Il pericolo degli Aerei su Capodimonte nell’indifferenza generale

aerei-su-capodimonteOggi su Repubblica Napoli c’è il grido di allarme del Direttore del Museo di Capodimonte (clikka) per il passaggio degli aerei sul sito museale sennonché questa storia è tanto paradossale da sembrare una barzelletta e, fino a quando non accadrà una disgrazia (spero mai) la politica se ne disinteresserà così come pure la magistratura. In sostanza su Capodimonte e sul relativo museo e testa dei nostri concittadini, abbiamo circa 20 aerei/ora nel fine settimana (circa 1 ogni 3 minuti) con una media di 15 ogni ora durante la settimana, dalle 7 del mattino, alle 23 della sera. Il bello è che questa enorme quantità di aerei passa “abusivamente” nel corridoio sopra la III municipalità che dovrebbe essere usato solo in caso di CALAMITA’ NATURALE O DI GUERRA. Ovviamente, Voi direte che a Napoli c’è una costante calamità naturale ovvero una costante guerra in atto sicché l’emergenza è giustificata.

Ebbene, il bello è che l’ENAC a causa della infrazione condanna le compagnie aeree a pagare una multa di soli e miseri €. 300,00, cosicché le compagnie aeree preferiscono pagare anziché rispettare le regole perché il costo del carburante necessario a garantire la sicurezza dei cittadini sarebbe superiore alla multa. Eppure, un buon amministratore non dovrebbe far altro che aumentare la multa in modo da rendere sconveniente mettere a rischio la vita dei cittadini napoletani! Ci sarà mai qualche politico con gli attributi in grado di dirla questa cosa così come l’ho detta io? Immagino la perplessità del Direttore Francese alle prese con questo assurdo problema e come lo racconterà ai suoi connazionali d’Oltralpe che immagino si faranno delle grosse e grasse risate francesi.

Forse anche su questa cosa non guasterebbe un po’ controllo popolare !!

I Napoletani quando vanno allo Stadio pagano due volte

ultrabigliettistadioCon l’avvio del campionato è riapparsa sulla stampa cittadina quella che ormai è da considerare l’annosa questione del rinnovo della convenzione dello Stadio San Paolo con l’aggiunta, quest’anno, delle rimostranze dei tifosi delle Curve che lamentano l’ingiustificato aumento del prezzo del biglietto nei settori cd. popolari. Il 21 settembre scorso anche la commissione consiliare del Comune di Napoli, lancia in resta, ha voluto mettere mano all’argomento. Sembrerebbe, però, che siano passati invano sei anni, poiché le medesime questioni sono riemerse inalterate, così come le trovai io stesso nel 2011, quando ero presidente della stessa commissione. In sostanza di nuovo si discute di canone di locazione e di compensazioni per lavori previsti ed eseguiti addirittura nella lontana stagione 2005/2006. Lo stesso Direttore Generale ha dichiarato, nella citata recente commissione consiliare, che il Comune di Napoli sarebbe addirittura ancora debitore verso la Concessionaria, nonostante il mancato pagamento dei canoni di locazione, per ben oltre un milione di euro, da parte della SSNC, come certificato con una nota del Servizio risalente al 06.06.2016 (clikka) a cui vanno aggiunte le somme nel frattempo maturate. Sennonché, è il caso di osservare, che proprio i citati lavori, più volte eccepiti in compensazione dalla concessionaria e dei quali io stesso, nelle mie passate funzioni pubbliche, chiesi invano la documentazione, furono ritenuti “inconsistenti” dalla Procura della Corte dei Conti, tanto da spingere il Patron del Napoli a versare nel febbraio 2014, dopo l’intervento del Giudice Contabile, i canoni dovuti all’Amministrazione dal 2006 al 2014, per la somma complessiva di €. 6.230.000,00. Appare singolare la circostanza nuovamente riproposta e, pertanto, credo sia utile che i cittadini ricordino che con la  convenzione del 2005, ormai scaduta, si stabilì, forse “giustamente”, per le particolare condizioni nelle quali versava la squadra cittadina, di fare dei “regali” al Calcio Napoli, tanto è vero che nella citata convenzione (art. 12.11) l’amministrazione rinuniciò, senza neppure specificare il quantum, ad ogni credito pregresso per l’uso dell’impianto relativo alla stagione 2004/2005 e maturato fino alla data del 03.11.2005. Ancora con un addendum alla medesima convenzione del 2005 il Comune di Napoli, oltre ad assumersi gli oneri di alcuni importanti lavori di ristrutturazione comunque eseguiti, abbuonò al Calcio Napoli anche il corrispettivo dovuto per la pubblicità, comprese imposte e tasse, per un intero quinquiennio, assumendosi, quale ulteriore “regalo” alla squadra cittadina e previo esperimento delle relative procedure amministrative, anche gli altri oneri relativi alla installazione degli ormai famosi tornelli, previsti dal Decreto Pisanu che, a mente dell’art. 8 dello stesso, sarebbero dovuti essere a carico della società. Somma che poi si è rivelata essere pari a circa 2 milioni di euro, di cui si ridiscute nuovamente per l’ennesima volta perché vi sono “difetti” amministrativi insormontabili che ne impediscono il riconoscimento. Infine, come se non bastasse il Comune di Napoli, sempre con la citata convenzione del 2005, e come ulteriore “regalo” si assunse anche gli oneri fino a 250.000,00 €. per il rifacimento del campo di gioco ove ritenuto necessario (art. 13.2). Credo in buona sostanza essere fuor di dubbio che il Calcio Napoli continui a Giocare al San Paolo, per il quale per fortuna oggi, nonostante sia scaduta la convenzione, si possono applicare le tariffe che furono create ad hoc dal servizio nella passata consiliatura e che io stesso, mediante un emendamento, approvato dal consiglio comunale, ritoccai aggiornandole, altrimenti non avremmo avuto alcun riferimento per consentire alla nostra squadra cittadina di continuare a giocare nel Tempio del Napoli. Ad ogni buon conto a fronte dei tanti “regali” fatti dai Cittadini Napoletani, credo sia dovuto un atto di attenzione da parte del Patron calmierando il costo dei biglietti delle Curve, per consentire ai Napoletani di continuare a tifare. Nella speranza che si giunga presto a stipulare una nuova convenzione su modello di quelle già stipulate in tante altre grandi e piccole città italiane onde evitare che i napoletani paghino due volte lo stadio come contribuenti e come tifosi.

san-paolo-abbassare-i-prezzi-delle-curve-repubblica (clikka)

 

Stadio Collana: Storia di Ordinaria non Amministrazione

CollanaStadioStamane su Repubblica Napoli una questione della quale mi sono occupato, che riguarda alcuni aspetti gestionali dello Stadio Collana (clikka). Ad ogni buon conto è fuori di dubbio che la vicenda che sta attraversando lo Stadio Collana ed i circa 5.000 Sportivi al giorno che lo frequentano ha aspetti alquanto singolari, purtroppo tipici delle amministrazioni del sud Italia dove all’ordine si sostituisce, per una sorta di maledizione divina, il disordine amministrativo. Incredibilmente su quest’importante impianto cittadino, di proprietà regionale, si sta consumando la legge del contrappasso, dove il Comune di Napoli è allo stato un “occupante abusivo” della struttura, in conseguenza della scadenza del contratto di comodato con la Regione Campania, alla stregua delle tante associazioni sportive che occupano ormai “sine titulo” gli impianti in proprietà comunale della legge 219/1981. Per intenderci, i grandi impianti sportivi come la piscina Poerio, al Corso Vittorio Emanuele, l’Acqua Chiara, al Frullone, il PalaStadera, il PalaArgine e tanti altri, realizzati con la legge sul terremoto e dati in gestione al CONI con convenzione ormai scaduta da anni senza che si sia provveduto per tempo ai rinnovi nel rispetto della legge. Che tale modalità gestionale sia amministrativamente scorretta lo dimostra il fatto che le tante associazioni che usano con profitto sociale e sportivo i citati impianti cittadini non hanno potuto opporre alcun titolo di detenzione in svariate occasioni con notevoli difficoltà; per esempio, per ottenere il certificato di prevenzione incendi, le autorizzazioni dell’ASL o semplicemente per ottenere l’allaccio della corrente elettrica o dell’acqua. Ebbene, l’importante impianto vomerese è afflitto dalla medesima malattia, che, in questo caso, ha colpito lo stesso Comune. Al caos amministrativo ha corrisposto il caos gestionale nell’indifferenza generale. In questa situazione, infatti, non destano sorpresa le dichiarazioni del patron del calcio femminile, che, nel caos generale ed a buon diritto, afferma di aver investito nella struttura vomerese circa trecentomila euro in lavori per spogliatoi ed attrezzature giungendo addirittura a trasformare la “vecchia e pericolante” palestra di basket in un campetto di calcio. Come io stesso constatai qualche tempo fa, nelle mie funzioni di Presidente della Commissione Sport del Comune di Napoli, alcuna traccia vi è dei documenti di autorizzazione dei lavori che, a quanto pare, furono eseguiti in “economia” quasi si trattasse di un immobile privato. Peraltro, sempre nello Stadio Collana (e ciò accade anche alla piscina Scandone) i tanti sportivi per fare una doccia ed asciugarsi i capelli devono acquistare delle tessere, i cui proventi non vanno nelle casse Comunali, neppure in minima parte, ma in quelle di una società privata – che si dovrebbe occupare di cambiare qualche rubinetto e della piccola manutenzione, rimanendo i costi dell’energia elettrica e dell’acqua a carico delle “scassate” casse del Comune di Napoli con condizioni contrattuali assolutamente entieconomiche per il Comune – in virtù di un contratto che si sta prorogando senza die – che anche durante la trascorsa consiliatura, nonostante le mie sollecitazione, non hanno ricevuto verifica. Cosa dire, infine, ma ci sarebbe ancora molto da dire, dell’appartamento del custode del Collana, la cui occupazione da parte dei discendenti di quest’ultimo fu anch’essa oggetto di attenta valutazione da parte dell’assessore ai diritti ed alla sicurezza Pino Narducci, di cui poi se ne sono perse le tracce con le sue dimissioni. Il mondo dello Sport non merita tutto questo. Non è, infatti, possibile tollerare che ancora oggi il regolamento comunale per l’uso e la gestione degli impianti sportivi risalga al 1997, nonostante avessi depositato il 21.11.2012 una proposta di regolamento redatta con la collaborazione del mondo sportivo e della scuola. Se non si comincia a mettere mano all’impiantistica sportiva con un ordinato iter amministrativo avremo sempre un imperante mala gestio della cosa pubblica con immancabile pregiudizio del diritto allo sport dei cittadini.

Riguardo ai Fhon uno stralcio dell’esposto alla Corte dei Conti: “Nell’esercizio del mio mandato di Consigliere Comunale e componente della Commissione Impiantistica Sportiva del Comune di Napoli sono venuto a conoscenza della esistenza della installazione di temporizzatori delle docce e degli asciugacapelli a pagamento presso gli impianti Sportivi natatori del Collana e della Scandone i cui proventi vengono incassati da una società privata Romano Control System S.r.l. che si occupa solo ed esclusivamente della manutenzione delle apparecchiature di temporizzazione e non della manutenzione dell’impianto idrico ed elettrico. Gli importi, pare, siano incassati da un delegato della società ed ammontano ad €. 2,00 per acquisto scheda ed ad €. 1.40 per ogni ricarica delle schede che prevede 8 passaggi tra docce ed asciugacapelli (mediamente un utente delle piscine consuma circa due passaggi a volta tra doccia ed asciugacapelli). La frequentazione dell’impianto natatorio del Collana e di circa 2000 utenti all’anno mentre quella della Scandone è di circa 5000 utenti all’anno di modo che gli importi potrebbero essere considerevoli e secondo una simulazione del tutto ipotetica derivante da informazioni assunte da addetti alle piscine, circa €. 14.000, per acquisto schede (7.000 utenti X 2 €.) e circa €. 616.000,00 per ricariche, se si considerano circa 2 €. a settimana per ogni utente (6 passaggi doccia e 6 asciucacapelli) X 4 settimane X 11 mesi di funzionamento degli impianti X 7000 utenti.

La lobby del Gioco D’Azzardo in Movimento in Parlamento

baretta-testataDopo il Regolamento del 21.12.2015 che limita la diffusione del gioco d’azzardo, che ho proposto e fatto approvare al Comune di Napoli me lo aspettavo! Le lobby del dell’azzardo sono in movimento e sono preoccupanti le dichiarazioni che ha fatto il sottosegretario all’economia Pier Paolo Baretta (il cognome è tutto un programma).

In sostanza lo scambio e l’imbroglio sarebbe questo: fuori le slot da tabaccai e bar e liberalizzazione sfrenata delle sale da gioco di modo che potranno spuntare come funghi (come oggi del resto) in ogni città! E’ chiaro che occorre mantenere alta l’attenzione e non consentire che nella prossima legge di stabilità si inserisca un comma nascosto che impedirà agli enti locali di disciplinare e limitare ciò che è ormai una vera e propria piaga sociale! Si capiscono allora le dichiarazioni di Renzi di qualche giorno fa che sembravano andare nella direzione della lotta alla ludopatia, invece, sarà una sorta di contentino per aggirare le opposizioni.

Giochi, Baretta (MEF) intervista esclusiva ad Agimeg: “Riforma del settore entro l’anno. Spero che gli enti locali dimostrino con i fatti la stessa nostra voglia di condivisione e confronto”

“Una riforma organica del settore del gioco pubblico in Italia ci sarà e vedrà la luce entro l’anno”. Parola del sottosegretario all’Economia con delega ai giochi, Pier Paolo Baretta, che interviene a 360° gradi su passato, presente e futuro del mercato del gioco in una esclusiva intervista rilasciata ad Agimeg (intervista a cura di Fabio Felici e Daria Contrada)

Il settore dell’azzardo è entrato con forza sulla scena politica negli ultimi giorni, anche in vista del tanto atteso accordo che il governo deve trovare con gli enti locali. L’ultima riunione della Conferenza Unificata si è chiusa con un nulla di fatto perché le Regioni hanno chiesto più tempo per valutare le proposte del governo. A che punto siamo?

“Credo si possa riprendere il dialogo con gli enti locali, sono disponibile a misurare le controproposte che dovessero esserci. Il tema del gioco non credo sarà comunque all’ordine del giorno della Conferenza Unificata del 15 settembre, ma mi auguro ugualmente di riuscire ad andare in Conferenza tra fine settembre, inizio ottobre, o per chiudere o per un ulteriore passaggio chiarificatore”.

Che succede se non si chiude l’accordo?

“Il governo ha optato per una linea di confronto e condivisione; nonostante ciò alcuni Enti locali, negli ultimi giorni, stanno legiferando senza attendere la conclusione del confronto. Ad esempio non mi pare una buona idea spostare la linea del gioco in periferia, creando una sorta di zone a luci rosse. Dà un’idea di città sbagliata. Non dobbiamo creare ghetti. Spero, quindi, che non prevalga una opposizione immotivata e ad oltranza, anche perché i tempi per una riforma organica sono stretti. In tal senso la prossima Legge di Stabilità potrebbe essere lo strumento per risolvere la questione che comunque spero trovi sbocco prima, ovvero in Conferenza Unificata. C’è anche una sorta di “piano B” che prevede la ripresa dell’esame delle proposte di legge congelate in Parlamento, primo fra tutti il disegno di legge di riordino del settore a prima firma del senatore Pd Mirabelli. Tornando alla Stabilità non credo comunque ci siano spazi per aumentare ulteriormente l’imposizione fiscale sul gioco, tanto più se riduciamo l’offerta”.

La classificazione delle sale non convince gli enti locali. L’assessore Garavaglia lo ha provocatoriamente definito un ‘condono’. Lei sta preparando una contromossa per cercare di chiudere l’accordo?

“Parlare di condono è fuori luogo. Nella mia proposta si prevede un controllo maggiore nelle sale dedicate e un maggior coinvolgimento della Polizia locale. Affidiamo così agli enti locali una responsabilità primaria nella gestione del territorio. Io credo che l’idea di stabilire controlli più efficaci nelle sale sia proprio il contrario di un condono: noi proponiamo la certificazione delle sale e l’eliminazione delle macchinette nei bar e nei tabacchi, francamente non si capisce il perché dell’opposizione”. Non ci sono dubbi: la riforma “è inevitabile, o fatta un pezzo alla volta o tutta insieme”. Calendario alla mano, “da qui a dicembre andrà fatto il grosso del lavoro. Ricordiamoci che dal 1° gennaio inizia una fase importante con la sostituzione degli apparecchi con le awp da remoto. Il 2017 sarà insomma un anno importante per una fase di riforma del settore”. dar-ff/AGIMEG

http://www.agimeg.it/giochi-baretta-mef-intervista-esclusiva-ad-agimeg-riforma-del-settore-giochi-entro-lanno-spero-gli-enti-locali-dimostrino-fatti-la-stessa-nostra-voglia-condivisione/

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