La confusione sui Beni Comuni in Comune

benicomuniIl 9 marzo scorso, in consiglio comunale, abbiamo trattato la delibera che disciplina la gestione dei Beni Comuni (clikka), alla quale, lo dico subito, ho votato contro, non perché sia contro i beni comuni anzi, ma perché sono a favore della tutela dei beni pubblici la cui disciplina con questa delibera rischia di essere disordinata e confusa. Il nodo è che per definizione i beni pubblici hanno un loro regime a partire dall’art. 42 della Costituzione, che è garanzia di imparzialità, mentre la cd. categoria dei beni comuni è una elaborazione solo dottrinaria che è priva di un regime giuridico.

Ciò che ho detto nel mio intervento è assolutamente semplice e può essere facilmente desunto da una lettura, neppure molto approfondita, della delibera e del parere del segretario generale allegato, da cui si capisce bene che questi sono “beni ad uso non rivale“, cioè beni il cui uso non esclude gli altri cittadini, come l’acqua, il mare, l’ambiente, il paesaggio ed è chiaro che tra questa categoria di beni, non ci possono, nel modo più assoluto, entrare gli immobili Comunali perché questi sono beni pubblici per i quali l’uso di uno, o di un gruppo, esclude, gioco forza, l’uso degli altri cittadini. Ebbene, posso garantirvi che durante tutta la discussione, si è capito bene che tutti i consiglieri che hanno votato a favore, hanno pensato e pensano che beni comuni sono innanzitutto gli immobili del Comune di Napoli da segnare attraverso una procedura, diciamo, “semplificata” (sic!).

Un esempio concreto: l’asilo filangieri, secondo voi può essere un bene comune? Secondo me no perché è un bene immobile il cui uso esclude gli altri e, quindi, se non gestito direttamente dal Comune, esso deve essere assegnato gioco forza mediante l’applicazione del regolamento sulla assegnazione degli immobili del Comune ed ogni deroga, seppure fondata su questo regolamento dei cd. beni comuni, sarebbe illegittima.

Il mio intervento al 08:34

Comune di Napoli e Beni Comuni

comunePoiché mi è stato chiesto da molti offro alla visione ed allo studio le tre delibere sui Beni Comuni che domani (19.02.2015) verranno discusse in Consiglio Comunale. Con questi atti si vuole, in un certo qual modo, disciplinare una materia che, a dire il vero, trova un limita nella stessa definizione di bene comune che è allo stato da un punto di vista normativo sconosciuta e quindi sostanzialmente rimessa ad una elaborazione semplicemente teorica. La questione non è di poco conto, in quanto, la mancanza della tipizzazione legale del concetto di bene comune ne determina anche la difficoltà di individuare quale debba essere la disciplina giuridica da applicare. Il nostro ordinamento, infatti, conosce solo due categoria: I beni pubblici ed i beni privati.

Orbene le delibere sono:

1) La n. 258 del 24.04.2014 (clikka) che detta gli indirizzi sulla individuazione e gestione di beni del comune di napoli inutilizzati, o parzialmente inutilizzati, percepiti dalla collettività come beni comuni e suscettibili di fruizione collettiva. Il compito della individuazione di questi beni è rimesso all’Osservatorio permanente sui beni comuni. Il percorso da seguire passa attraverso, un’invito a manifestare l’interesse alla gestione e la redazione di un piano di fattibilità che tenga conto anche della utilità sociale, quindi, non solo del vantaggio economico diretto, che potrebbe derivare dall’uso del bene.

2) La delibera di giunta di proposta al consiglio n. 259 del 24.04.2014 (clikka) con la quale si propone al Consiglio Comunale di approvare un percorso che, su impulso del Sindaco di Napoli, sia finalizzato all’individuazione, anche mediante strumenti di democrazia partecipata, di beni immobili e terreni di proprietà privata che si trovino in uno stato di effettivo abbandono e che siano suscettibili di essere acquisiti al patrimonio immobiliare del Comune di Napoli. Ovviamente per chi ha delle cognizioni giuridiche ho detto tutto, per chi non le ha ci vorrebbe un corso di studi.

3) la terza delibera è quella che si intitola “adotta una strada” (clikka) su cui ho già scritto molto per le sue implicazioni con il tema della movida cittadina e disturbo alla quiete pubblica, a cui rinvio.

Ove mai vi fossero dei suggerimenti, come al solito, sono bene accetti.

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