Oggi ancora di più dobbiamo ricordarci di chi sono le responsabilità della condizione attuale della politica. Riporto quanto scriveva Paolo Sylos Labini sulla posizione assunta dai DS nel 1994 e nel 1996 sul conflitto di interessi di berlusconi per il possesso delle reti televisive che in virtù della legge vigente ne avrebbe dovuto far dichiarare la ineleggibilità sia nel 1994 che nel 1996: “Così, negli atti della Giunta per le elezioni della Camera di mercoledì 20 luglio 1994 a pagina 3 risulta che l’unico oppositore fu il deputato ds Luigi Saraceni, che, come dichiarò ad un mio amico del gruppo di pressione e come mi ha confermato oggi per telefono, prese la decisione autonomamente: i suoi colleghi ds votarono a favore. Tutto questo avveniva nel 1994, quando la maggioranza era del cosiddetto centrodestra. Anche più grave è ciò che accadde dopo le elezioni del 1996: allora la maggioranza era del centrosinistra ma non ci fu nessuna opposizione; anche in questo caso ho gli atti della Giunta – martedì 17 ottobre, pagine 10-12. Del 1996 il presidente D’Alema non parla. Di tutto questo scrissi diffusamente in un lungo articolo apparso nel fascicolo 5 del 2000 della rivista MicroMega; debbo ritenere che sia sfuggito alla sua attenzione”.
Lista dei Sindaci e Lista Arancione. Massimo Zedda
I Comuni hanno bisogno dei loro Sindaci per andare avanti. Ciò credo valga ancora di più per i Comuni nei quali c’è stata la “rivoluzione arancione”. Le politiche sono importanti, ma non dobbiamo perdere di vista il nostro obiettivo. Anch’io sono convinto che ci sarà bisogno di un contributo in termini di uomini in parlamento ma l’impegno deve essere dosato con la interlocuzione con quei soggetti, tra cui i partiti, che dimostreranno di volere veramente il cambiamento attraverso la sostituzione degli uomini che da decenni occupano il potere! Non ci potrà essere cambiamento senza il cd. cambio della guardia. Di seguito l’intervista di Zedda.
Da Il Manifesto del 4 agosto 2012 Giorgio Salvietti:
Massimo Zedda vuole continuare a fare il primo cittadino di Cagliari. Non crede in un partito dei sindaci che apra il centrosinistra alla cittadinanza attiva: «Sono di Sel e sostengo il mio partito» Che cos’è questa lista dei sindaci? Dopo l’accordo tra Bersani e Vendola si torna a parlare di un movimento che vede come protagonisti i primi cittadini della svolta arancione dello scorso anno, i quali scenderrebbero direttamente in campo con una loro lista per appoggiare il centrosinistra alle prossime elezioni. Sarebbe questa la via per coinvolgere la società civile, drenare la perdita di voti e di fiducia per la politica e arginare l’ascesa del Movimento Cinque Stelle. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ci crede e si è candidato ad esserne il fondatore e il trascinatore. Si fanno i nomi anche del sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, e del sindaco di Bari, Michele Emiliano, capeggiati non da De Magistris, ma da Giuliano Pisapia che avrebbe già dato la pro- pria disponibilità a Vendola e Bersani, e che sarebbe più gradito ai due leader. Pisapia però è in vacanza e nel suo staff più che di lista dei sin- daci si pensa a come aprire i partiti al contributo della cittadinanza attiva. Il Pd ieri ha negato l’esistenza di questa lista. E per Emiliano si tratta di un’ipotesi che non esiste «disegnata nel cielo». Ne parliamo con il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda. Sindaco allora cos’è questa lista?
Io non ne so niente. E in ogni caso non ho nessuna intenzione di candidarmi. In questo momento di crisi voglio stare vicino ai cagliaritani e fare il sindaco della mia città. E poi penso che bisogna procedere secondo certe priorità. Prima dobbiamo dire che paese vogliamo, avere un programma di governo intorno al quale costruire la coalizione di centrosinistra, quindi, attraverso le primarie, bisogna permettere agli elettori di scegliere il nostro candida- to alla presidenza del consiglio, e poi allargarsi, aprirsi e chiedere il so- stegno di tanti cittadini. Non si può parlare di liste prima di svolgere questo percorso fino in fondo. Infine io sono di Sel e sostengo la mia lista, non altre.
De Magistris però sembra avere un’idea diversa.
Io parlo per me, ovviamente. Ognuno è libero di fare come meglio crede, se lui vuole fare una lista è libero di farla, ma per me è prematura, prima serve costruire un pro- getto per il paese.
Ma tra voi, sindaci arancioni, ne avrete pur parlato.
Abbiamo parlato di tante cose ma non di questa. Abbiamo ottimi rap- porti tra di noi, De Magistris mi ha anche invitato a Napoli per una bellissima iniziativa sui beni comuni.
Il modello «arancione», però, si basa proprio sull’apertura dei partiti alla cittadinanza attiva, su questo i sindaci saranno chiamati ad avere un ruolo?
Un conto è dire che i sindaci del centrosinistra siano chiamati a dare il loro contributo e sostengano i partiti della coalizione, questi partiti si devono aprire alla società e su questo fronte i sindaci hanno molto da dare, ben altra cosa è parlare di una lista dei sindaci.
Che cosa pensa del patto Bersani-Vendola?
Mi pare sia un bene che si parli di programmi per il futuro governo del centrosinistra.
Anche senza Idv e magari finendo al governo con l’Udc?
Con Di Pietro credo che Vendola stia facendo tutto il possibile per ricucire e penso che Italia dei valori sia a tutti gli effetti una forza del centrosinistra. Quanto a ritrovarsi al governo con l’Udc al momento mi sembra che questa ipotesi sia molto lontana.
Non tanto lontana, dopo l’apertura di Vendola.
Vendola ha già chiarito la questione. E poi non mi appassionano queste discussioni col bilancino che sommano algebricamente le forze politiche. Mancano di contenuto e non appassionano neppure i cittadini. Invece c’è bisogno di coinvolgere tutti quelli che si sono comprensibilmente allontanati dalla politica per gli atteggiamenti e i giochi di poteri di molti politici.
Ma appunto a questo servirebbe la lista dei sindaci, ad aprirsi alla società e a tutti i delusi dal centrosinistra che potrebbero votare Grillo, o sbaglio?
A Cagliari, come a Napoli e a Milano il centrosinistra è riuscito a coinvolgere i cittadini. Quel modello ha pagato. Abbiamo vinto. Ora si tratta di ripetere quell’esperienza a livello nazionale.
Il patto fra Sel-Pd e le aperture al – l’Udc non rischiano di frustrare questa voglia di partecipare? An – che molti sostenitori di Sel sono perplessi.
Infatti bisogna ragionare di altro, dei contenuti, di lavoro, occupazione, lotta alla precarietà. Su questi temi si riesce a dare entusiasmo e voglia di partecipare, e così si trasforma un’alleanza tra partiti in un progetto per il futuro del paese.
Calcio e politica all’ultimo stadio. L’urbanistica in “Saldi”
La questione è al vaglio del Parlamento è pare che la soluzione ai problemi economici sia la cemetificazione dell’Italia con la costruzione di Stadi in deroga agli strumenti urbanistici! Non credo sia questa la soluzione del XXI secolo l’economia si muove su altri binari ed anzicché pensare a consumare territorio dovremmo iniziare a pensare a conservarlo! Non è possibile che si ragioni ancora così, mi chiedo se sia un caso la parallela discussione che si è introdotta a Napoli con la proposizione dello stadio a Ponticelli. Se vogliamo davvero cambiare questo paese dobbiamo iniziare a pensare che l’economia va guidata dalla politica e non viceversa. Di seguito incollo l’articolo che è uscito ieri sul Manifesto. Al Cemento Cemento Cemento io rispondo Conservazione del territorio ed economia verde.
Da il Manifesto del 15 luglio
LA LEGGE IN SENATO
L’effetto Europei di calcio ha dato i frutti sperati. Chissà se fuori dell’agenda protocollare se ne è parlato anche nella cerimonia di ringraziamento generosamente concessa al Quirinale: fatto sta che a quindici giorni dal fischio di chiusura del campionato europeo, alla camera dei deputati è stato approvato il provvedimento di legge che concede alla società di calcio la facoltà di realizzare, in deroga a qualsiasi regola urbana, nuovi stadi, ipermercati, alberghi e alloggi. Insomma, la solita
overdose di cemento. LA LEGGE IN SENATO La legge sugli stadi in discussione alla camera parte con tutta evidenza da un presupposto oggettivo: il deficit della squadre di calcio è arrivato a una voragine pari a un miliardo di perdita nei tre campionati, dovuti a spese folli e a gestioni irresponsabili. Nella nostra società a dominio finanziario, questo enorme debito mette in affanno le già affannate banche. Chi non ricorda la complessa trattativa sulla vendita della Roma Calcio effettuata lo scorso anno sotto la regia di Unicredit, fortemente esposta con la società calcistica romana. Che di legge a favore della speculazione immobiliare si tratti non c’è dubbio. Sempre le statistiche della Lega calcio ci dicono che gli introiti delle partite rappresentano soltanto il 18 per cento dei bilanci societari, mentre soltanto i diritti televisivi valgono più del 50 per cento. Non saranno dunque i nuovi stadi a rimettere a posto i bilanci delle società calcistiche, la legge approvata alla camera è l’ennesimo regalo al sistema bancario. Ne saranno felici Monti, Passera e i ministri che provengono da quel mondo. Ma non ne saranno felici i milioni di cittadini che in ogni città italiana vedranno crescere, in luoghi incontaminati in aperta campagna, nuovi quartieri strade e, forse, anche gli stadi. Si dirà che questo è un quadro fosco, o prevenuto. Basta allora ripercorrere l’incredibile vicenda avvenuta a Roma nel mese di aprile, quando è apparso su tutta la stampa nazionale un bando per cercare le aree dove costruire lo stadio della Roma Calcio promosso dalla Cushman & Wakefield, società controllata dalla Exor della galassia Fiat. Evidentemente chi non sa più produrre automobili sa invece come produrre plusvalenze immobiliari, perché la Cushman & Wakefield chiedeva ai proprietari delle aree la loro disponibilità ad alloggiare il nuovo stadio della Roma compreso albergo, ipermercato e quant’altro. L’importante era avere dieci ettari di territorio incontaminato. Questo è il provvedimento che è stato approvato alla camera dei deputati e che sta per essere inviato al senato, speriamo soltanto che ci sia un sussulto da parte di alcuni dei partiti, in particolare di chi fa opposizione al governo Monti, e da coloro che all’interno del partito democratico, come Roberto Della Seta, sono risolutamente indipendenti dalla cultura che domina quel partito. La legge andrà in discussione al senato e speriamo che invece di continuare con il sistema delle deroghe si ricominci a parlare di ripristinare le regole e a mettere i bisogni sociali al primo posto dell’agenda politica.
Il parco buoi ed il mercato della politica
La notizia della giornata mi fa riflettere: Samuele Piccolo (PDL ma forse poteva essere anche di un altro partito) trentenne Vicepresidente del Consiglio Comunale di Roma arrestato per reati gravi. Mister 19.000 preferenze il più votato a Roma. Samuele Piccolo se non fosse stato arrestato ce lo saremmo trovati sicuramente in parlamento alla prossima tornata elettorale (e non è detto che ciò non accada). Della serie il nuovo che avanza.
Oggi a Napoli è stata data la cittadinanza onoraria a Salvatore Borsellino due cose mi hanno colpito la prima la speranza di Salvatore quando ha detto “se mio fratello è morto per salvare il paese allora ringrazio Dio” (mi sono commosso), la seconda quando Antonio Ingroia, ha detto che il 1992 segnò la fine della I repubblica ed oggi siamo alla fine della II repubblica e forse la prima era meglio! Berlusconi è il candidato premier di un qualcosa che non ho capito se è il PDL o altro. Quale sarà il ruolo dei cittadini? Forse quello di ratificare le scelte dei partiti votando facce più o meno sconosciute in listini bloccati? Che schifo! Non mi fido! Mi torna in mente il cd. parco buoi che nel gergo economico di borsa sono la moltitudine dei piccoli investitori buoni solo ad essere munti dal mercato solo che in questo caso il mercato sta già mungendo il sangue dei greci, degli spagnoli e degli italiani. Chissà come andrà a finire.
Da la Repubblica on line di oggi 13 luglio 2012
I magistrati illustrano la “gestione illecita” delle società che facevano capo al politico e ai suoi familiari. L’organizzazione “ruota intorno a consorzi sistemati su tre livelli”. E nei file contenuti nel pc “elenchi di 8mila nominativi ai quali si affiancavano le voci ‘pagato’ e ‘prelevato'” La gestione illecita delle società che facevano capo alla famiglia Piccolo fruttavano fondi per cifre che arrivavano a 350mila euro e che in parte servivano per finanziare anche la carriera politica di Samuele Piccolo, il vicepresidente del Consiglio comunale capitolino finito agli arresti domiciliari. Lo scrivono i magistrati nella richiesta di ordinanza di custodia cautelare.
“Un flusso di denaro – scrivono i pm – che confluisce in una gestione occulta. Si tratta di somme quantificabili in un importo mensile compreso tra 250mila e 350mila euro e che trovano una notevole corrispondenza con l’importo dell’Iva che le cooperative hanno nel tempo riaddebitato ai consorzi e alle società di livello superiore”.
L’autista di Piccolo al servizio della famiglia. E Samuele “prendeva ordini da Massimiliano”
Il ritratto di Samuele Piccolo/Mister preferenze e signore delle tessere
Le diverse cooperative costituite dal gruppo facevano riferimento a due consorzi, il gruppo Servizi generali e il Gruppo Servizi globali. “La struttura è organizzata su tre livelli – scrivono i pm – il primo livello è costituito da cooperative, prevalentemente costituite da stranieri, che mettono a disposizione forza lavoro. Il secondo livello è costituito dai cosiddetti consorzio-filtro, e un terzo livello costituito dai consorzi capofila”.
“Il terzo livello acquista i lavori dai clienti finali e li affida ai consorzi filtro, i quali, a loro volta, li affidano alle cooperative di primo livello”. Per i giudici, inoltre, “è assai difficile ipotizzare consistenti importi di Iva a carico di tali cooperative alla luce del fatto che il costo della manodopera, il principale fattore produttivo utilizzato, è esente da Iva”.
L’elenco. In elenchi trovati nei pc esaminati dalle fiamme gialle erano presenti le voci “ricevuta”, “pagato”, “prelevato”. In particolare, secondo i magistrati, le “indagini hanno permesso di acquisire elementi documentali e testimoniali che evidenziano una commistione tra l’attività della consorteria criminale e l’ottenimento di positivi risultati elettorali”.
Nel pc utilizzato da uno degli indagati, il gestore delle risorse finanziarie del gruppo, è stata trovata “una cartella contenete file riferibili all’attività politica di Piccolo. Molti file consistono in lunghissimi elenchi in formato di tabelle di persone fisiche, fino a circa 8mila nominativi, in vari stadi di avanzamento, che sembrano compilati ‘a pezzì da vari soggetti non identificati e indicano gli acronimi ‘rdl’e ‘rdp’, che come verrà riferito da persone a conoscenza dei fatti, acronimi rispettivamente di ‘rappresentante di listà e ‘rappresentante di plesso’.
Per ogni soggetto è indicato, tra l’altro, il numero di cellulare, i dati anagrafici, il municipio e la sezione di appartenenza. Inoltre in alcuni file, in riferimento ad ogni persona ci sono anche le colonne ‘ricevuta’, ‘pagato’, ‘prelevato'”.
La concertazione con i sindacati
Non capisco come si possa dire che la concertazione è la causa dei mali dell’Italia. Spero che la infelice frase di Monti non celi un atteggiamento, direi quasi snob, verso i sindacati che, peraltro, è il caso di ricordare sono previsti dalla nostra costituzione (art. 39). Sottolinierei, invece, che tra le tanti parti della Costituzione inapplicate figura l’art. 46 che nella sostanza prevede la partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa. Mi rendo conto che queste rappresentanze potrebbero essere facilmente aggirate attraverso partecipazioni fittizie ma con controlli seri e con “sindacati seri” la presenza di una rappresentanza di lavoratori in CDA garantirebbe i lavoratori stessi ed il mercato poiché si potrebbero forse evitare quelle scellerate operazioni esclusivamente finanziarie che spesso hanno portato le aziende al fallimento senza nessuna considerazione dei lavoratori creando, a catena, difficoltà economiche ad altre imprese in un modo in un altro collegate alle fallite. Basta affacciarci alla finestra dell’Europa per constatare che in Germania, l’auspicio lanciato sessant’anni fa dai nostri costituenti, è pienamente applicato. Difatti nel CDA della Volkswagen c’è una rappresentanza dei lavoratori. Si potrebbe, infatti, prevedere per le imprese che si vogliono quotare in borsa l’obbligo di avere nel CDA una quota di lavoratori a garanzia del buon andamento del mercato. Non nascondo e ne sono contento che mi stupisco sempre quando leggo pezzi della nostra sessantenne costituzione inapplicata.
Da Il Mattino del 12 luglio 2012
L’Italia ha intrapreso «un percorso di guerra durissimo che non è ancora finito». Nel giorno in cui «promuove» Vittorio Grilli da vice a ministro dell’Economia, Mario Monti lancia un forte richiamo a non abbassare la guardia di fronte alla crisi. Non ce l’ha con i partiti e con il Parlamento, che hanno dimostrato «responsabilità» in questo momento «drammatico», ma con le parti sociali, invitandole ad avere un atteggiamento di «collaborazione» e a considerare morta e sepolta la concertazione che «è tra le cause dei nostri mali». Poi rivela: «Berlusconi al G20 di Cannes subì pressioni fortissime per cedere sovranità fino all’umiliazione». Insorgono i sindacati con Camusso (Cgil) che attacca il premier. Temerario, coraggioso, o semplicemente realista? Mario Monti va all’attacco della concertazione, non si sa quanto consapevole di avere di fronte l’autentica Maginot sindacale. Comunque un caposaldo confederale da almeno un ventennio. E le organizzazioni dei lavoratori rispondono con un robusto fuoco di sbarramento. Per la storia, il gigantesco sistema francese di fortificazioni cadde sotto l’assalto dei tedeschi. Da noi lo scontro è appena aperto.
Il contrattacco durissimo. Susanna Camusso: «Credo che il premier non sappia di cosa stia parlando. Vorrei ricordargli che l’ultima concertazione nel nostro Paese è quella del 1993. Un accordo che salvò il Paese dalla bancarotta con una riforma delle pensioni equa, al contrario di quella fatta dal suo governo». Il leader della Cgil amplia anche il raggio dei colpi: «Le lezioni di democrazia sono sempre utili, prendere lezioni da chi è cooptato e non si è misurato con il voto e un po’ imbarazzante per il futuro democratico del Paese. Farlo poi nella platea delle banche e degli interessi bancari nella crisi meriterebbe una riflessione».
Il Patto per l’Italia del ’93 tra Ciampi e sindacati è il cardine sul quale ruotano gli obici e partono i tiri delle confederazioni. Sergio D’Antoni, che quell’intesa firmò da numero uno della Cisl, prova a dare al premier una lezione anche di tipo storico: «La concertazione ha contribuito a risolvere i problemi dell’Italia e da Monti è arrivata una cattiva ricostruzione degli avvenimenti. A spingere il Paese sull’orlo del baratro è stato invece il decennio berlusconiano». Dunque, non i sindacati e non la concertazione. Il «generale» della Cisl di oggi, Raffaele Bonanni, sottolinea come non ci sia alternativa alla concertazione in nessun Paese a democrazia matura e ad economia avanzata: «I governi per quanto autorevoli e composti da personalità di altissimo profilo, non possono guidare da soli questa difficile stagione di cambiamenti e riforme senza un ampio consenso mentre le forze sociali non devono porre veti». E aggiunge: «Proprio perché abbiamo intrapreso un percorso di guerra, come dice Monti, bisogna moderare i toni sia da parte di chi ci governa sia delle parti sociali». Infine: «Vedo troppa agitazione e troppi toni esacerbati da una parte e dall’altra. Dobbiamo tutti portare un contributo per uscire dalla crisi ed il governo deve sforzarsi di fare sintesi, leggendo e facendosi interprete di tutte le istanze del mondo sociale per il bene dei cittadini». Invito girato, certo all’esecutivo, ma anche a Camusso e Confindustria.
Per Luigi Angeletti oggi è la stessa Europa a consigliare il dialogo sociale come strumento di crescita. Come dire, il presidente del Consiglio si dovrebbe guardare un po’ intorno. «Il nostro premier – ironizza il segretario generale della Uil – è più realista del re: pensa di poter salvare l’Italia senza preoccuparsi di salvare gli italiani. Forse un ascolto più attento delle aspettative di lavoratori e pensionati ci farebbe uscire dalla crisi tutti insieme, prima e meglio. Ma, evidentemente, confonde concertazione con consociazione». Replica a Monti anche il leader dell’Ugl, Giovanni Centrella: «Riduttivo oltre che irrispettoso nei confronti dei sindacati e dei lavoratori affermare che siano stati gli esercizi di concertazione a generare i mali di cui oggi il Paese soffre».
