La Filiera Italiana in tempo di Crisi

Sulle pagine del Corriere della Sera Milena Gabbanelli (clikka), racconta il caso agghiacciante del reperimento sul mercato internazionale delle mascherine e dei cd. presidi di protezione individuale, domostrando tutta la debolezza del sistema economico globale che, innanzi alla crisi che stiamo vivendo, si chiude a riccio, creando barriere tra i paesi europei, che mai ci saremmo immaginati. E’ impressionante leggere anche delle truffe internazionali e dei blocchi di materiale avvenuti negli altri paese, che hanno contraddistinto questa sciagurata vicenda. Il racconto che la Gabbanelli fa della vicenda delle mascherine l’ho letto insieme all’articolo apparso oggi su Il Mattino di Napoli di Gennaro de Biase (clikka) sull’aumento dei prezzi al consumo di alimenti ed ortofrutta. Il motivo è che la grande distribuzione porta sulle nostre tavole frutta e verdura che arriva dagli altri paesi, cosicché mentre le zucchine distribuite nei supermercati, fanno un balzo in avanti arrivando al prezzo di 3€. al kg. le zucchine e l’insalata prodotta da noi va al macero, perché non inserita nella grade distribuzione. E’ il momento di ripensare la nostra produzione almeno per impedire che accada questo enorme spreco. Spero che il Governo e le Regioni organizzino meccanismi di distribuzioni paralleli ovvero convincano le società di distribuzione a fare in modo che intercettino i nostri prodotti.

 

 

 

Non Buttiamo fra le Braccia della Camorra i Poveri dell’emergenza

Sulla stampa cittadina si analizza un nuovo aspetto dell’emergenza legato alla Camorra. Interviste a Magistrati ed esponeti delle FF.OO. tra cui il Procuratore Antimafia Cafiero de Rao, dai quali apprendiamo come la camorra si stia adattando all’emergenza. Sospensione dell’usura, delle estorsioni e pizzi vari e, con una sorta di welfare criminale, sostegno alimentare con soldi o pacchi a chi, fino al mese scorso, campava alla giornata con un lavoro al nero ed oggi si ritrova licenziato e senza reddito. Un esercito di migliaia di persone di cui lo Stato fino ad oggi non se n’è occupato, tollerando, per la pace sociale, questa forma di sfruttamento del lavoro cd. invisibile a cui si aggiungono i tanti artigiani e piccoli esercenti che oggi non ce la fanno più ad andare avanti. Oggi queste persone in carne ed ossa con le loro famiglie emergono dal mondo dell’invisibile e reclamano un sostegno. Il nostro compito, necessario per la tenuta sociale, è quello di evitare che queste persone cadino tra le braccia della camorra e del malaffare che, una volta passata la tempesta, non tarderà a passare all’incasso. L’appello è alle persone che oggi sono coperte da una maggiore possibilità economica:

Se vogliamo che Napoli non subisca un colpo ferale al tessuto socio/economico dobbiamo darci da fare, dobbiamo arrivare prima della camorra con la solidarietà ed il sostegno. Ognuno compia lo sforzo che è nelle sue possibilità, semmai mettendosi in rete con associazioni o altri cittadini.

Una GOCCIA insieme ad altre GOCCE fa il MARE!

CORONAVIRUS: La Rete Sanitaria dell’Emergenza/Urgenza Campana

Il calvario della famiglia di Arianna sulla stampa cittadina (clikka) fa emerge con evidenza, la macanza di una rete di emergenza/urgenza della Sanità Campana. Una valida organizzazione del soccorso e delle cure da approntare nell’immediatezza dell’emergenza. Me ne sono occupato, per mia sensibilità, in tempi non sospetti, ascoltando medici e professionisti. Il 31.10.2014, pur essendo consigliere comunale e non avendo nel mio mandato competenze specifiche, per sensibilità organizzai un Convegno sul tema della rete dell’emergenza/Urgenza della sanità Campana clikka. Ebbi modo di approfondire, per quanto nelle mie possibilità, ascoltando i medici che da decenni sono inascoltati dalla politica che ha sempre usato la sanità per scopi elettorali. Sul lato degli ospedali, vi sembrerà strano, ma mancano i cd. DVR (Documenti Valutazione Rischi) e se ci sono oggi, come  in ogni altro luogo di lavoro, dovrebbero essere arricchiti con le misure necessarie a fronteggiare l’emergenza virale in atto, affinché gli ospedali non siano letali per gli stessi sanitari e non diventino incubatori virali come accaduto a Bergamo. Come dire anche nell’emergenza siamo ancor più disorganizzati. Ho letto la lettera di un medico dell’ospedale di Torre del Greco che lancia un allarme agghiacciante. I ricoverati per coronavirus usano gli stessi percorsi che usano gli altri ammalati, ovviamente non protetti, sanitari senza mascherine e guanti che si trasformano a loro volta in untori, Tamponi eseguiti solo su pazienti sintomatici in un modo incredibilmente assurdo: i malcapitati attendono per ore tutti in una medesima sala di fare il tampone cosicché una volta ottenuto il risultatro coloro che sono risultati negativi vengono mandati a casa nonostante in tutte quelle ore trascorse con quelli che, invece, sono risultati positivi è molto probabile si siano infettati! Un ragionamento sempli semplice eppure non viene fatto! I sanitari affrontano, come denunciato dallo stesso Presidente De Luca, l’emergenza sanitaria a mani nude ma di chi è la colpa di non approntare una valida organizzazione proprio in questo momento ancora più delicato? Cosa voglio dire: Cari miei concittadini lo stato della sanità campana è questo, avremo (spero) il tempo di fare i conti e di guardarci in faccia, ma adesso spetta solo a noi essere attentissimi e non sgarrare. Restiamo a casa perché se ci capita di andare per sbaglio in ospedale è molto probabile che se pure non siamo contagiati è altamente probabile che ci contageremo. Occorre un grosso sforzo di unità del Paese e della Città. In un momento come questo dobbiamo essere uniti e camminare tutti in un’unica direzione. Sconfiggiamo il contagio e poi ci rtroveremo più forti di prima. Il mio impegno, come sempre, c’è. Insieme potremo fare la differenza!

Ecco la lettera del Dott. Antonio Braucci che Vi consiglio di leggere attentamente:

All’attenzione del

Presidente della Giunta Regione Campania

On. Vincenzo De Luca

Direttore Generale ASL Napoli 3 Sud

Dr. Gennaro Sosto

Direttore Sanitario Aziendale ASL Napoli 3 Sud

Dr. Gaetano D’Onofrio

Direttore Sanitario O.O.R.R. Area Vesuviana
Dr. Francesco Siani

Oggetto: Emergenza SARS COV2

Ill.mo Presidente,
Spett.li Direttori,

Mi chiamo Antonio Braucci e sono un medico specialista in Chirurgia Generale, attualmente in forze presso il Pronto Soccorso degli O.O.R.R. dell’Area Vesuviana, con incarico trimestrale, per cui ringrazio voi tutti in questa sede, per far fronte all’emergenza COVID19 che sta mettendo in ginocchio questo Paese.

Con la passione e la dedizione che ha sempre caratterizzato il mio operato di Dirigente Ospedaliero, ho richiesto, come ben sapete, di essere impiegato quanto prima presso la Sanità Pubblica per far fronte all’attuale situazione, essendo assegnato alla Medicina e Chirurgia di Accettazione e di Urgenza della ASL Napoli 3 Sud, in particolare presso gli O.O.R.R. Area Vesuviana.

Con spirito di abnegazione, ho accettato mansioni e turni che poco hanno a che vedere con la Specialità Chirurgica in cui mi sono formato, cercando nel breve tempo di approfondire gli aspetti del nuovo lavoro che avrei di necessità presto dovuto affrontare. Ovviamente, tra gli aggiornamenti fondamentali, ho preso visione del protocollo esistente già a partire dal 12 marzo 2020 presso questa Azienda (allegato) per la gestione dei pazienti sospetti, probabili e accertati con infezione da COVID19, e per la prevenzione del contagio.
Ho trovato il documento sopra citato di estrema utilità nello svolgimento di questo lavoro, MANCANDO NEL CONTEMPO OGNI TIPO DI FORMAZIONE DEL PERSONALE MEDICO, INFERMIERISTICO E SOCIOSANITARIO IN LOCO CHE IN UNA SITUAZIONE DI REALE EMERGENZA HA UNA RILEVANZA ESTREMAMENTE Più IMPORTANTE DEL REITERATO MONITO AI CITTADINI DI DENUNCIA PENALE NEL CASO ABBANDONINO LE LORO CASE CHE ORMAI IMPERVERSA SU MEDIA E SOCIAL A PARTIRE DAL 11 MARZO.
E’ proprio così: noi medici, infermieri, operatori sociosanitari veniamo assunti e mandati in trincea senza un minimo di organizzazione e preparazione, per far fronte a una situazione, come quella attuale, che mai prima d’ora abbiamo vissuto in prima persona, potendo fare affidamento soltanto sulla reciproca solidarietà tra noi operatori esposti in prima linea.

Inutile, aggiungere a questo mio appello, anche quello che sicuramente sarà arrivato alla vostra attenzione, a rendere disponibile un numero maggiore di DPI per gli operatori sanitari, dal momento che siamo costretti ad averne meno di uno a testa per turno di servizio, il che costringe, in una realtà particolare come quella del PS di Torre del Greco, in cui non esiste un vero e proprio percorso COVID 19, che non sia sovrapponibile a quello che dovrebbe essere un percorso PULITO, medici e infermieri a dover scegliere se prestare la propria opera presso il PS generale o l’area riservata ai pazienti con SARS-COV2. Per di più, avendo una durata limitata il filtro delle maschere FFP2 e FFP3, la loro protezione risulta vana, dovendo rimanere a contatto con un paziente sospetto o accertato almeno 6 ore, se non 12, vista la carenza di ulteriori dispositivi e di personale. Ne consegue che un operatore sanitario sarà inevitabilmente esposto a una carica virale non indifferente da Coronavirus, e senza possibilità, a meno che non sia sintomatico, di effettuare il tampone.

Ma torniamo alla NOSTRA PROCEDURA OPERATIVA. Se leggiamo a partire dalla pagina 18/53 ci rendiamo conto che esiste un’ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE composta da MMG e Operatori 118, la cui funzione sarebbe quella di evitare l’intasamento e il disservizio del PS e dei Reparti di Degenza COVID 19, attraverso la Centralizzazione dei casi sospetti, probabili, accertati. La procedura descritta è molto semplice e consiste nel contatto personale o telefonico del MMG o del Medico di 118 con il paziente, al fine della raccolta anamnestica, nella segnalazione del caso di dubbio al Dipartimento di Prevenzione – UOPC di appartenenza, nella compilazione della scheda di Segnalazione di caso sospetto, probabile, accertato (allegato 4) e nella prescrizione della quarantena del paziente in attesa di tampone, a meno di gravi comorbidità o di condizioni scadenti di salute che ne giustifichino un accesso al centro COVID19 di competenza, che per la ASL Napoli 3 Sud è individuato nel P.O. di Boscotrecase.
E invece cosa succede nella realtà? La situazione che ormai si ripete costantemente è che il 118 porta in Pronto Soccorso a Torre del Greco, peraltro, e non a Boscotrecase, anche pazienti paucisintomatici, con una sola diagnosi di sospetto, che potrebbero, come da protocollo e linee guida nazionali e internazionali, anche se positivi, trascorrere la quarantena a casa, con controlli da parte del Servizio di Sorveglianza Territoriale. Portare pazienti COVID19 sospetti al Pronto Soccorso non attrezzato comporta una chiusura del PS stesso per lo scopo che incarna alle necessità della comunità, dovendo andare incontro a processi di sanificazione, ma solo dopo che avrà smaltito il carico di pazienti sospetti per COVID 19, che, nel frattempo, continuano a susseguirsi.
Il tutto si traduce in disservizio per i pazienti non COVID 19, disagio per gli operatori sanitari che, come dicevamo sopra, non hanno DPI a sufficienza, disagio per lo stesso paziente sospetto, che verrà posto, immancabilmente, per assenza di aree differenziate, in contatto con altri pazienti sospetti, i quali il più delle volte si rivelano positivi.
A questo punto sopraggiunge il lato, consentitemi, comico. Ve lo spiego con un esempio pratico.
Ho due pazienti sospetti per stanza, ricoverati, diciamo, nella stessa giornata e che, in casi fortunati, effettuano subito il tampone (normalmente per avere la disponibilità di un tampone, per eseguire il test, attendiamo anche fino a 36 ore). I risultati arrivano, nella media, dopo 4 giorni dall’esecuzione del test. In questo lasso di tempo, i pazienti soggiornano nello stesso ambiente di Pronto Soccorso, non areato a sufficienza, figuriamoci se a pressione negativa, scambiandosi l’aria che respirano ed eventualmente anche i patogeni presenti nelle loro vie aeree. Arriva finalmente la risposta del tampone che, casualmente, sarà positivo in un paziente e negativo nell’altro (parlo di esperienza reale vissuta più volte). A questo punto, da normativa vigente, dovrei trasferire il paziente positivo, anche se in buone condizioni cliniche, perfettamente gestibile presso il proprio domicilio, al PO di Boscotrecase, d’ora in avanti centro COVID19, e dimettere il paziente negativo, che probabilmente in questo lasso temporale si è positivizzato, visto che il risultato del mio tampone è la fotografia di una situazione datata 4 giorni prima, ed esporre tutti i suoi contatti, dal momento che mette piede fuori dal pronto soccorso, e per tutto il tragitto che percorrerà sino a casa, a possibile contagio.

A tutto questo, si aggiunge l’inadeguatezza strutturale del PS di Torre del Greco, progettato in un tempo in cui non poteva prevedersi una Pandemia di tale entità, che non ha modo di isolare realmente pazienti COVID19 positivi o sospetti, da tutta l’utenza che vi giunge, esponendola di conseguenza, insieme a tutto il personale sanitario, al contagio virale.
E l’inadeguatezza del PS di Torre del Greco a gestire una tale emergenza si configura anche nell’assenza non solo di dispositivi di ventilazione meccanica (CPAP) ma anche di dispositivi di misurazione dei parametri vitali, banali come un pulsiossimetro o un elettrocardiografo, che consentano di monitorare contemporaneamente l’area COVID 19 positiva e quella standard, anziché averne a disposizione uno solo, che deve essere continuamente, e per forza di cose non adeguatamente, sanificato per passare da un paziente “standard“ a uno COVID 19, sospetto o positivo. E allo stesso tempo c’è la gravissima carenza di banale fornitura quale guanti, mascherine chirurgiche, copricalzari, occhiali protettivi, visiere protettive, cuffiette…
Eppure, in base a quanto affermato nel Protocollo Aziendale, il PS del PO Maresca di Torre del Greco dovrebbe servire il territorio esclusivamente come Pronto Soccorso e non come CENTRO DI SMISTAMENTO dei pz COVID 19 positivi e sospetti, funzione che dovrebbe essere assunta dal CENTRO COVID 19 di Boscotrecase e che accoglie invece solo casi positivi.
Dove, dunque, si pensa di destinare i pazienti COVID19 sospetti o probabili, ed in che modo e in che tempi si deciderà di attrezzare suddette strutture ricettive?

Ma la cosa più grave, caro Presidente e cari Direttori, è la mancanza di personale sanitario in numero adeguato per ciascun turno per soddisfare la duplice richiesta di occuparsi contemporaneamente della gestione del PS e dei sospetti COVID 19: ci è stato imposto di lavorare con un solo medico per turno. E’ inammissibile! Questo presupporrebbe che il medico abbia il dono dell’ubiquità e possa trovarsi contemporaneamente nell’area di quarantena e in quella del percorso normale, tanto più, che nell’area COVID 19, i computer non sono neanche dotati del programma per gestire la cartella elettronica, e le comunicazioni con l’altra ala vengono fatte “urlando” o “esponendo gli altri al contatto”, dal momento che manca persino il telefono. E, se anche dovessimo analizzare un servizio di pronto soccorso, in periodo di non emergenza, un solo medico per turno sarebbe, comunque, inadeguato a gestire una media di 60000 accessi/anno.

Come vede, Ill.mo Governatore, Spett.li Direttori, i protocolli esistono e, se fossero applicati, ci permetterebbero di lavorare con maggiore efficienza e sicurezza per noi e per i cittadini, contribuendo a fermare la diffusione del contagio. Ma non vengono applicati perché mancano le premesse per applicarli, perché manca tutto ciò che è necessario per gestire un normale pronto soccorso, figurarsi per gestirne uno adibito, in emergenza, anche a centro di smistamento COVID; non vengono diffusi e, nella stragrande maggioranza dei casi, gli stessi responsabili della salvaguardia della salute dei cittadini (medici di medicina generale, medici del 118, medici ospedalieri, infermieri, OSS) non li hanno ancora letti e assimilati, PERCHÉ NON SONO STATI EDOTTI DELLA LORO ESISTENZA!!! NON HANNO RICEVUTO ALCUN CORSO DI FORMAZIONE PER FAR FRONTE A QUESTA EMERGENZA!!!

Oggi, leggevo con attenzione la lettera di risentimento presentata dal Direttore Generale della ASL Napoli 1, indirizzata ai 5 colleghi AIF in Anestesia e Rianimazione, che hanno rifiutato l’incarico, adducendo come motivazione una retribuzione non adeguata. Benché possa essere rammaricato dal leggere che un collega, in questo momento di necessità, ponga davanti al Giuramento che ha fatto il vile denaro, non posso non FARMI ASSALIRE DAL DUBBIO CHE una tale rinuncia DERIVI ANCHE DALLA PAURA DI ESSERE MANDATO AL FRONTE SENZA ARMI ADEGUATE A FRONTEGGIARE QUESTO NEMICO, che si configura nella PAURA CHE IL NOSTRO SSN SIA INADEGUATO A GARANTIRE LA NOSTRA SALVAGUARDIA E INCOLUMITÀ, dettaglio che nelle dichiarazioni del Direttore viene probabilmente taciuto.

Per troppo tempo, noi operatori sanitari, soprattutto quelli collocati in prima linea, siamo stati oggetto di aggressioni, denunce, minacce e oggi anche al rischio di esposizione al contagio, perché trascurati da un sistema sanitario, di cui siamo gli attori principali e che dovrebbe tutelarci ma NON LO FA AFFATTO! Anzi, così come organizzato, il SSN ci sfrutta, ci manda a morire come carne da macello, pretende e non assurge ai propri doveri di tutela per i suoi operatori, e oggi, in particolare, caro Governatore, ci viene chiesto di accettare contratti eccezionali e provvisori offerti a medici in formazione specialistica, a neolaureati, a pensionati, anziché stabilizzare chi da anni vive nel precariato. Sono sconcertato.
E’ questo anche il mio caso, in attesa di scorrimento di graduatoria, vengo impiegato con un contratto di Specialistica Ambulatoriale a tempo determinato, anziché essere assunto, per scorrimento di graduatoria, NECESSARIO IN QUESTA EMERGENZA, come Dirigente Medico a tempo indeterminato.

Eppure, nonostante tutto ciò, la stragrande maggioranza di noi medici continua ogni giorno a lottare per la salute dei pazienti, a lottare contro malattie, infezioni, ignoranza, minacce, aggressioni, a lottare contro uno Stato che non ci garantisce il diritto basilare della SICUREZZA SUL LAVORO, contro un Sistema Sanitario che non tutela quelli che oggi sono definiti i suoi EROI, mentre fino a ieri eravamo, tutti insieme, definiti MALASANITA’.
Ma, caro Governatore, credo di parlare a nome di tutti, se dico che non vogliamo essere definiti EROI, perché questo sostantivo è quello che, più poeticamente, si presta ad affiancare l’altro, con cui gli eroi vengono spesso definiti, MARTIRI.
NOI SIAMO LAVORATORI LAUREATI, con una FORMAZIONE SPECIALISTICA, a detta del Sistema Formativo stesso, ALTAMENTE PROFESSIONALIZZANTE, e abbiamo il DIRITTO, per Legge, di eseguire le nostre delicate mansioni in CONDIZIONI DI LAVORO OTTIMALI. Abbiamo il DIRITTO di essere RETRIBUITI IN MODO ADEGUATO per la nostra opera CIVILE, PROFESSIONALE, UMANITARIA, PENALE.
NOI PRETENDIAMO CHE QUESTO ACCADA PER LA TUTELA NOSTRA E DELL’UTENZA CHE A NOI SI RIVOLGE! NOI ABBIAMO IL DIRITTO DI ESSERE GUIDATI DA PERSONALE SELEZIONATO PER VIA MERITOCRATICA E NON, COME SPESSO AVVIENE, PER FAVORITISMI POLITICI!
E lo sa perché caro Presidente? Non per invidia perché non ho “Santi in Paradiso”. Non per un motivo egoistico, non mi appartiene. Ma perché lo vede anche lei dove si finisce in una situazione di emergenza, se chi è a capo non sa fare il suo lavoro…

Caro Governatore, cari Direttori, voi dovete conoscere ciò che succede qui giù, nei piani bassi, dove ogni giorno tante persone, come me, che salvano la Sanità da un collasso che sarebbe meritato, solo perché la nostra ETICA e un GIURAMENTO, in cui crediamo fermamente, ci impongono di continuare a lavorare per la salute pubblica, anziché chiudere i battenti e scioperare, come avremmo ogni diritto e ragione di fare!
LA GENTE DEVE SAPERE! Il Popolo Italiano deve sapere, così la prossima aggressione non sarà diretta a noi, che siamo solo vittime di un sistema violentato e stuprato da anni di politica corrotta.

Detto questo, nonostante sia consapevole che, come tantissimi colleghi, io sia esposto, ogni ora in PS, non al rischio di contagio ma al contagio virale stesso, io non resto a casa!
Finché la mia salute me lo permetterà, io vado in trincea!

Io continuo a servire il mio Paese!

Io ci sono ora!

Torre del Greco, 24 marzo 2020

In Fede

Dr Antonio Braucci

Medico Chirurgo – Specialista in Chirurgia Generale

OMCEO NA33158

 

Coronavirus e Prezzi al Consumo

La sorpresa è di stamattina: “Avvocà è aumentato tutto di 60 centesimi. Le arance non arrivano più dalla Sicilia, vanno a peso d’oro. Le mele dal Trentino, neppure. Dalla Spagna e dalla Grecia, non arriva più niente. Nelle campagne non c’è nessuno che raccoglie”. Parole che lasciano perplessi. Scacciato il pensiero della speculazione, che va perseguita e punita, la riflessione va alle tante inchieste giornalistiche sulla filiera dell’agroalimentare e sulla prepotenza delle società di distribuzione che dettano prezzi e condizioni, con quintali di frutta e verdura al macero, perché il prezzo imposto non copre i costi della produzione. La crisi da coronavirus diventa una crisi di sistema del Paese a cui hanno chiuso le frontiere che, stando al mio fruttivendolo, diventano addirittura regionali. Rimpiangiamo la mela annurca di Giugliano in Campania, i cui agricoltori non sono, forse, sufficientemente sostenuti, ma anche la campania felix martoriata dall’inquinamento. All’emergenza sanitaria che si sta fronteggiando con giusti provvedimenti draconiani, si associa quella economica che richiede altrettanti provvedimenti immediati, onde evitare, sia le speculazioni, sia che si blocchino le filiere della distribuzione, lasciando spazio agli speculatori. Alle società di distribuzione che, fino ad oggi, hanno dettato legge e condizioni, va chiesto uno sforzo. Non c’è dubbio che il comparto dell’agroalimentare va messo sotto stretta sorveglianza, onde evitare il peggio. Il Presidente De Luca, con decisione, sta cercando di evitare che vada in crisi il claudicante sistema sanitario campano, che non potrebbe reggere l’onda d’urto, subita da quello Lombardo. Bene i provvedimenti draconiani che richiedono un sacrificio personale ai cittadini che, inizialmente, non hanno dato buona prova di disciplina, ma c’è un sistema produttivo che impatta direttamente sulle famiglie che deve essere tenuto sotto stretta osservazione, creando un’apposita unità di crisi in seno alla regione Campania, al fine di evitare “distorsioni” del mercato che si scaricherebbero sulle fasce più deboli della popolazione. Sindaci, Presidente della Regione e Governo Nazionale, in questo momento, ognuno faccia la sua parte, senza invasioni di campo; i cittadini sapranno rispondere ed avere fiducia, cosicché ne usciremo con un accresciuto e rinnovato senso di comunità e più forti di prima.
Avv. Gennaro Esposito
Presidente Comitato Vivibilità Cittadina

Entrambi Vittime della Camorra

Ugo Russo una giovane vita spezzata (nella notte tra il 28 ed il 1 marzo 2020) per una rapina ed un’altra giovane vita travolta da un atto di difesa estremo che mai nessuno vorrebbe compiere. Fino a qui siamo nella dinamica, purtroppo, già conosciuta nel Paese. Quello che lascia sgomenti sono i gravissimi atti criminali, nell’imminenza della morte del rapinatore quindicenne, con spari alla caserma dell’arma dei Carabinieri e la devastazione del Pronto Soccorso dell’Ospedale Pellegrini. Atti di cui non si riesce a credere. Ho, difatti, raccontato l’accaduto ad una persona giovane, completamente a digiuno di informazione (purtroppo non sono poche), ottenendo una reazione di incredulità, pensava stessi raccontando un episodio di Narcos o di Gomorra. La mia reazione è stata prima di sorpresa e poi di mortificazione. Fatti, sui quali sono stato interrogato anche da amici non napoletani, anch’essi increduli. La domanda, che non trova una risposta immediata, è, come siamo arrivati a questo punto? Varie le riflessioni, sociologiche, psicologiche e politiche, che richiedono un approfondimento sul tema dei ragazzini lasciati soli, in balia di famiglie e di una città, ostili alla loro crescita civile, che propongono un modello di vita violenta e camorristica. Ma intanto cosa facciamo? Qual è la risposta immediata dello Stato? Tra poco ci dimenticheremo anche di questa tragedia fino alla prossima? Cosa possono fare i cittadini? Cosa stanno facendo le Istituzioni? Finora quello che vedo nei cittadini, è accettazione supina e passiva di ciò che accade, che trova il suo brodo di coltura, in un senso di sfiducia generale verso le Istituzioni, nella errata convinzione che non possano tutelarci. Convinzione che, purtroppo, da un lato rafforza un senso di rassegnazione, dall’altro rafforza chi si pone fuori dal recinto sociale e civile e che reagisce, compiendo una stesa davanti all’Arma dei Carabinieri, inaccettabile, in quanto, un atto intimidatorio verso l’Istituzione e, quindi, verso i medesimi cittadini. Senza tentennamenti o distinguo, pur nella tragedia, occorre manifestare solidarietà alle Istituzioni colpite da questi esecrabili ed inaccettabili atti camorristici. Nelle Istituzioni si deve gioco forza credere per la tenuta dello Stato. Le istituzioni, reagiscano in concreto, concertando azioni a lungo termine ed immediate perché i cittadini hanno il bisogno di essere rassicurati ora con la presenza dello Stato. Mai come in questo momento, gli uomini delle istituzioni hanno il dovere di non arrendersi, piegandosi ad un costume di illegalità diffusa e di piccoli soprusi, di cui si nutre la camorra e la mentalità camorristica della prepotenza e della sottomissione. L’appello, deciso, fermo, serio, va a coloro che hanno riversato la loro rabbia verso i Carabinieri ed il pronto soccorso dell’Ospedale Pellegrini, presso il quale era ricoverata una giovane donna vittima di violenza poi deceduta, affinché, queste persone, capiscano che, per onorare la morte del loro giovane amico o congiunto, devono immediatamente cambiare strada. A prevalere sia il senso di pietà e comprensione verso questo ragazzino e verso il giovane carabiniere. Due vittime della camorra!

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