Nel consiglio comunale del 25.10.2022 ho voluto ricordare come sono andate le cose nel Comune di Napoli con i cd. Derivati, strumenti finanziari che sono stati oggetto di molte riflessioni che ho anche condotto in passato e che è bene ricordare sempre! Su questo blog infatti troverete altri articoli sul tema
La finanza speculativa della Giunta Iervolino sulle spalle dei napoletani fino al 2035
Il problema dei derivati (clikka) (operazioni di finanza speculativa fatte nel 2004 dal Comune di Napoli) è assolutamente attuale e concreto e per me ha lo stesso significato del Disastro della discarica di Pianura (clikka). Sono entrambi gravissimi errori che ci vengono dalle passate amministrazioni i cui responsabili sono rimasti assolutamente impuniti, sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista penale, sia dal punto di vista civilistico, sia dal punto di vista del danno erariale! In sostanza possiamo dire che abbiamo ereditato morte, inquinamento e debiti! Un cocktail melefico di cui voglio, ad ogni costo, chiedere conto e ragione!
Ebbene sono convinto che i cittadini Napoletani hanno diritto ad un po’ di giustizia e di verità su questi gravissimi fatti. Inoltre, credo che sia un preciso dovere di ogni amministratore quello di comunicare agli argani competenti i fatti rilevanti sotto i profili delle responsabilità anche al solo fine di attivare tutte le procedure di recupero necessarie nell’interesse pubblico, che gli organi Giudiziari, a ciò deputati, devono perseguire. Non può, infatti, trovare spazio alcuna “omertà” politica.
Per capire ciò di cui sto parlando, consiglio la visione della trasmissione di Report del 14.10.2007 (clikka) che si occupò anche dell’ottimo assessore cardillo che, pare, abbia sottoscritto i contratti IRS swap, senza neppure accorgersi di una commissione a carico del comune, pagata alle banche di circa 21 milioni di euro! In sostanza a fronte di un prestito di 70 milioni di euro, pare che il conto sia arrivato a circa 204 milioni di euro, con il risultato che l’assessore Cardillo è stato anche premiato assegnandogli il posto di dirigente nella società partecipata dal comune STOA’.
Stamane in consiglio comunale, è stata l’occasione per discutere la questione, trattando la rinegoziazione dei mutui (clikka), tra cui appunto i derivati, in sostanza una opportunità che ci consente di avere un respiro meno affannoso perché i tassi di interesse praticati dalla Cassa Depositi e Prestito sono più convenienti.
Proprio per fare luce sulla questione dei derivati ho proposto, ed è stato approvato con 31 voti su 48 (quindi la maggioranza e larga parte dell’opposizione), un ODG (clikka) con il quale, non solo si chiede di verificare i citati contratti di finanza derivata, ma anche di procedere alle informative ai competenti organi della Magistratura Contabile ove mai risultassero delle responsabilità e, da quanto emerge dalla trasmissione di Report dell’epoca, pare che è facile che si configurino delle fattispecie perseguibili sotto vari punti di vista.
Senza, peraltro, considerare che stanno aumentando le pronunce della magistratura civile con le quali sono stati dichiarati nulli i contratti di swap come quello che ha in pancia il Comune di Napoli (CDA Milano sentenza n. 3459/2013; CDA Bologna sentenza n. 734/2014).
La domanda sorge spontanea: perché non agire anche noi?
Ecco il mio intervento al :02:35:06
Derivati: per costruire il futuro occorre memoria
Oggi (20.12.2012) leggo l’articolo su corsera di una grossa truffa, accertata in primo grado dal Tribunale di Milano, fatta ai danni del Comune di Milano da un gruppo di banche che hanno rifilato “derivati” all’amministrazione provocando un danno enorme alle casse comunali. Tra i manager della UBS coinvolti figura anche Gaetano Bassolino (figlio di Antonio) di cui si occupò qualche anno fa (sembra un secolo) anche una puntata di REPORT (CLIKKA CLIKKA clikka report2007), per un caso simile al Comune di Napoli, nella quale fu intervistato l’assessore al bilancio dell’epoca Cardillo che tra sorrisi e risatine (vado a memoria) dichiarò quasi che ne sapeva poco dello strumento finanziario. La riflessione che faccio oggi è che non dobbiamo dimenticare il passato. Sento palpabile intorno a me che la critica all’attuale amministrazione cittadina spesso è subdolamente fatta per riabilitare il “vecchio” di cui in Napoletani hanno voluto disfarsi con le elezioni del 2011. Sento, pertanto, il dovere di fare appello alla memoria affinché i cittadini riflettano su ciò che è accaduto e non cadano negli stessi errori. Peraltro spesso al Comune abbiamo all’ordine del giorno da ratificare decisioni prese dalla passata amministrazione che sento ancora incombente sul comune, che che ne dicano gli altri (vedi il caso: Piazza Garibaldi, quello di Bagnoli Futura, quello del CAAN etc). Credo che la crisi che stiamo vivendo e che sento palpabile intorno a me ci deve spingere ad essere più attenti verso la politica poiché (come ha ben rappresentato Benigni l’altra sera) se noi non ci interessiamo della politica possiamo ben essere certi che la politica si interessa di noi quando decide di fare ZTL, IMU, TARSU, BUCHE PER STRADA, MOBILITA’, ASILI, SCUOLE ELEMENTARI, SICUREZZA, GIUSTIZIA, LAVORO, SVILUPPO, AGRICOLTURA, INDUSTRIA …..
MILANO — Un anno senza poter fare affari con la Pubblica Amministrazione, 89 milioni di confisca del profitto lucrato nel 2005 ai danni del Comune di Milano, 1 milione a testa di sanzione pecuniaria, 50.000 euro di risarcimento ai consumatori dell’Adusbef, e 9 banchieri condannati per truffa a pene fra i 6 e gli 8 mesi: a 7 anni dal bond trentennale da 1,6 miliardi di euro emesso dall’allora giunta del sindaco pdl Gabriele Albertini per «ristrutturare» al 2035 i debiti con 4 banche estere, è il saldo che la sentenza di primo grado del giudice Oscar Magi accolla alle tedesche Deutsche e Depfa Bank, all’americana Jp Morgan e alla svizzera Ubs.
«L’Italia è stata terra di scorribande, è una sentenza storica», commenta il pm Alfredo Robledo, preceduto in novembre solo da una class action in Australia di 13 Comuni contro la banca olandese Abn Amro e l’agenzia Standard and Poor’s. Se le banche sono le truffatrici, per la sentenza il truffato è il Comune del 2005 (Albertini) e del 2007 (Letizia Moratti) che, certo senza fare una gran figura politica in termini di competenza, vede quindi assolvere dalla truffa, «per carenza dell’elemento soggettivo», l’ex direttore generale Giorgio Porta, ex assessore al Bilancio nella prima giunta Albertini, e Mario Mauri, compagno di liceo di Albertini e suo consulente economico. «Una sentenza che rimette a fuoco i ruoli, quasi un risarcimento morale per Porta», commenta il difensore Nadia Alecci, mentre le banche, «deluse dalla sentenza», annunciano tutte appello contro un verdetto che condanna anche i manager di Ubs Gaetano Bassolino (7 mesi al figlio dell’ex presidente della Campania), Matteo Stassano e Alessandro Foti (6 mesi); Tommaso Zibordi (7 mesi e 15 giorni) e Carlo Arosio (6 mesi e 15 giorni) di Deutsche Bank; Antonia Creanza (8 mesi e 15 giorni) e Fulvio Molvetti (6 mesi e 15 giorni) di JP Morgan (dove sono invece assolti Simone Rondelli e Francesco Rossi Ferrini); Marco Santarcangelo (8 mesi e 15 giorni) e William Francis Marrone (6 mesi e 15) di Depfa. Di rilievo, perché a sorpresa, il fatto che per una teste dell’accusa, Angela Casiraghi, ex direttore finanziario del Comune e ora alla Cassa Depositi e Prestiti, il giudice abbia trasmesso gli atti al pm per l’ipotesi di falsa testimonianza.
Sulla doppia casacca delle banche, un po’ consulenti e un po’ controparti del Comune, le difese avevano sfoderato un parere del professore Guido Rossi, possibilista a patto che il conflitto di interessi venga dichiarato: «Leggo — ha ribattuto il pm in requisitoria — un parere a firma Guido Rossi, dove si dice che non c’è nessuna difficoltà ad essere controparti e advisor. Dico “a firma di Guido Rossi” perché non credo che sia lo stesso Guido Rossi che scrive di etica poi sui giornali… quantomeno lì bisognava aggiungere che il conflitto di interessi delle banche andava esplicitato».
Le banche avrebbero violato la legge 448 del 2001 che ammette il ricorso a queste rischiose operazioni (vietate agli enti locali dal 2008) solo se riducono il valore finanziario delle passività totali a carico dell’ente. Inoltre il rapporto banche-Comune («smontato» dai consulenti Fusai, Tasca e Corielli anche con l’indicazione di un errore nel quale sarebbe invece caduto un esperto di Banca d’Italia) avrebbe incorporato in partenza uno squilibrio implicito tra i due contraenti, e cioè decine di milioni di perdita finanziaria per il Comune e di corrispondente profitto per le banche, che lo inserirono nel conto patrimoniale. In violazione della legge inglese «Fsa» che avevano voluto regolasse i contratti con il Comune, le banche avrebbero anche manovrato «per spingerlo a suicidarsi», secondo la colorita espressione del pm, cioè a rinunciare (senza avvedersene) a preziose protezioni contrattuali di cui avrebbe dovuto godere quale ente pubblico territoriale «cliente intermedio».
Quest’anno la giunta Pisapia (rinunciando a costituirsi in giudizio) e le banche (pur senza ammissione di responsabilità) hanno raggiunto un accordo extragiudiziale che ha fatto contabilizzare al Comune entrate per 450 milioni, più 250 di flussi di interessi attivi nei prossimi 23 anni. E il verdetto ora si allunga su tante banche per i contratti di finanza «derivata» dal valore di 9,5 miliardi di euro che, dopo il caso-pilota di Milano, sono finiti nel mirino in 7 Regioni, 2 Province e 38 Comuni.
Luigi Ferrarella
