napoli EST sono due realtà fallimentari che dovrebbero farci riflettere su chi dare la nostra fiducia.

Come sempre non parlo mai senza i documenti:

 1 Portofioritodeliberadiacquisto

2PortofioritoDeliberaFinanzadiProgetto

3PortoFioritoFinanzadiprogettodeliberagiunta

4PortoFioritoDeliberadiproroga

5PortoFioritoDeliberadiapprovazioneprogetto

6PortoFioritoApprovazioneProgetto

Per i miei post su Porto Fiorito (clikka)

Un commissario anche per Napoli EST

Porto FioritoOggi (08.09.2014) leggo su il Mattino di Napoli un articolo sulla bonifica dell’aria orientale una sorta di accusa della Regione al Comune per ritardi ad esso imputabili. Siamo alle solite le bonifiche si devono rendicontare entro il 31.12.2015 per poter beneficiare dei finanziamenti europei. La regione oggi si è svegliata! Si avvicinano le elezioni e si vuole dimostrare che si è solerti. Come se fosse facile recuperare quattro anni di “nulla di fatto”. E’ come se caldoro, al primo mandato, doveva imparare sulla pelle dei cittadini campani come si guida una regione!

Dell’area EST me ne sto occupando da circa un anno ed ho capito subito che siamo nella stessa condizione di Bagnoli. Il 30.05 scorso ho anche proposto all’amministrazione una interrogazione (clikka) che ad oggi non ha avuto alcuna risposta. Niente di più facile che anche questa volta sarò attaccato da uno sparuto gruppetto di facinorosi del web, tifosi del sindaco, che tenteranno di dire che è tutto apposto, che non c’è nulla di cui preoccuparsi, che farei meglio ad occuparmi di cose più importanti, che dovrei lasciare le carte e stare in mezzo alla gente per capire quali sono i problemi veri (?). Ebbene, mi sto convincendo che in politica dovrebbe valere il principio della causa remota: Chi ha innescato il processo o non ha fatto nulla per impedirlo deve rispondere politicamente. Chi ha innescato il degrado o non ha fatto nulla per creare sviluppo nell’area occidentale deve rispondere politicamente della morte di Davive al Rione Traiano o di quella del povero Salvatore sotto i calcinacci della Galleria Umberto I di Napoli se non ha fatto tutto ciò che era possibile per spendere proficuamente i soldi UNESCO.

Accadrà mai una cosa del genere? I cittadini sapranno trarre le conseguenze al momento opportuno?

Politicamente non è una fatalità aver speso solo il 33% dei fondi europei che avrebbero potuto fare tanto in una regione con il più alto tasso di disoccupazione. Ebbene, di Porto Fiorito ho postato gli atti più importanti (clikka) che dimostrano la incapacità totale di politica ed impresa e dove la sua parte l’ha avuta anche l’Autorità Portuale di Napoli! Di questo passo si finirà per commissariare anche la bonifica nell’area orientale così come accaduto a Bagnoli e perché no commissariamo anche la regione ed il comune di napoli fino a quando i cittadini campani ed i partiti non saranno in grado di esprimere una classe dirigente degna, ed all’altezza di tutelare il bene e l’interesse pubblico.

Da Il MATTINO NAPOLI del 08-09-2014

Napoli est, la bonifica resta al palo dal governatore appello a Renzi

Napoli est, la bonifica resta al palo dal governatore appello a Renzi. Dopo Bagnoli e la Terra dei fuochi, sarà l’area orientale di Napoli l’altro tema che porterà, sul piano del disastro ambientale, il governatore Stefano Caldoro a chiedere un confronto con il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Le premesse ci sono tutte. A lanciare l’allarme è proprio la Regione nella riunione convocata dal ministero dell’Ambiente per la definizione di un impianto di trattamento delle acque di falda (Taf) affidato alla Sogesid e finanziato con fondi Fesr 2007-13 per 25 milioni di euro. Un intervento che non si riesce neanche a progettare per la mancanza di indicazioni sull’area di sedime da parte del Comune di Napoli. Una riunione che è servita per fare il punto della situazione sul Sin di Napoli Orientale. Ma andiamo con ordine. Eravamo nel 1999 quando venne istituito il Sin (sito di bonifica di interesse nazionale) di Napoli Orientale, a norma della legge 426/98 che delimitava un’area molto vasta (820 ettari) di vitale importanza per lo sviluppo della città di Napoli, al punto di indurre la Regione a stanziare importanti finanziamenti a valere sui Fesr 2007-13 sul Grande progetto Napoli Est (100 milioni di euro), sul Grande progetto porto di Napoli (154,2 milioni di euro) e sugli stessi interventi di bonifica (25 milioni di euro). All’allora sindaco di Napoli, Antonio Bassolino vennero assegnati poteri commissariali e, a seguito di una costosissima campagna di caratterizzazione del suolo e a valle di un lungo percorso (che tra l’altro si incrociava nel 2004 con l’approvazione della variante al Piano regolatore comunale per il centro storico e per l’area orientale, che prevedeva la delocalizzazione dei depositi costieri presenti in tale area), si arrivò il 15 novembre del 2007 a un accordo di programma per la bonifica dei suoli contaminati e la messa in sicurezza delle falde contaminate. Le attività previste in tale accordo assumono importanza strategica per Napoli, con il varo di un programma articolato su 4 assi di intervento: 1) messa in sicurezza acque di falda; 2) bonifica suoli e falde di proprietà pubblica; 3) bonifica suoli e falde di proprietà privata; 4) Bonifica arenili e sedimenti inquinati a mare. Dal testo dell’accordo si evidenzia che il ministero dell’Ambiente è il «soggetto responsabile» dell’accordo e del rispetto del cronoprogrammi e che i «soggetti attuatori» per gli interventi di caratterizzazione e bonifica sono il ministero stesso, Arpac, Icram, Iss, Apat, Ceta e Sogesid (società pubblica successivamente individuata) e per la bonifica delle aree del demanio marittimo l’Autorità portuale di Napoli. Nelle premesse dell’accordo è richiamata la decisione che riguarda le responsabilità di chi produce inquinamento ambientale (chi inquina paga) e sono individuati quali soggetti responsabili dell’inquinamento le società che hanno i depositi costieri (e prima del 1983 le raffinerie), valutando invia presuntiva il danno ambientale in 200 milioni di euro. Il risultato emerso dalla riunione è che il cronoprogramma di 24 mesi non è stato rispettato e che molti soggetti privati, che coraggiosamente hanno deciso di operare per la riqualificazione di tale area, hanno versato e continuano a versare somme per la bonifica delle falde e dei suoli. Ma dove sono finiti questi soldi? Dove sono i programmi previsti nell’accordo? Questo, tra gli altri, il tema posto dalla Regione che, dal canto suo, ha sollecitato il Comune di Napoli a prendere una decisione sulla localizzazione del Taf affidato alla Sogesid, anche qui con finanziamenti da rendicontare entro dicembre 2015.

Napoli EST : Porto Fiorito = Napoli OVEST : Bagnoli mentre l’informazione sta a zero

Porto FioritoCon il fallimento di Bagnoli Futura ho manifestato tutto il mio rammarico per la scarsa attenzione dei giornali alla azione di Ricostruzione Democratica nel Consiglio Comunale e sulla scena della politica cittadina, nonostante avessimo previsto tutto! A scapito dell’opinione pubblica  registro, infatti, una scarsa propensione dei giornalisti a mettere insieme i fatti che accadono in città perdendosi, forse volutamente, l’occasione di dare ai cittadini un quadro completo.

Sulle nostre spalle, quindi, grava non solo il pesante onere di studiarci centinaia di pagine e capire dove sono gli inghippi per poi trovarci, quasi sempre, coinvolti in uno scontro politico, dovuto sia ad interessi di parte, sia alla scarsa documentazione e studio degli altri attori politici (consiglieri ed assessori), ma anche il non facile compito di rendere partecipe la cittadinanza e fare giusta informazione. Dopo lunghe insistenze, infatti, solo ieri su La Repubblica Napoli è uscita una breve dichiarazione di Carlo Iannello sulla questione Bagnoli Futura.

Oggi (01.06.2014) per la prima volta sul Corriere del Mezzogiorno, nella stessa pagina si accostano la questione di Bagnoli con quella di Napoli Est, facendo ciò che sto cercando di fare io da diversi mesi ma, ovviamente,  trattando in malo modo sia l’uno che l’altro argomento.

Difatti, su Bagnoli Futura il Corriere fa comparire addirittura una intervista a paolo cirino pomicino che, effettivamente, fa più scena del quivis de populo “Gennaro Esposito”, con il malsano effetto di riabilitare un personaggio politico che, forse (ma anche senza forse), per quello che è stato andrebbe dimenticato, mentre su Napoi Est viene intervistata l’imprenditrice di Naplest Marilù Faraone Mennella, solo che dalla intervista il giornalista si è guardato bene dal fare le domande scomode che forse con un po’ di studio avrebbe potuto fare. Ebbene, il risultato di quest’ultima intervista è stato quasi uno spot di NaplEst.

A questo punto mi richiedo e Vi richiedo: è possibile che i giornalisti non sentano la responsabilità del loro ruolo sociale? E’ possibile che i giornalisti non si sentano responsabili per lo stato malfermo dei politici e non sentano anche la responsabilità verso il mondo dell’impresa che dovrebbe essere più stimolato da una informazione libera, in grado di fare le pulci senza fare sconti a nessuno ?

Ebbene, per ritornare a Napoli Est dalla lettura della intervista/spot, sembra che vada tutto bene, poiché l’imprenditrice dichiara che il progetto NaplEst è immune dai disastri di Bagnoli perché non è il Pubblico ad intervenire, in quanto, l’intera operazione è affidata ai privati senza un euro di finanziamento pubblico. Per tutta l’intervista non una domanda sulla reale condizione dell’area, cosicché oggi i cittadini di Posillipo, quelli del Vomero, ma anche quelli di Scampia e del Centro Storico e tutti gli altri che non conoscono il luogo, oggi pensano che a Napoli Est andrà tutto bene e presto avremo un porto turistico e l’imprenditrice è una donna in gamba ed i politici che hanno trattato quell’area sono in gamba anch’essi. Possiamo tutti insieme dire che se abbiamo perso l’area OVEST almeno ci rimane l’area EST. Non c’è che dire veramente una operazione di ottimo giornalismo non me lo sarei mai aspettato! Ovviamente scherzo per non piangere!

Il giornalista, infatti, avrebbe potuto e dovuto per lo meno chiedere come mai per il progetto della marina di vigliena (vedi sito Napolest clikka), anche detto Porto Fiorito (la versa storia clikka), è tutto fermo da oltre 13 anni, mentre dal sito web (clikka) sembra un intervento che risale appena al 2011.  Ed, inoltre, se non doveva considerarsi un vero e proprio regalo o finanziamento o comunque essere considerato un intervento pubblico, la concessione gratuita per 99 anni dell’intera area della ex Corradini alla Porto Fiorito S.p.a., costata circa sei milioni di euro! Niente di tutto questo il giornalista evidentemente del tutto inconsapevolmente ha prodotto uno spot su NaplEst, perdendo una occasione di far capire ai cittadini che Napoli Est sta a Porto Fiorito come Napoli Ovest sta a Bagnoli e l’informazione sta a ZERO!

Sul fallimento di bagnoli futura (clikka)

Ovviamente chi volesse approfondire con la lettura degli atti amministrativi ecco: il-disastro della politica su porto fiorito(clikka)porto fiorito un altro caso bagnoli nell’indifferenza dei giornali (clikka)

Questo mi sembra un buon servizio altro che tutto bene della Mennella: http://youmedia.fanpage.it/video/aa/Uj4RBuSwNHVN1rWi

Ecco, infine, le due interviste a Marilù Faraone Mennella ed a paolo cirino pomicino apparse oggi sul Corriere del Mezzogiorno:

Marilù Faraone Mennella: «Politica fuori da NaplEst»

L’imprenditrice: qui non faremo la stessa fine

NAPOLI — Dopo il fallimento di Bagnolifutura, non teme che la politica rovini anche NaplEst?

«Non ho questo timore. NaplEst ha dentro di sè gli anticorpi giusti per evitarlo. Ma è giusto riconoscere che, sempre più spesso, quando la politica è troppo dentro le cose, fa guai. Bagnoli non è l’unico esempio, c’è anche l’Expo».

L’imprenditrice Marilù Faraone Mennella è a capo del comitato NaplEst (l’operazione di riqualificazione dell’area orientale di Napoli), che ha «blindato» contro assalti esterni.

Dunque la politica è assolutamente bandita?

«NaplEst nasce da principi opposti a quelli di Bagnolifutura. E’ un comitato di privati che si sono messi insieme nel 2010, tutti detentori di iniziative immobiliari proprie in cui erano stati investiti capitali per acquisire terreni e sviluppare progetti; iniziative in parte già terminate, dal momento che fin dall’inizio avevamo autorizzazioni di vario tipo. Nel 2010 c’era la tragedia dei rifiuti che aveva coinvolto Napoli e si pensò di fare fronte comune investendo quattrini propri. Non abbiamo neanche un euro di finanziamento pubblico e questo è un altro degli anticorpi cui facevo riferimento».

Siete una alternativa al pubblico?

«Non è esattamente così. Avendo prodotti immobiliari da vendere, tutti importanti in una logica di mercato, tutti presenti nell’area orientale, pensammo ad un progetto. Il paragone con Bagnolifutura, una Stu pubblica con i limiti che spesso ci sono, non è possibile. In termini di fare, programmare, produrre reddito, gestire i bilanci con un principio aziendalista abbiamo scelto di condividere le responsabilità nella gestione di un corpo di mezzo. Notiamo le carenze del pubblico a tutti i livelli, ma andiamo avanti con obiettivi concreti operando in maniera trasparente e stimolando le pubbliche amministrazioni a fare di più e meglio».

La struttura non ha un vertice, lei è un ‘‘primus inter pares”. Anche questo è un anticorpo efficace?

«Sì, noi siamo un comitato. Non ho voluto niente di più strutturato. Siamo liquidi, tutti sentono la responsabilità di portare avanti un obiettivo, tutti scommettono con il proprio portafoglio. L’autodeterminazione di ciascuno è molto forte e non ci sono cariche che si perpetuano, se non legate ad obiettivi. Siamo molti uniti con una governance trasparente e chiara. Fin dal primo momento abbiamo interloquito con le pubbliche amministrazioni locali, proponendo e firmando con loro un protocollo attraverso il quale NaplEst si è fatta promotrice nel 2011 della individuazione di infrastrutture non solo hard — fogne e strade — ma anche sociali, nell’area dove ricadono gli interventi dei gruppi».

Insomma, avete ribaltato le posizioni rispetto al ruolo della politica?

«In qualche modo sì. La Comunità europea per la prima volta, un caso unico, ci ha riconosciuto un ruolo formale, consentendoci di stare nella cabina di regia del grande progetto di Napoli orientale. Abbiamo il controllo, la verifica e lo stimolo alla spesa dei fondi comunitari. La cosa in fondo è semplice: dobbiamo avere tutti molto chiaro che la politica non va eliminata, poiché ci vogliono interlocutori che svolgano il proprio ruolo. Non occorre inventarsi nulla, le norme ci sono già. Basta applicare le leggi comunitarie e quelle nazionali, avendo la pazienza di studiarle».

Se dovesse definire il vostro ruolo?

«In senso europeo viene definito come ‘‘sussidiarietà orizzontale”. Quella verticale è tipica dei governi, quella orizzontale coinvolge i corpi intermedi che hanno poteri e ruoli e sono forniti di regole trasparenti. Io non amo le leggi speciali e i commissari e la Campania è stata spesso teatro di queste iniziative. Dove si annidano quello che Squinzi, nell’intervento di tre giorni fa alla convention di Confindustria, ha definito come il seme negativo, che è quello della corruzione». Anna Paola Merone

Ecco l’intervista a pomicino:

«Il crac della società mista? Con Fintecna l’avremmo evitato»

NAPOLI — Non ha mai avuto dubbi. «Era un esito prevedibile e previsto appunto da vent’anni». Per Paolo Cirino Pomicino il fallimento di Bagnolifutura spa e più in generale del «sogno» Bagnoli è stato il frutto inevitabile di una scelta di fondo sbagliata: «Non affidare la bonifica e la realizzazione del progetto di riqualificazione alla Fintecna», vale a dire la società pubblica di proprietà della Cassa depositi e prestiti, «che era proprietaria dei suoli e che aveva risorse e professionalità adeguate all’obiettivo». Pomicino ne parla col consueto disincanto, nel quale si annullano il legittimo autocompiacimento per aver dato il là all’ipotesi di riconversione turistica dell’ex area Italsider e la delusione per la «sciagurata gestione» dell’idea iniziale. «La proposta di risanamento dell’area — ricorda — risale al 1991 quando il sottoscritto era ministro del Bilancio. Insieme con uno straordinario gruppo di intellettuali di orientamenti culturali diversi demmo vita a Neonapoli. Si ipotizzava la realizzazione di una serie di opere mai nemmeno immaginate nella nostra Napoli. Il risanamento di Bagnoli sarebbe stato un pezzo di un progetto più generale chiamato Utopia che prevedeva il recupero anche delle aree siderurgiche di Piombino e di Genova e la delocalizzazione delle attività appunto di Genova e Napoli. Naturalmente, quando proponemmo tutto questo, Antonio Bassolino si schierò a difesa dello stabilimento siderurgico». Dal 1991 al 1993: solo due anni, ma due anni in cui la politica e la società italiana vissero trasformazioni epocali. E così, mentre Pomicino e gli altri protagonisti della prima repubblica scomparivano dalla scena politica, Bassolino ascendeva sulla poltrona più importante del Comune di Napoli. «Fu commessa — ricorda l’ex ministro — una serie impressionante di errori, da Bassolino, ma anche da Rastrelli (l’ex governatore di An eletto nel 1995, ndr). Soprattutto, anziché affidare tutto a Fintecna, si preferì creare una sorta di municipalizzata, senza né soldi, né esperienza. Peraltro, mi dispiace che Bagnolifutura sia fallita nelle mani di una persona di elevate qualità morali e professionali come Omero Ambrogi».

Secondo Pomicino l’esempio da seguire sarebbe stato quello della realizzazione del Centro direzionale. «In quel caso a portare a compimento l’opera fu una società pubblica (la Mededil, ndr) che poteva mettere in campo risorse e professionalità. Perché Bassolino, Rastrelli e gli altri non hanno seguito la stessa strada per Bagnoli? E se proprio vuole sapere la verità, le dico che non si è trattato di una scelta “dolosa”, al contrario in questi venti anni siamo stati sovrastati dal dilettantismo demagogico e dal pressapochismo amministrativo. Oltretutto, chi aveva responsabilità di governo se avesse affidato a Fintecna la realizzazione delle bonifica e tutto il resto, si sarebbe scrollato di dosso tutte le responsabilità». Un’ultima amara considerazione. «Ora, rischia di fare la fine di Bagnoli anche il porto. Eppure tanti professionisti qualificati come recentemente Aldo Loris Rossi hanno proposto soluzioni di alto profilo per il rilancio. Invece si continua a discutere sulla presidenza dell’Autorità. Roba da terzo mondo. Anzi no, da quarto o anche da quinto». Gimmo Cuomo

Porto Fiorito: un altro caso Bagnoli nell’indifferenza dei giornali

Porto Fiorito corradiniOggi come avevo già previsto ieri (clikka) i giornali (nonostante li avessimo chiamati tutti), non hanno proprio considerato che noi di Ricostruzione Democratica su Bagnoli Futura avevamo previsto tutto, proponendo il 16.10.2012 la liquidazione della società che oggi avrebbe salvato 150 milioni di beni dei cittadini napoletani e dato il tempo di risolvere il problema dei 53 lavoratori, dando anche la possibilità di  una riprogrammazione per l’area. Oggi, infatti, abbiamo avuto solo un trafiletto su Il Mattino.

Ebbene, sui giornali, tal volta mi è difficile non dare ragione a grillo. Oggi tutti, compresi i veri responsabili del disastro Bagnoli hanno parlato e sono stati intervistati riabilitandosi, agli occhi dei cittadini meno informati.

I giornali hanno fatto parlare coloro che hanno ingrassato i loro consensi elettorali spendendo i soldi dei contribuenti male, anzi malissimo, e lasciando una eredità pesantissima ai napoletani!

La stampa cittadina avrebbe sicuramente potuto darci lo spazio che meritavamo almeno per far capire che c’è anche una politica buona che cerca di fare l’interesse pubblico. Per fortuna ci sono i Blog ed i social network.

Il sospetto è che ci siano degli ordini di scuderia: adesso che ha vinto renzi tutti allineati e coperti, dobbiamo riabilitare tutto il pd. Solo che così facendo non si farà mai il bene del pd stesso perché le tante persone perbene che ci sono e che si impegnano si troveranno sempre la strada sbarrata dai potenti che di fatto comandano anche i giornali.

Mi sarebbe, infatti, piaciuto che almeno qualche giornalista avesse chiesto come mai Bagnoli Futura aveva maturato tutta questa debitoria e come mai i controlli sulle bonifiche venivano, diciamo, addomesticati, almeno secondo le ipotesi della magistratura inquirente, nonché come mai Bagnoli Futura avesse acquistato suoli dalla FINTECNA pagandoli come oro nonostante ci volessero somme di gran lunga superiore al loro valore per bonificarli.

Niente di tutto questo! Non una domanda diciamo pepata in grado di far capire ai cittadini dove sta il marcio! Tutti a sparare a zero sull’amministrazione con lo scopo di far passare nel dimenticatoio le loro colpe ben più gravi!

Visto il risultato, adesso nell’esercizio della nostra inascoltata “arte divinatoria” vi svelo, per la seconda volta, che un’altra Bagnoli Futura c’è anche alle porte di San Giovanni e si chiama Porto fiorito (clikka).

Proprio per lasciare traccia, che spero non servirà solo ai posteri, ho scritto l’interrogazione che vi incollo di seguito e che è stata firmata oltre che da noi di Ricostruzione Democratica, anche da Antonio Borriello del pd e da Marco Russo (gruppo misto) entrambi della zona orientale.

Nella speranza che ci sia una stampa libera in grado di leggere con indipendenza, serietà, attenzione e scrupolo la politica cittadina facendo in modo di contribuire all’alto compito di formare correttamente l’opinione pubblica!

Ecco il testo dell’Interrogazione:

Napoli, 30 maggio 2014

prot n. 59/rd/2014

 

                                                                             Al Sig. Assessore all’Ambiente

                                                                              Dr. Tommaso Sodano

                                                                             Al Sig. Assessore Infrastrutture, Lavori Pubblici e Mobilità

                                                                             Ing. Mario Calabrese

                                                                             Al Sig. Assessore Politiche Urbane, Urbanistica e Beni Comuni

                                                                             Arch. Carmine Piscopo

                                                                            Al Dipartimento Consiglio Comunale

                                                          e p.c.       Al Sig. Sindaco

                                                                           On. Luigi de Magistris

Oggetto: INTERROGAZIONE CONSILIARE urgente con risposta in aula

 Premesso

 che, come può evincersi dalle pagine dedicate sul sito web istituzionale, con delibera di G.C. 11 giugno 1999 n. 1947 e successivo atto notarile n. rep. 101156 del 10 novembre 1999, l’Amministrazione Comunale ha acquisito il complesso immobiliare denominato “ex stabilimento metallurgico Corradini” sito in località Vigliena – San Giovanni a Teduccio;

 che, con delibera di G.C. 26 agosto 1999 n. 2832, l’Amministrazione Comunale ha approvato, ai sensi del Dm 8 ottobre 1998, il programma di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio della città di Napoli;

 che, nel dettaglio, il programma in parola prevedeva la riqualificazione della fascia litoranea del quartiere di San Giovanni a Teduccio con la realizzazione di un sistema di interventi integrati a livello urbano e territoriale, tra cui, così come previsto dalla variante generale al PRG, un insediamento universitario ed un porto turistico con relative infrastrutture e attrezzature negli ex complessi industriali Cirio e Corradini;

 che, con delibera di Consiglio Comunale 24 novembre 1999 n. 434, si è provveduto, da un lato, all’individuazione, ai sensi dell’art. 37 bis della legge 109/94 e successive modifiche ed integrazioni, “degli interventi pubblici e di pubblica utilità da realizzarsi con il concorso totale o parziale di capitale privato”, dall’altro, all’attivazione delle procedure pertinenti l’inoltro delle proposte progettuali da parte di soggetti privati in possesso dei requisiti di legge;

che nella precitata deliberazione, tra gli interventi ritenuti prioritari ai fini della riqualificazione urbana era stato altresì individuato il “completamento della riqualificazione dell’area ex Corradini non utilizzata dall’Università Federico II° e dell’area prospiciente, di mare e di costa, per la realizzazione di un porto turistico con relative infrastrutture, nonché la realizzazione di strutture ricettive e impianti sportivi”;

che, in data 28 luglio 2000, la società Porto Fiorito s.c.a.r.l. ha presentato una proposta progettuale afferente la realizzazione di un porto turistico e relative infrastrutture a terra in corrispondenza dell’ex opificio Corradini in località Vigliena – San Giovanni a Teduccio;

che, in data 14 dicembre 2000, l’Amministrazione Comunale ha accertato in via preliminare all’esame della proposta presentata, il possesso dei requisiti di legge del proponente;

che, in data 23 dicembre 2000, Regione Campania, Comune di Napoli, Autorità portuale di Napoli, Capitaneria di Porto di Napoli, Ministero dei trasporti, Ministero dei Lavori pubblici, Università degli Studi Federico II di Napoli, ai sensi dell’art. 34 del TUEL 267/2000, hanno sottoscritto specifico accordo di programma per la riqualificazione dell’area degli ex complessi industriali Cirio e Corradini e per la realizzazione di nuove sedi universitarie, di attrezzature pubbliche, di un approdo turistico e dell’adeguamento dell’area portuale;

che nell’accordo in parola venivano altresì definiti gli elementi normativi e le indicazioni per la progettazione degli interventi, stabilendo, tra l’altro, che gli interventi previsti dovessero attuarsi mediante progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva, ai sensi della Legge n. 109/1994, nel rispetto della disciplina urbanistica e delle norme di attuazione della variante generale al Prg adottata;

che, con delibera 16 gennaio 2001 n.14, il Consiglio Comunale ha preso atto del predetto accordo di programma;

che, con Decreto del Presidente della Giunta Regionale 1 marzo 2001 n. 325, pubblicato sul BURC n. 14 del 12 marzo 2001, la Regione Campania ha approvato l’accordo in parola e gli interventi previsti dalla proposta di project financing;

che, in data 16 luglio 2001, il Servizio Pianificazione Urbanistica – in relazione alla nuova disciplina urbanistica, al parere espresso dall’Unità Tecnica “Finanza di Progetto” istituita con delibera di G.R. n. 1460/2001, nonché all’istruttoria dei competenti uffici del Comune di Napoli, ha richiesto l’integrazione o parziale modifica degli elaborati progettuali presentati dalla società Porto Fiorito s.c.a.r.l.;

che, in data 2 luglio 2002, la società Porto Fiorito s.c.a.r.l. ha consegnato la documentazione integrativa alla proposta originaria;

che, in data 16 aprile e 6 maggio 2003, la società Porto Fiorito s.c.a.r.l. ha consegnato ulteriori documenti a modifica ed integrazione di quelli presentati;

che, in data 8 maggio 2003, Comune di Napoli ed Autorità Portuale hanno stipulato specifico accordo di programma in relazione al coordinamento delle modalità di affidamento in concessione delle aree e degli immobili di proprietà sia comunale, sia del demanio marittimo, a favore del soggetto aggiudicatario, e alla definizione del procedimento congiunto di aggiudicazione delle concessioni, così come disciplinate dall’art. 19 della Legge n. 109/1994, dalla Legge n. 84/1994 e dal codice della navigazione;

che, con delibera di G.C. 13 maggio 2003 n. 1525, è stata approvata, ai sensi dell’art. 37 ter della legge 109/94, la dichiarazione di pubblico interesse per la proposta presentata dalla società Porto Fiorito s.c.a.r.l. in ordine alla progettazione, costruzione e gestione di un porto turistico con relative infrastrutture e attrezzature in località Vigliena – San Giovanni a Teduccio;

che, con delibera di G.C. 30 luglio 2003 n. 2903, è stata approvata la modifica della precitata deliberazione di G.C. 13 maggio 2003 n. 1525 per la parte in cui, nel dettare prescrizioni alla proposta della società Porto Fiorito s.c.a.r.l., si pongono implicitamente a carico del concessionario gli oneri relativi alla bonifica dei terreni;

che, nel mese di settembre 2003, è stato approvato il disciplinare di gara e la pubblicazione del bando relativo all’affidamento, mediante gara col sistema della licitazione privata ed eventuale procedura negoziata, della concessione per la progettazione definitiva e esecutiva, la costruzione e gestione funzionale ed economica del porto turistico con relative infrastrutture e attrezzature, sulla base del progetto preliminare presentato dal promotore, società Porto Fiorito s.c.a.r.l.;

che, in data 11 marzo 2004, la commissione giudicatrice dichiarava il promotore, società Porto Fiorito s.c.a.r.l., aggiudicatario provvisorio della procedura alle condizioni di cui alla proposta presentata dallo stesso ed emendata con delibere di G.C. 13 maggio 2003 n. 1525 e 30 luglio 2003 n. 2903;

che, in data 28 maggio 2004, si è provveduto – d’intesa con il Presidente dell’Autorità Portuale di Napoli – all’aggiudicazione definitiva alla società Porto Fiorito s.c.a.r.l. della concessione per la progettazione definitiva e esecutiva, la costruzione e gestione funzionale ed economica di un porto turistico con relative infrastrutture e attrezzature in località Vigliena – San Giovanni a Teduccio;

che, con delibera 25 luglio 2005 n. 66, il Consiglio Comunale ha ratificato l’Accordo di programma sottoscritto in data 12.7.2005 tra il Comune di Napoli, la Provincia di Napoli, l’Autorità Portuale di Napoli e Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania per la variazione alla disciplina urbanistica, di cui all’art. 144 delle NTA della Variante al PRG del Comune di Napoli approvata con DPGRC n° 323/2004;

che, in data 27 settembre 2005, è stata stipulata specifica convenzione con la società Porto Fiorito s.c.a.r.l., i cui aspetti salienti sono di seguito riportati:

  1. affidamento in concessione della progettazione definitiva ed esecutiva, della costruzione e gestione funzionale ed economica di un porto turistico con relative infrastrutture da realizzarsi in località Vigliena a San Giovanni a Teduccio;
  1. intervento di recupero di parte del dismesso opificio “Corradini”, in parte di proprietà comunale e in parte di proprietà del demanio marittimo;
  1. intervento, comprensivo delle relative opere di urbanizzazione, su aree di costa demaniale e su porzione di mare territoriale ottenuti in concessione demaniale dall’Autorità Portuale, ovvero: bacino acqueo protetto da moli e corredato da banchine di attracco per complessivi 850 posti barca; box per auto e deposito attrezzature; torre di controllo del traffico; pompa carburante; servizi idrici, elettrici, telefonici, antincendio; area cantieristica per il rimessaggio al coperto e allo scoperto per imbarcazioni; club house; aree verdi e di stoccaggio; area attrezzata e immobile per la sosta degli autoveicoli dei titolari dei posti barca o esercenti attività di servizio e commerciale dell’area portuale; attrezzature sportive e commerciali, artigianali, di servizio e ricettive complete di parcheggi pertinenziali e di aree verdi;
  1. opere infrastrutturali esterne alle aree interessate alla concessione, ovvero strada di collegamento tra via Ponte dei Granili ed area in concessione, piazza antistante l’università, molo per l’attracco aliscafi, passeggiata a mare, sistemazione della foce dell’alveo Pollena, che, dopo il collaudo, dovranno essere consegnate al Comune,

Atteso

che l’importo complessivo delle opere era di € 77.627.660,00 ed il tempo massimo di esecuzione dei lavori previsto per la realizzazione dell’intero intervento era di 54 mesi;

che per le aree e immobili di proprietà comunale la durata della concessione era stata stabilita in 99 anni con costituzione a favore della società Porto Fiorito s.c.a.r.l. del diritto di superficie sulle aree e sugli immobili per la stessa durata della concessione senza pagamento di alcun canone o corrispettivo ulteriore rispetto alla esecuzione delle opere;

che per le aree demaniali marittime ricadenti sulla linea di costa e afferenti gli specchi acquei la durata della concessione era stata stabilita in 40 anni, mentre per le rimanenti aree demaniali la durata sarebbe stata di 99 anni;

 Preso atto

 che, con deliberazione di G.C. 3 Agosto 2006 n° 3739, è stato approvato il progetto definitivo del nuovo porto turistico di Vigliena a San Giovanni a Teduccio, definendo la consegna delle aree di proprietà del demanio e delle aree e degli immobili di proprietà del Comune di Napoli;

 Ritenuto

che, per quanto risulta, pressoché nulla di quanto era stato programmato, deliberato e stipulato, sia stato realizzato;

che, a distanza di anni, sia evidente e stridente l’analogia con Bagnoli e l’area occidentale della città;

che, al tempo stesso, nell’ambito delle operazioni preliminari al cosiddetto investimento, si è persa l’esistente struttura di mq. 30,00 di area a terra e specchio acqueo dei Cantieri Navali Partenope s.r.l., che a pieno regime impiegava 30 posti di lavoro oltre l’indotto per effetto della revoca della concessione demaniale giustificata paradossalmente per pubblica utilità;

che, a fronte del nulla, sembrerebbe che, paradossalmente, i rappresentanti della società Porto Fiorito s.c.a.r.l. abbiano richiesto un allungamento della concessione;

che sia quantomeno improprio quanto ancora oggi viene riportato nelle pagine dedicate a Porto Fiorito sul sito web istituzionale, ovvero che il contributo del Comune a fronte del complesso intervento sarebbe stato esclusivamente quello della concessione degli immobili dell’ex opificio Corradini;

che, al riguardo, si sarebbe dovuto perlomeno precisare che l’acquisizione da parte del Comune dell’area in parola, concessa successivamente per 99 anni alla precitata Porto Fiorito s.c.a.r.l. a fronte della bonifica e della riqualificazione dell’area e di quanto su riportato (progettazione definitiva ed esecutiva, costruzione e gestione funzionale ed economica di un porto turistico con relative infrastrutture, ecc.), aveva comportato per il Comune una spesa di 10 miliardi di vecchie lire;

che l’Amministrazione Comunale debba con ogni urgenza chiedere conto alla precitata Porto Fiorito s.c.a.r.l. di quello che ad oggi appare a tutti come un fallimento;

che in questi anni, in diverse occasioni, anche in questa Consiliatura, si è accennato al porto turistico di Vigliena come prolungamento naturale del porto di Napoli e straordinaria opportunità di infrastrutture e servizi in grado di rispondere alle esigenze di mercato e di riqualificazione dell’area orientale;

Tanto premesso,i sottoscritti Consigliere Comunali, Gennaro Esposito, Simona Molisso, Carlo Iannello, appartenenti al Gruppo Consiliare “Ricostruzione Democratica”, ed Antonio Borriello, appartenenti al Gruppo Consiliare “Partito Democratico”,

INTERROGA

Il SIG. ASSESSORE ALL’AMBIENTE, IL SIG. ASSESSORE ALLE INFRASTRUTTURE, LAVORI PUBBLICI E MOBLITÀ, IL SIG. ASSESSORE ALLE POLITICHE URBANE, URBANISTICA E BENI COMUNI

1.- per conoscere quale sia lo stato di fatto attuale delle predette aree concesse alla Porto Fiorito s.c.a.r.l., che avrebbero dovuto essere in breve tempo (massimo di 54 mesi)oggetto di riqualificazione urbana, sociale ed occupazionale per la città di Napoli e per i suoi cittadini;

2.- per conoscere quali degli interventi previsti in concessione per l’area dell’ex opificio Corradini in località Vigliena – San Giovanni a Teduccio – bonifica dell’area, progettazione, costruzione e gestione di un porto turistico con relative infrastrutture (recupero del dismesso opificio “Corradini”, bacino acqueo protetto da moli e corredato da banchine di attracco per 850 posti barca; box auto e deposito attrezzature; torre di controllo; pompa carburante; servizi idrici, elettrici, telefonici, antincendio; area cantieristica per il rimessaggio delle imbarcazioni; club house; aree verdi e di stoccaggio; attrezzature sportive e commerciali; parcheggi pertinenziali ed aree verdi; molo per l’attracco aliscafi, passeggiata a mare, ecc.) – la società Porto Fiorito s.c.a.r.l. abbia realizzato in questi anni;

3.- quali provvedimenti l’Amministrazione Comunale intende adottare per lo stato in cui versa l’area oggetto della concessione e se sono riscontrabili inadempimenti agli obblighi assunti da parte degli interlocutori sia pubblici che privati, anche a tutela dei lavoratori, tali da compromettere la realizzabilità dell’intervento di riqualificazione dell’area.

F.to Gennaro Esposito

F.to Antonio Borriello

F.to Simona Molisso                                                       

F.to Carlo Iannello                                                                             

F.to Marco Russo

Un’altra Bagnoli a Napoli Est: Il Disastro della Politica su Porto Fiorito

Porto Fiorito corradiniL’Amministrazione De Magistris, per fare bene, si sarebbe potuta semplicemente limitare a scavare tra le carte e gli affari del comune degli ultimi venti anni, per recuperare all’interesse pubblico i beni della collettività e per fare giustizia di una classe politica inadeguata, per non dire altro. La politica sarebbe dovuta arrivare prima ed a prescindere dalla Magistratura. Credo, infatti, che non occorrono sentenze penali per dichiarare che un politico non merita la fiducia dei cittadini. Oggi si discute del dramma Bagnoli ma possiamo tranquillamente dire che nella zona orientale abbiamo un’altra Bagnoli! Sono incappato, infatti, da qualche tempo nel cd. Porto Fiorito un progetto che doveva trasformare il molo di Vigliena alle porte del quartiere di San Giovanni in una zona Turistica e di ormeggio delle barche da diporto. Nulla di tutto quello che era stato programmato è accaduto anzi! L’operazione come si può notare dagli atti che offro al Vostro esame è iniziata nel 1999 e nonostante avessimo, Comune e Regione che battevano con un sol cuore (il duo bassolino/iervolino) non si è giunti a nulla, anzi si è perso l’indotto e si sono persi 15 posti di lavoro che prima erano collocati nella Cantieri Navali Partenopei sfrattati per fare posto all’investimento! L’operazione è sempre la stessa solo che in questo caso il Comune decise di comprare per 10 miliardi di vecchie lire (tanto paga pantalone), il capannone e l’area della ex fabbrica Corradini per poi regalarla per 99 anni alla Porto Fiorito S.p.a. che avrebbe dovuta bonificarla realizzando l’investimento. Per conoscere i responsabili politici ed amministrativi della vicenda  basta leggere i nomi dei politici e degli amministratori che compaiono nelle delibere che potrete leggere. Tutti nomi conosciuti che ancora oggi i giornali magnificano ed omaggiano mentre, invece, per fare bene il loro mestiere dovrebbero chiedere il conto per offrirlo all’analisi dei cittadini su cui sono ricadute le infauste scelte (unmiliardoequattrocentomilionidieuro di deficit finanziario). Di recente ho partecipato ad una riunione con i rappresentanti degli ormai ex lavoratori ed il vicesindaco ed ho percepito tutta la inadeguatezza della politica incapace di dare risposte. A fronte di ormai 13 anni di fallimento dell’area, pare che i rappresentanti della società Porto Fiorito S.p.a. abbiano chiesto un allungamento della concessione in cambio del nulla. Per sapere cosa avrebbe dovuto rispondere l’amministrazione De Magistris a questa richiesta sarebbe bastato interpellare un medio cittadino napoletano che avrebbe sicuramente avrebbe risposto: Prendere a calci classe politica ed imprenditoriale napoletana! Se solo i giornali facessero la metà del loro dovere saremmo già ad un quarto dell’opera! Ecco i documenti e le delibere che Vi invito a leggere:

1 Portofioritodeliberadiacquisto D.G. 1947/1999 (clikka)

2PortofioritoDeliberaFinanzadiProgetto D.Consiglio n. 434/1999 (clikka)

3PortoFioritoFinanzadiprogettodeliberagiunta n. 3358/1999 (clikka)

4PortoFioritoDeliberadiproroga Consiglio 84/2000 (clikka)

5PortoFioritoDeliberadiapprovazioneprogetto G. 1525/2003 (clikka)

6PortoFioritoApprovazioneProgetto D.G. 2903/2003 (clikka)

Hanno avuto anche il coraggio di andare in TV. Ho la sensazione che ci meritiamo tutto:

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