La politica e l’Area NATO di Bagnoli – Occorre Vigilare!

VarrialeIeri al Consiglio Comunale avrei voluto fare un intervento per invitare l’Amministrazione Comunale ad occuparsi di ciò che sta accadendo a Bagnoli con riferimento al Collegio Ciano meglio conosciuto come Base NATO e non mi è stato possibile perché (credo per giochi politici) non abbiamo raggiunto il numero legale (c’era la questione CAAN e mercato Ittico).  La questione è questa: L’ex base NATO pare che sia (uso il condizionale perché si dovrebbe fare uno studio) della Fondazione Banco Napoli per l’Assistenza all’infanzia, nata dalla trasformazione di una IPAB (istituto per l’assistenza e beneficenza, che era pubblica!!) mentre la Fondazione viene dichiarata di diritto privato (?) come si legge nello statuto della fondazione (clikka). Bene nella Fondazione c’entra anche il Comune che ha il ruolo di nominare un consigliere di amministrazione e l’area della ex NATO è nel territorio cittadino, quindi, credo che dovremmo avere sicuramente qualcosa da dire almeno per l’indirizzo da dare all’area ed, invece, niente di tutto questo perché la Regione giocando in solitaria ha dichiarato di volerci trasferire i suoi uffici. Per tutta risposta l’amministratrice della Fondazione dott.ssa Lidia Genovese (nominata pare ai tempi di Bassolino e Iervolino e comunque ascrivibile in quell’area) con delibera del 13.12.2012 (clikka), in soldoni, ha chiesto alla Regione se ci vuole trasferire gli uffici ed in mancanza di dichiarazione entro il 28.12.2012, in tal senso, ha disposto che per il Collegio Ciano (la base ex NATO) dal 31.12.2012 si raccolgono manifestazioni di interesse per chi volesse utilizzare il complesso. La cosa mi preoccupa perché il Collegio Ciano fu riservato storicamente per opere di assistenza e beneficenza (era come detto in proprietà di una IPAB) ed oggi dopo decenni di occupazione militare sarebbe il caso di restituirlo alla sua destinazione originaria. Ad ogni buon conto occorre che si vigili perché la gestione della Fondazione credo che possa instillare qualche perplessità. Infatti, nel cercare le carte ho scoperto che un appartamento della Fondazione nella prestigiosa Via Petrarca, è stato assegnato in affitto ad un politico (tal Salvatore Varriale Superdirigente della giunta Caldoro ed ex deputato in calce il curriculum) che non accontentandosi neppure di quello che aveva avuto ha chiesto di poterlo sostituire con un’altro sito sempre in via Petrarca, come si capisce dalla delibera del 28.10.2011 (clikka). Ora sono convinto che siano state rispettate tutte le procedure ma credo che i politici per quanto è accaduto in passato dovrebbero stare alla larga dalle case! Comunque spero che qualcuno di buna volontà indaghi almeno per sapere quanto paga il politico di affitto!

13 aprile 2012 Corriere del Mezzogiorno

Nuova «macchina» regionale: arrivano 5 super-dirigenti

Salvatore Varriale nominato Capo del Dipartimento dipartimento delle risorse finanziarie,
umane e strumentali. Nato a Napoli il 9 agosto del 1954. Nel 1983 consegue presso l’Università di Napoli Federico II la laurea in Economia e Commercio.
Deputato, è stato componente della commissione Finanza della Camera. Dal 2004 al 2010 è
stato componente deI nucleo di valutazione e controllo strategico dell’Inpdap.
In virtù di questa nomina ha diretto una struttura complessa di carattere economico
gestionale. Revisore dei conti presso Ansaldo trasporti ed Enel Facility management spa.
Nel 2010 ha collaborato con l’Anci Campania ed è componente Caff quale Esperto
Federalismo Fiscale.
Sempre nel 2010 è Componente Commissione affari finanziari della Conferenza StatoRegioni.
Nel 2011 è Presidente del Cda della Soresa (Società Regionale per la Sanità Spa).

I Regali della Regione Campania

E’ interessante vedere come la Regione Campania ha elargito oltre 1.600.000,00 €. ad enti ed associazioni varie. A pensare male verrebbe in mente che è iniziata la campagna elettorale spero che in questo momento di così grave crisi abbiano un valido fondamento questi regali e che siano rispettate le norme previste e sopratutto il principio di imparzialità della pubblica amministrazione. L’elenco è lunghissimo e ci sono somme da 500,00 a 30.000,00 euro di soldi pubblici erogati per ragioni che dagli atti pubblicati non è dato sapere. Mentre il Comune di Napoli annega nei debiti la regione fa i regali. Buona lettura

contributi elargiti dalla Regione Campania clikka

L’utopia della politica ed i costi dei politicanti

Ritorno sull’argomento perché è una cosa che mi colpisce particolarmente e mi fa schifo, si è scoperto non il vaso di pandora ma quello da notte! La questione ovviamente dal punto di vista del diritto penale potrebbe anche non avere rilevanza ma dal punto di vista della moralità di questa classe politica si! La legislazione regionale della Campania per quello che ho capito, infatti, non prevede l’obbligo di rendicontazione delle cd. spese politiche e di rappresentanza potendosi con ciò inserire (direbbe qualcuno) laqualunque a giustificazione delle spese, ma la cosa è ovviamente ancora più grave perché alla eventuale violazione ed abuso di uno si sostituisce ed emerge la inadeguatezza di un intero sistema ed un pactum sceleris di un intera classe politica volto unicamente a proteggersi facendo in modo di rientrare delle cd. spese elettorali con un surplus significativo.  Non è possibile stringere la cinghia intorno al collo dei cittadini per poi succhiare le sostanze di uno stato in crisi senza vergognarsi! In questo ci metto anche le prebende dei parlamentari di cui tanto si è (inutilmente e senza significativi risultati) discusso. Per quanto mi riguarda per le cd. spese economali che sono assegnate al gruppo Napoli è Tua del Comune di Napoli di cui faccio parte ho sempre chiesto al mio capogruppo di interpretare con rigore la normativa relativa alla rendicontazione e spero di aver riposto bene la mia fiducia. Il problema serio è che oggi per una competizione elettorale anche al Comune si spendono cifre astronomiche, difatti ho sentito parlare, per le comunali di somme che si aggirano intorno ai 30.000,00 €. con punte che possono arrivare anche a centinaia di migliaia di euro. E’ chiaro che questo ci pone difronte ad un grosso interrogativo: come farà il consigliere a rientrare dell’investimento fatto? e poi sarebbe disposto a votare, secondo quello che egli ritiene il bene e l’interesse pubblico, pur provocando la caduta della giunta perdendo, quindi, azzerando quindi il suo investimento ? Le amministrative che abbiamo vissuto a napoli sono state assolutamente sui generis, io in condizioni normali sarei forse appena appena stato eletto alla municipalità con i miei 589 voti ma oggi posso dire che sono assolutamente libero di scegliere ciò che ritengo utile per la comunità senza mezzi termini, le mie spese elettorali infatti non superano i 1200 €. Questi sono i temi che dobbiamo affrontare con serietà. I partiti devono selezionare la classe dirigente ed i cittadini devono essere liberi di scegliere senza condizionamenti ma questa forse è l’utopia della politica ma io non posso pensarla diversamente.

I giornali ancora sulla questione:

Da Il Mattino del 23.09.2012

Paolo Mainiero
- Regione Campania

C’è un anello debole, debolissimo, nella catena milionaria dei fondi ai gruppi consiliari: i consiglieri regionali non sono tenuti a rendicontare le spese sostenute con le risorse loro assegnate. La legge che disciplina il funzionamento dei gruppi è del 1972, è stata modificata nel 1973, nel 1977, nel 1978 (due volte), nel 1987, nel 1988, nel 1996, ma mai è stata inserita la norma che obbliga a spiegare formalmente come i soldi sono stati spesi. Una lacuna che il consiglio vuole ora colmare attraverso una proposta di legge, presentata da Gennaro Salvatore (Nuovo Psi), Gennaro Oliviero (Pse), Angelo Marino (Città nuove), che punta a regolamentare l’utilizzo dei fondi. In particolare, ogni gruppo avrà l’obbligo di presentare, entro il 31 marzo di ogni anno, un rendiconto analitico della gestione di tutti i fondi assegnati, indicando eventuali avanzi o disavanzi di gestione. L’Ufficio di presidenza provvede poi a verificare la regolarità della rendicontazione ed emette, entro il 30 giugno, certificazione di regolarità contabile. Se dall’esame dovessero risultare irregolarità o il rendiconto non fosse stato trasmesso, l’Ufficio sospende l’erogazione della quota successiva. Il gruppo, dal canto suo, ha la possibilità entro 30 giorni di mettersi in regola. Se, però, trascorsi i termini, il gruppo non dovesse sanare le irregolarità o trasmettere il documento contabile, l’Ufficio di presidenza trattiene i contributi per il funzionamento dei gruppi relativi all’anno successivo, in una somma pari agli importi di cui non è stata trasmessa la documentazione.
Come spesso succede si chiude la stalla dopo che i buoi sono scappati. La legge, quella del 1972, stabilisce che ai gruppi e ai consiglieri è assegnato un contributo fisso mensile. Si partì, quarant’anni fa, da 300.000 lire al gruppo e 100.000 ai consiglieri. Le cifre, modifica per modifica, sono lievitate fino ad arrivare, nel 1996, a 500.000 lire al gruppo e 800.000 al consigliere. Con il passaggio all’euro si è finiti ai numeri attuali: il tetto massimo è di 2.100 al gruppo, 1.100 al consigliere. Per il 2012, il fondo per il funzionamento dei gruppi è di 1.055.000 euro, ripartito in proporzione al numero dei consiglieri. Due milioni considerando anche l’anno precedente. Ogni capogruppo gestisce la propria quota attraverso un conto corrente di cui è titolare (a meno che non abbia nominato un consigliere-tesoriere). Ogni mese (o anche ogni due, dipende da come un gruppo si è autoregolamentato) il capogruppo mediante bonifici trasferisce i soldi ai consiglieri. I quali firmano una dichiarazione per accettazione. Dopo di che, il vuoto: non è previsto alcun tipo di controllo nel senso che il consigliere non è tenuto a rendicontare le spese. L’unico obbligo che i gruppi hanno è di presentare a fine anno un consuntivo limitato ad entrate e uscite. «La normativa è carente e manca una disciplina organica che sia valida per tutti», ammette Salvatore. «Il testo può essere migliorato, l’importante è che si sani un vuoto», dice Marino.
Il milione e 55mila euro è nella diretta disponibilità dei consiglieri per spese legate all’attività politica. Altra cosa sono altri due fondi assegnati ai gruppi ma materialmente gestiti dall’amministrazione. Il primo, di 1.500.000, è per le spese di comunicazione istituzionale; il secondo, di 1.891.000 euro, è per l’assistenza alle attività istituzionali. Fuori dal tecnicismo, questo secondo fondo serve per pagare il portaborse: l’importo è di 2.500 euro). Tra le misure per il contenimento della spesa si sta anche pensando a disciplinare diversamente la figura degli assistenti. 
Intanto, mercoledì in consiglio regionale sarà votato un primo provvedimento che cancella, in attesa del riordino, l’erogazione della quota fissa. Nella stessa seduta si discuterà anche dei comandati (122) che pesano per 4,5 milioni sul bilancio del consiglio. L’intenzione è di rispedirli agli enti di provenienza. I comandati, dal canto loro, sono sul piede di guerra: «Non rubiamo lo stipendio e lavoriamo come tutti gli altri. Si tira in ballo noi per distogliere l’attenzione da altre cose».

Adolfo Pappalardo

«È assurdo mettere sullo stesso piano le spese pazze di qualche consigliere regionale laziale con i colleghi campani. Al Centro direzionale sono al limite della sopravvivenza», spiega, paradossalmente, Salvatore Ronghi. Paradossalmente perché per dieci anni è stato il fustigatore delle giunte di centrosinistra (come capogruppo An e poi vicepresidente regionale) sulle spese folli. Dai monogruppi alle indennità chilometriche passando per i comandati c’era la sua firma. Oggi però è direttore generale della Regione Lazio e qualcuno l’ha additato per aver chiamato alla Pisana la sua compagna Gabriella Peluso con un incarico da 120mila euro l’anno: «Su 12 posizioni fiduciarie nella direzione ne abbiamo ora solo 5. E io di lei, già funzionaria in Regione Campania, ho piena fiducia». 
Dopo anni a combattere a Napoli, arriva a Roma ed er Batman e compagnia la mettono nel sacco.
«Nella regione Lazio io e la presidente ci siamo trovati una situazione consolidata negli anni e con un forte rivendicazione dei consiglieri regionali che manovravano per avere contributi: ma invece di aiutare i comuni aiutavano i comuni amici».
Cioè?
«Accadeva anche in Campania: l’aula chiede alla giunta, in un capitolo di bilancio, tot risorse. Poi con l’autonomia che ha il consiglio, tra destra e sinistra, invece di utilizzare bandi, in pratica si spartiscono questi soldi. E oggi si vuole far pagare il prezzo a un governatore che non ha responsabilità. Anzi in questi due anni e mezzo, solo sulla spese della giunta sono stati tagliati 71 milioni. Solo per la comunicazione Marrazzo godeva di 22 milioni all’anno, Renata appena tre. Pensi solo che la Polverini come spese di rappresentanza ha 150 mila euro l’anno, come il sindaco di una piccola città. Abbiamo anche tagliato le spese del consiglio del Lazio da 98 a 72, in Campania lo riducemmo di 20».
Come faceste?
«Abolimmo i monogruppi, tagliammo i fondi ai partiti del 40 per cento».
E nel Lazio invece i monogruppi ci sono. 
«Una cosa assurda: lunedì prossimo si riunisce la conferenza dei capigruppo per abolire questo spreco». 
E sull’inchiesta campana? Perché ora?
«Per troppi anni, Corte dei conti e la stessa magistratura ordinaria, sono state sempre assenti sulle pese elettive. Adesso, coincidenza, c’è una giusta verifica sulla regioni ma non vorrei che ci fosse qualche disegno politico per riformare questo tipo di istituzione alla luce del taglio delle Province. Anche perché in altri tempi in Campania di spese da verificare ve ne erano eccome, ora non più a quanto mi risulta».
Epperò nel Lazio Fiorito, alias Er Batman….
«Due anni e mezzo fa abbiamo trovato una Regione con 25 miliardi di debiti. Ci siamo messi al lavoro per ridurli, senza tagliare i servizi essenziali, e abbiamo posto poca attenzione a cosa accadeva in consiglio regionale». 
Ne accadevano di cose invece.
«Sì ma anche qui, finiamola. Una cosa è Fiorito che di cose ne ha combinate ma non confondiamo le acque e non accomuniamo tutti i consiglieri. E poi anche le banche: ma possibile che uno effettua 190 bonifici da un conto e non scatta alcun allarme?».
In questo baillamme però qualcuno ha tirato in mezzo anche lei e la sua compagna che ha uno stipendio da 120mila euro lordi l’anno.
«Io ho uno stipendio decurtato del 30 per cento rispetto al mio predecessore: lui 230mila, io 180. Nella segreteria generale poi, c’erano 12 posizioni di dirigente che avremmo potuto coprire: ne abbiamo solo 5. E le persone chiamate sono di fiducia mie e di Renata. Gabriella (Peluso, ndr) ha un curriculum di tutto rispetto ed era già una funzionaria regionale in Campania. Ma soprattutto ha la nostra fiducia».

Laziogate, «sprechi vergognosi», ha detto Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi. Per Agostino Vallini, cardinale vicario di Roma, questi «scandali e abusi di denaro pubblico sono intollerabili». E Luca Giampaolino, presidente della Corte dei Conti: «Sono fatti gravissimi, non pensavamo si potesse giungere a tanto. Se si dimostreranno veri, vorrà dire che la realtà ha superato la fantasia». La magistratura contabile «è preoccupata e oserei dire addolorata», aggiunge, e spiega che la Corte potrà estendere la sua attività su altre istituzioni solo se ci sarà «una denuncia circostanziata». Intanto, il presidente della Regione Lazio Renata Polverini non sveste i panni del giustiziere e invoca «

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