Il Problema dei Rifiuti a Napoli è Colpa dei Napoletani Zozzoni

IacotucciQualche giorno fa Raffaele DelGiudice sulle pagine di Repubblica (clikka) diceva che la colpa della città sporca è dei Napoletani “ZOZZONI”e devo dire che tutte le volte che ho avuto modo di parlare con Raffaele De Giudice me ne sono andato sempre convinto delle sue buone ragioni salvo poi a verificare un minuto dopo che mi aveva “fatto fesso” ed anche a leggere questa intervista ho la stessa sensazione. Occorrerebbe chiedergli che scoperta è che i napoletani sono zozzoni e pertanto vanno puniti? In 5 anni di consiliatura al monento della discussione del bilancio consuntivo ho sempre sollevato la questione nel mio intervento segnalando come 2/3 mila euro di multe per illegittimo conferimento dei rifiuti, riportate in bilancio, erano il segnale evidente che l’amministrazione non ha mai funzionato sotto il profilo del controllo e della repressione. Oggi Del Giudice, ci riprova e facendo il verginello scarica la resposnabilità sui napoletani zozzoni che anche per me andrebbero castrati per evitare la loro riproduzione, salvo poi a dire che ci sarà una “chiusura a tenaglia” su questi argomenti. Sorge spontanea la domanda: “Ne Del Giudice ma che hai fatto in questi 5 anni?” non lo sapevi che i napoletani sono zozzoni e vanno puniti?”. Ebbene sono ormai cinque anni che in consiglio comunale ho sempre segnalato questa carenza di controllo dell’Amministrazione (clikka) sennonché oggi su Repubblica anche il Presidente dell’ASIA Francesco Iacotucci (clikka), dandomi ragione dopo 5 anni, manifesta tutto il suo disappunto perché a Milano si fanno 43 mila multe all’anno per illegittimo conferimento dei rifiuti ed a Napoli se ne fanno 700. Bravo Iacotucci se non ci fossi stato Tu l’amministrazione nonostante in cinque anni l’abbia denunciato in consiglio comunale non se ne sarebbe mai accorta!

Sulla gestione del servizio in questi giorni un’ampia rassegna stampa:

Rifiuti Differenziata al Palo

Rifiuti Il Porta a Porta al Vomero

Città sporca: Le colpe della “munnezza” di Napoli

munnezzaSono due giorni che tra il presidente della II Municipalità, Francesco Chirico, ed il presidente di ASIA, Raffaele Del Giudice, c’è una polemica sul fatto che la II Municipalità ed in particolare il Centro Storico di Napoli è sporco. Ebbene, i due presidenti continuano a beccandosi perché entrambi si sentono dalla parte della ragione, l’uno chiede la pulizia, l’altro sostiene che esegue con puntualità tutti gli obblighi del contratto e che siano in sostanza i cittadini, compresa la municipalità, ad essere degli “zozzoni”.

Del Giudice, addirittura, ieri, su repubblica ha rinfacciato al presidente Chirico che nello stesso palazzo della II Municipalità è dovuto intervenire per rimuovere una discarica!

Ebbene, vi sembrerà strano ma io credo ad entrambi!

Il centro storico è sporco e tal volta puzza pure e raffaele del giudice ha ragione quando dice che fa il proprio dovere.

Entrambi, come spesso accade, hanno la consapevolezza del problema me non ne sanno o non ne vogliono individuare la causa seppure, e mi dispiace fare il grillo parlante, era già tutto previsto e prevedibile solo che nessuno ha il coraggio di dire la verità!

Ebbene, ho studiato il contratto di servizi ASIA (clikka) che ci costa, appena appena, 160 milioni di euro l’anno, ed ebbi modo di segnalare tutti i nodi, nella occasione della sua discussione (clikka) facendo raffronti con i contratti di servizi delle altre grandi città italiane. Ovviamente non l’ho votato perché è un contratto di servizi che non prevede prestazioni adeguate ad un centro storico con delle prestazioni, da parte del gestore, che non sono in grado di assorbire tutta la “munnezza” che centinaia di migliaia di cittadini producono!

E’, allora, evidente che sia chirico, che del giudice si beccano per non dire che la responsabilità della munnezza del centro storico è anche di coloro che hanno scritto il contratto, quindi, dell’assessorato all’ambiente del comune di Napoli che non ha saputo dare le giuste indicazioni all’ASIA redigendo un buon contratto! Vi consiglio sul punto di seguire il mio intervento nella discussione dove ebbi modo di spiegare alla giunta ed al consiglio dove ritenevo fossero i nodi, senza che nessuno si preoccupasse di farne tesoro a dimostrazione del fatto che nessuno legge le carte!

A ciò si aggiunge anche un altro dato, imputabile sempre all’amministrazione, al quale sia chirico che del giudice non fanno cenno e che ebbi modo di segnalare nella occasione dell’esame e della discussione del rendiconto consuntivo 2013 (clikka) (quello da ultimo riportato in consiglio e che ovviamente non ho votato) nel quale osservai che alcuna sanzione o multa sia mai stata irrogata per illegittimo conferimento di rifiuti per gli anni 2010, 2011, 2012, mentre nel 2013 le sanzioni erano assolutamente risibili rispetto a ciò che tutti notiamo in città!

Giusto per far capire lo stato d’animo di cittadini ed operatori ASIA nel centro storico ma immagino in tutta la città: Una volta mi fermai a chiedere ad una operatrice ecologica dell’ASIA del perché una strada del centro storico non fosse stata spazzata nonostante fosse enormemente sporca, questa iniziò dapprima a balbettare, poi mi disse che era dalle sei della mattina a pulire ed erano le 12,00 e non ce la faceva più, che la strada non era compresa nel suo giro …  mentre mi diceva queste cose si formò subito un capannello di cittadini che iniziò ad imprecare verso la malcapitata alla quale offrii una via di fuga troncando la discussione per evitare che fosse pure malmenata …. me ne andai con una profonda delusine ed un senso di mortificazione sia verso i cittadini del capannello sia verso la malcapitata operatrice ecologica ….

Non è possibile alla Politica ed ai Politici dobbiamo chiedere di più … per lo meno che si leggano le carte!

Da Repubblica Napoli del 15.08.2014

PARLA IL PRESIDENTE DELLA II MUNICIPALITÀ

Stop alle polemiche mi aspetto le strade più pulite

ANTONIO DI COSTANZO

«RAFFAELEDel Giudice vuole solo applausi come del resto ha fatto in occasione dell’avvio della raccolta differenziata ai Quartieri spagnoli, fortemente voluta dalla Municipalità e ostacolata in prima istanza dal presidente Asìa». Francesco Chirico non ha alcuna intenzione di porgere l’altra guancia. Anzi: il presidente della seconda Municipalità riparte all’attacco del numero uno di Asìa che l’aveva a sua volta accusato per la frase riportata su Facebook: «Non ho mai visto le strade così sporche». Chirico ha aggiunto anche su Repubblica che ci sono «alcune vie del centro storico che non vengono pulite da 40 giorni» scatenando l’ira di Del Giudice che lo ha accusato «di mentire e che è la municipalità a distogliere gli spazzini dai loro compiti per far raccogliere i rifiuti ingombranti fin dentro la sede del parlamentino». Ieri, nuovo capitolo nello scontro. «Rimuovere discariche controreplica Chirico – è il suo dovere. Purtroppo il fatto che le strade siano sporche è inconfutabile, decine di mail di cittadini lo segnalano. Rappresento 91 mila abitanti, accogliamo migliaia di turisti nel territorio, Del Giudice farebbe bene a non personalizzare la polemica. Ricordo al presidente di Asìa che attendo da circa due anni i cassonetti per la zona adiacente Sant’Eligio. L’ordinanza sindacale risale al 2012 e nemmeno il recente incendio scoppiato all’ingresso del polo orafo la “Bulla” ha fatto sì che Del Giudice desse seguito a quanto disposto. Mi aspetto che nei prossimi giorni le strade del centro siano più pulite e che l’Asìa doti i suoi uomini di attrezzature all’avanguardia e che l’azienda cambi passo verso la realizzazione di un sito di compostaggio e verso una politica di riduzione dei rifiuti, e quindi del numero di cassonetti sulle strade. Il Centro antico – conclude – attende da troppi anni l’avvio della raccolta differenziata porta a porta. I cittadini sono pronti alla sfida, e l’Asìa?». Meno risentita, questa volta, la risposta di Del Giudice che nega di andare alla ricerca di consensi e invita alla collaborazione: «Lascio gli applausi ai nostri lavoratori e ai cittadini che collaborano. Asìa serve la città con grande senso di responsabilità. Quando riteniamo di non meritare critiche veniamo assaliti da un pizzico di amarezza, ma siamo convinti che solo la collaborazione tra le istituzioni può portare risultati. In merito alla sostituzione e posizionamento dei nuovi cassonetti in piazza Mercato ricordiamo che per ben due volte, l’ultima a fine giugno, dopo appena 48 ore dal collocamento alcuni cassonetti sono stati trafugati, incendiati e spostati, da ignoti, in altri luoghi».

Da Repubblica Napoli del 14.08.2014

Il Presidente ASIA contro la Municipalità. Ecco i veri numeri dello spazzamento

Il responsabile dell’azienda rifiuti: “Sono 41 gli spazzini in servizio ogni giorno” Ad accusare Del Giudice è stato Francesco Chirico “Il Centro storico è sporco”

RAFFAELE Del Giudice, presidente di Asìa, risponde così alle accuse di Francesco Chirico. Una polemica istituzionale scoppiata dopo un durissimo post «Non ho mai visto strade tanto sporche» pubblicato dal presidente della Municipalità sul suo profilo di Facebook. «Non meritiamo queste critiche ingiuste — replica Del Giudice — dall’inizio dell’anno e in modo particolare da Pasqua, abbiamo esteso servizi, prelievi e spazzamento al fine di vincere la sfida delle tantissime presenze turistiche e manifestazioni. Abbiamo bonificato da ingombranti zone che da decenni non erano prese in considerazione, abbiamo ripristinato postazioni di cassonetti ed installato il circuito raccolta vetro commerciale denominato “Vetro Antico”. A luglio, durante l’operazione le “4 giornate degli ingombranti”, abbiamo raccolto nella seconda municipalità ben 160 quintali di rifiuti ingombranti. Cerchiamo, in tutti i modi di intervenire nelle immediate ore post-movida con rapidità, avendo più volte spiegato che le strade sono piene di cittadini giovani che le frequentano fino alle prime ore della mattina successiva, condizionando l’inizio delle operazioni di pulizia».

Il presidente dell’Asìa difende a spada tratta gli sforzi compiuti e accusa: «Ai Quartieri Spagnoli dopo anni non ci sono più cumuli di spazzatura. Ma oggi forse una lattina fa lo stesso effetto di una discarica». L’azienda di igiene e ambiente snocciola anche dati sul personale in servizio nelle 92 zone di spazzamento: «Gli operai, nonostante le ferie estive le malattie e i pensionamenti, sono 41, senza contare le zone coperte dallo straordinario. A riguardo possiamo confermare che circa il 50 per cento delle strade è stato spazzato manualmente. Inoltre, alle 4 spazzatrici che, tutto l’anno, sono impiegate sette giorni su sette nella Municipalità, l’Azienda ha messo a disposizione dal 21 giugno, una ulteriore spazzatrice “Jolly”. Quest’ultima è impiegata nel turno di pulizia a partire dalle 10,30 e fino alle 16,30, in un servizio meccanizzato aggiuntivo che, assicura Del Giudice «non solo risulta efficace al fine di compensare il personale in ferie, ma con il quale, approfittando dell’assenza di veicoli in alcune strade, stiamo realizzando pulizie radicali difficilmente effettuabili durante gli altri mesi dell’anno a causa di auto in sosta. Il tutto senza ricorrere agli “storici“ appalti esterni».

Sulla carta esisterebbe anche un altro servizio di spazzamento meccanizzato che prevede il divieto di sosta in giorni prestabiliti della settimana in alcune strade della seconda Municipalità che, però, non è potuto partire, secondo l’Asìa, «per i numerosi problemi di partecipazione attiva da parte della municipa- lità e dei vigili urbani». Insomma, se alcune strade non verrebbero pulite è anche colpa della stessa Municipalità.

«Sono perplesso — attacca ancora Del Giudice — di certe dichiarazioni di Chirico che si lamenta del personale operativo distolto dallo spazzamento quando è lui stesso a chiedere la collaborazione di Asìa per effettuare servizi aggiuntivi che non sono di competenza aziendale come la rimozione del verde nei parchi, delle potature effettuate dai giardinieri su strada, le bonifiche all’interno di scuole, ultima delle quali è avvenuta poche settimane fa all’istituto Cuoco Schipa in via Salvator Rosa». E infine l’ultima stoccata: «Siamo stati chiamati — conclude Del Giudice — anche alla rimozione di ingombranti all’interno di strutture comunali, come la sede della stessa Municipalità dove, addirittura, compare ciclicamente una discarica di rifiuti ingombranti proprio nel cortile dell’edificio. Ovviamente, per garantire questa collaborazione siamo costretti, a volte, a rimandare le operazioni programmate». (antonio di costanzo)

L’incenerimento dei rifiuti è ancora attuale?

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Quest’articolo dimostra come gli inceneritori a fronte di una buona raccolta differenziata non servono e sono un inutile spreco di risorse oltre a creare il problema di rifiuti speciali relativi alle ceneri ed al rischio di vedere tra qualche anno ciò che è accaduto per l’amianto se pensiamo alle nanoparticelle che comunque escono dai camini. Io in questo caso sarei per l’applicazione delle regole di protezione della salute.
Da La Repubblica di oggi (05.05.2013)
“Vendeteci i rifiuti o restiamo al buio” l’emergenza al contrario dei paesi nordici
Riciclo al top e discariche a secco: l’appello di Svezia e Norvegia
ROMA — La Norvegia ha un problema. Ha finito la spazzatura  e non sa più come riscaldarsi  e produrre energia. Tutta colpa dei suoi abitanti, che riciclano  quasi la metà di ciò che buttano  e lasciano un misero 2 per cento alla discarica. Oslo non può nemmeno chiedere aiuto ai vicini.  La Svezia, che ha un problema analogo, lo scorso novembre ha dovuto lanciare una campagna extra di importazioni per arrivare alla fine dell’inverno. Con la loro capacità di inghiottire 700 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno, i paesi del Nord Europa non riescono  a sfamarsi con una produzione  di materia prima che si ferma a meno di un quinto del necessario.  Per fortuna ci siamo noi. A compensare il deficit di spazzatura  dell’Europa del Nord (Norvegia,  Svezia, Danimarca, Germania,  Olanda e Belgio le nazioni che si affidano di più gli inceneritori) ci pensano Italia, Gran Bretagna, Spagna e Francia: paesi ancora molto affezionati alle discariche. Per le capitali virtuose, l’affare è vantaggioso due volte. La prima perché sono gli stessi esportatori a pagare le balle di rifiuti spediti via treno o via nave. La seconda perché il calore e l’elettricità generati  dalle centrali a spazzatura riscaldano e illuminano le città, permettendo di risparmiare petrolio.  La Norvegia, grazie all’energia  dei rifiuti e a quella idroe-lettrica,  può permettersi di vendere  gli idrocarburi che estrae. Oslo, una città di quasi un milione e mezzo di abitanti, riscalda le sue scuole e metà delle abitazioni con gli scarti domestici. La Svezia, che con la spazzatura dà elettricità a 13 milioni di abitanti e calore a 12 milioni (riscaldando 810mila case,  il 20% del totale), può permettersi  di risparmiare ogni anno 1,1 milioni di metri cubi di petrolio, secondo i dati dell’agenzia nazionale  Swedish Waste Management.  Tra i paesi che trattano i rifiuti come una risorsa e quelli per cui la spazzatura è un problema si sta sviluppando così una nuova autostrada  commerciale. A un prezzo  di 100-150 euro a tonnellata (a seconda di quanto la spazzatura sia umida o secca, quindi capace di generare energia) il mercato è ancora limitato a una manciata di milioni di tonnellate, ma è in continuo  aumento in un mondo alla disperata ricerca di fonti di energia  compatibili con l’ambiente.  E che gli inceneritori moderni siano compatibili con l’ambiente è un dato che non viene messo in discussione dagli abitanti dell’Europa  del Nord. Dal 1985 al 2007 i livelli di piombo, mercurio, cadmio e acido cloridrico emessi dai comignoli sono stati ridotti del 99%, secondo uno studio dello  Swedish Waste Management. Bruciando 4,4 milioni di tonnellate  di rifiuti negli inceneritori del paese, ogni anno la Svezia immette  nell’ambiente solo un grammo di diossina. Tra la fornace in cui la spazzatura brucia a mille gradi e ilcamino esterno che rilascia i fumi nell’atmosfera corrono diverse decine di chilometri di tubi. Al loro  interno i prodotti della combustione  vengono trattati e filtrati, catturando quasi tutte le sostanze tossiche e rilasciando alla fine vapore  acqueo e anidride carbonica.  Profu, un’agenzia di consulenza  specializzata in commercio  internazionale dei rifiuti, calcola  che dalle discariche viene rilasciato nell’atmosfera un gas  serra molto più potente dell’anidride  carbonica: il metano. E  traducendo il potere inquinante  del metano in CO2, risulta che bruciare una tonnellata di spazzatura  anziché gettarla in discarica  fa risparmiare l’equivalente di 500 chili di anidride carbonica. L’impianto di Oslo, con le sue curve e le luci dei comignoli, è tra l’altro diventato un punto di riferimento  della città. A Roskild, in Danimarca, la costruzione dell’“Energy Tower” che brucia rifiuti e genera calore ed elettricità è stata affidata a una gara internazionale  di architetti. Il vincitore, l’archistar olandese Erick van Egeraat, si è ispirato alle “cattedrali  nordiche” e a “un faro nella notte”. Ma l’impianto più caratteristico  è quello di Spittelau a Vienna.  Situato in pieno centro cittadino,  oltre a riscaldare l’ospedale vicino, con le sue piastrelle colorate  e il globo in cima alla ciminiera  viene citato nelle guide turistiche  della città.©

La lettera di Raffaele Del Giudice

Di seguito la lettera di Raffaele De Giudice di oggi (26.07.2012) su il Corriere del Mezzogiorno, dalla lettura della quale si apprendono molti dati utili. Raffaele nelle lettera fa appello al senso civico dei cittadini. Io ogni tanto, tra il serio ed il faceto (più serio) vado dicendo che dovrebbero mettersi dei cartelloni pubblicitari nei quali scrivere ad esempio “Strunz’ chi getta le carte a terra” o anche peggio  … ma  rischierei di trascendere. E’ ovvio che non penso di risolvere così tutti i problemi, però, io da qualche anno per evitare di andare in depressione con le crisi dei rifiuti, quando assisto ad un episodio di maleducazione  non mi faccio mai mancare l’occasione per riprendere il malcapitato. Certo, cerco di usare l’ironia per evitare di essere visto come quello che sale sul piedistallo, parlo, se è il caso (non sempre), in napoletano e cerco di entrare in comunicazione con le persone “scostumate”. L’ultimo episodio è stato ieri l’altro in via verdi qundo in compagnia dei consiglieri Molisso e Iannello, ho notato un gruppetto di signore (credo BROS) di cui una, abbastanza corposa, che si è preso il compito di asciugare0 la panchina dell’acqua (aveva piovuto) e poi ha gettao due fazzoletti a terra. A quest’atto ho detto subito: “Signò e che diavolo vi buttate le carte proprio nterra e pier vuost e llà ce stà o cestin”. Ovviamento l’ho detto con il sorrisetto e questa non ha potuto evitare di sorridere e rispondere “e che diavolo guardat’ propri’ a mme” ed io di rimando “e vvui state proprio annanze a me a chi lo devo dire”, a questo la signora coruplenta ha risposto “e vabbè avit’ raggion mo e pigli e e vaca a iettà” e li ha raccolti e buttati nel cestino. Dopo questa cosa non ho potuto fare a meno di dire: “bbrava v’aggia abbraccia” e me la sono abbracciata. A questa cosa anche Carlo Iannello ha detto: “BBrava” e la signora ha prontamente risposto ridendo: “Né ma mo me vulit’ abbraccià pure vuj”. Questo per dire e sperare che di strada ce ne da fare e che si può fare … Aspettiamo i cartelloni, anzi si potrebbe fare un concorso …

La lettera di Raffaele a cui non posso non dire Bravo!!

Caro direttore, la riflessione di Isaia Sales sulla «scomparsa degli spazzini», pubblicata dal Corriere del Mezzogiorno del 18 luglio scorso, stimola ragionamenti e chiede spiegazioni che è doveroso corrispondere. Tre aspetti del suo pensiero non mi convincono, sebbene non siano dirimenti. Non condivido il richiamo al passato, quale assetto ideale dell’azione di igiene urbana, come non condivido la critica alle società di gestione dei servizi pubblici, considerate un diaframma tra la buona volontà amministrativa e il generoso impegno del netturbino. L’una e l’altra affermazione hanno il loro rovescio: nel passato i netturbini erano «servi della gerba», taluno portatore di dignità e coscienza di classe, più spesso lazzari senza l’una e l’altra.
Anch’io ho conosciuto gli spazzini di quaranta anni fa, che salivano a piedi cinque piani di scale con la gerba sulle spalle per chiedere alle famiglie l’immondizia. Erano uomini (e solo uomini) abbrutiti dalla fatica, spesso analfabeti, mal pagati e che si ammalavano presto. Non ho nostalgia di quel tempo, anche se il processo di emancipazione di quei proletari è talora debordato negli eccessi sindacali ed in una malintesa «protezione sociale». D’altra parte, in tutto il mondo i servizi di igiene urbana sono offerti alle città da imprese specializzate. In Italia le gestioni dirette dei Comuni sono state superate, perché inefficienti, dispendiose e spesso condizionate da pratiche politiche non sopportabili. Le imprese pubbliche, magari nel Mezzogiorno, non hanno ancora acquisito il profilo di quelle del Nord del Paese, dove i servizi di igiene urbana sono abbastanza efficienti, efficaci ed economicamente sostenibili, ma questo è un punto di domanda da soddisfare con analisi e valutazioni specifiche, non certo preferendo il ritorno all’«assessore capo servizio» che comandava i netturbini secondo logiche, paternalistiche e politiche, di dubbia modernità. La terza considerazione, che osservo come poco convincente, è quella che rimette il senso civico, la responsabilità della tutela del bene comune e la difesa dello spirito di comunità unicamente nelle mani degli spazzini e della loro azienda. Una parte dei napoletani sporca la città, considerandola «di nessuno», così come parcheggia in tripla fila o irride a regole banali di civile convivenza. Gli spazi pubblici sono di nessuno, quindi si possono rapinare del verde, sporcare, degradare a piacimento. In attesa che questa parte di popolazione si ravveda, gli spazzini devono provvedere. È ovvio che devono farlo, ma non si può non denunciare l’alto livello di disamore che una parte rilevante della popolazione ha verso la propria città, perché Napoli non si sporca da sola.
Il tasso di educazione civica, di coscienza e di senso di appartenenza a una comunità è troppo basso, è evidente a tutti. Ma serve più impegno nel sollecitare le buone pratiche civili, sanzionare i disobbedienti cronici, incentivare i buoni comportamenti. Se si rinuncia a questo impegno culturale e civile, «in attesa» che le persone indisciplinate si ravvedano, non avremo mai spazzini e poliziotti a sufficienza. Ciò detto, il servizio di spazzamento della città è insufficiente, per quantità e qualità. La prima ragione per cui ciò accade è determinata dalla densità di popolazione per chilometro quadrato, che a Napoli è tra le più elevate del mondo. In un fazzoletto di terra risiedono e vivono un milione di persone di cui una parte, fortunatamente minoritaria, si libera dei rifiuti gettandoli per terra. Molta gente in poco spazio, quindi molti rifiuti gettati per terra e che si devono raccogliere. La gran parte delle vie del centro storico dovrebbe essere presidiata permanentemente da un servizio di spazzamento e rimozione, almeno per venti ore ogni giorno e magari da netturbini giovani, lesti nel lavoro ed avvezzi alla relazione con il pubblico. Non è ora possibile che questo accada, per la scarsità di risorse economiche e per l’impossibilità di assumere giovani. Il divieto di assunzioni e l’allungamento del tempo di lavoro per persone che avrebbero meritato la pensione, per le aziende pubbliche si traduce in un invecchiamento dei propri operai, talvolta logorati e molto anziani e, dunque, in una più bassa produttività. In numero, i nostri operai sono pochi (540 spazzini), molti (il17%) sono malati o limitati nelle mansioni, la loro età media è di 58 anni, di cui almeno trenta trascorsi sulla strada ad «alzare munnezza».
Asia sta cercando di meccanizzare il più possibile lo spazzamento delle strade, sia per risparmiare sul costo del lavoro che per generare più efficienza (abbiamo solo 22 spazzatrici meccaniche di cui molte in manutenzione e la manutenzione costa). Abbiamo redatto un piano di esodi incentivati di lavoratori esausti, ma non potremmo comunque sostituire gli anziani in uscita con giovani leve, a causa dei divieti della «spending review». Situazione imbarazzante, lo ammettiamo. Servirebbero più e migliori servizi e ogni giorno, però, siamo risucchiati dall’angoscia di assicurare quelli minimi, con pochi soldi ed enormi difficoltà organizzative. Il «piano per lo spazzamento» del 1999 prevedeva l’impiego di 1000 spazzini per pulire Napoli in modo efficace. Fino al 2002, in effetti, la città era servita da un numero sufficiente di uomini e risultava più pulita di quanto non lo sia oggi. Con le ricorrenti emergenze è accaduto proprio quello che tu hai notato e cioè che vi è stata una traslazione d’interesse, per la popolazione come per la politica, per il Comune e per l’Asia, tutti ossessionati dal liberare le strade dai sacchetti d’immondizia. Per la municipalizzata, la traslazione ha comportato la necessità di assegnare più uomini alla rimozione dei sacchetti, togliendoli ai servizi di spazzamento, poiché nuove assunzioni non si potevano fare. Nel 2001 gli addetti alla gestione dei rifiuti di Napoli erano 3.212 mentre oggi sono 2.489. Con l’avvio dei sistemi di raccolta differenziata «porta a porta» nel 2008, che richiedono più manovalanza rispetto allo svuotamento di cassonetti e campane stradali per la differenziata, il fenomeno di erosione degli spazzini è ancora più accentuato. Gli spazzini sono diminuiti mentre si fatica a mantenere in efficiente servizio il parco-macchine di pulizia di cui avremmo bisogno.
La situazione è, dunque, molto difficile soprattutto a causa delle risorse economiche insufficienti. In attesa di avere più soldi, per finanziare la meccanizzazione dei servizi di igiene e per incentivare la quiescenza di maestranze anziane (sperando di poterle sostituire con un po’ di giovani, ragazzi e ragazze) stiamo cercando di riparare con interventi a basso costo (più capienti cestini da disporre nelle vie, premi incentivanti la produttività individuale e la riduzione di costo dell’orario straordinario, più programmi di educazione nelle scuole, miglior impiego delle spazzatrici ora attrezzate anche per il lavaggio delle strade…), ma certo servirebbe molto di più. Per questo, se ogni napoletano evitasse di lasciare a terra una delle dieci cartacce che «normalmente» getta al suolo, il beneficio per tutti sarebbe immediato, visibile e, soprattutto, gratis. Poi la città deve essere pulita dagli spazzini, non vi è dubbio. Ma non si deve rinunciare mai a chiedere un poco di collaborazione. Non costa nulla e tutti ne guadagneremmo.
* Presidente di Asia

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