Gli atti del bilancio previsionale 2014 del Comune di Napoli

dissestoE’ un po’ di giorni che, sui giornali, si discute del bilancio previsionale 2014 e devo dire che quest’anno gli atti contabili approvati in luglio ed agosto dalla Giunta sono assolutamente corposi poiché si completano, finalmente, anche dei bilanci delle società partecipate e della delibera, con relativi allegati, di approvazione dei debiti fuori bilancio nonché di una serie di delibere che vale la pena studiare. E’ chiaro che una tale produzione di documenti, credo sia il frutto del lavoro che ha svolto la Corte dei Conti che con lente di ingrandimento ha esaminato gli atti contabili del Comune di Napoli come non si era fatto mai fino ad ora.

Sono interessanti le delibere collegate al Bilancio previsionale 2014 che finiranno per incidere sulla carne viva dei napoletani e che riguardano: 1) le modifiche al regolamento IMU, 2) la determinazione delle aliquote IMU, 3) il regolamento della disciplina dell’UIC, 4) la determinazione delle aliquote TASI, 5) il regolamento sulla imposta di soggiorno, 6) la determinazione delle tariffe della imposta di soggiorno, 7) la determinazione del prezzo delle aree e dei fabbricati che potranno essere cedute a terzi, 8) la delibera del rendiconto di gestione 2012, 9) la delibera del rendiconto di gestione 2013, 10) la relazione sui DERIVATI, 11) i parametri del DEFICIT 2013, 12) il programma triennale dei lavori pubblici 2014/2016. Non c’è che dire credo che il consiglio comunale questa volta durerà diversi giorni e diverse notti!

Nell’ottica della trasparenza e della condivisione, metto a Vostra disposizione tutti gli atti di bilancio che ho provveduto a caricare sul server. Mi farebbe piacere se vi fosse qualche anima di buona volontà disposta ad esaminarli per un confronto visto che tra circa 20 giorni gli atti dovranno essere votati in consiglio.

In questi momenti penso a quanto i politici italiani siano stati miopi a non conservare una classe dirigente in grado di fare squadra in circostanze come queste. Mi immagino un partito che sia di supporto con studi ed approfondimenti ai propri rappresentanti nelle istituzioni ed, invece, assisto puntualmente a consiglieri che in ordine sparso votano svogliatamente atti dei quali forse non hanno manco letto la prima pagina! Al contrario di quello che si potrebbe pensare l’Italia muore per la mancanza di partiti veri. Ecco gli atti:

Bilanci delle società partecipate (clikka)

Bilanci previsionali delle Municipalità (clikka)

Delibera di riconoscimento dei debiti fuori bilancio con allegati (clikka)

delibere collegate al bilancio previsionale 2014 (clikka)

delibera e schede tariffe servizi a domanda individuale 2014 (clikka)

relazione previsionale e programmatica con schede (clikka)

per accedere a tutti gli atti del bilancio clikka

Intanto Vi incollo le prime considerazioni che ci sono pervenute sui debiti fuori bilancio:

“E’ stata approvata finalmente in giunta la delibera relativa al riconoscimento dell’ultima tranche dei dfb del 2013 (1-11/31-12 2013).
Già in occasione dell’approvazione del rendiconto 2013 avevamo accennato al fatto che appariva singolare la presentazione di un consuntivo che non tenesse conto di tutti i debiti fuori bilancio originatisi nell’esercizio…

D’altronde – comunque – secondo l’impostazione dell’amministrazione ciò avrebbe avuto un rilievo meramente ricognitivo, non contabile in quanto anche la prima tranche di debiti (relativa al periodo 1-1/31-10 2013) era stata fatta gravare (con la scusa del plafond stabilito nel piano di riequilibrio) su esercizi futuri!!!

Infatti va sottolineato che “l’importo dei dfb rilevato nei primi dieci mesi del 2013 è di poco più di 64 mleuro. Di cui circa 35 riferibili alla lettera a) dell’art. 194 comma Tuel (cioè spese per sentenze) e circa 29 mleuro riferibili alla lettera e) (cioè spese in violazione dei procedimenti contabili)… i 64 milioni sono stati spalmati in 3 anni (0.7 milioni nel 2014; 29,3 milioni 2015 e 33,1 milioni nel 2016); un milione è stato coperto con residui 2013”.

Pertanto già oltre 62 mleuro erano stati “allontanati” sugli esercizi 2015-2016 (alleggerendo non solo il bilancio 2013 – cioè l’esercizio dove andavano correttamente imputati – ma anche il 2014). Adesso, secondo la delibera di proposta al consiglio 626 del 21-7-2014, la giunta propone di far gravare per 19,56 mleuro (cioè la quasi totalità della massa rilevata nell’ultimo bimestre dell’anno, tranne 0,35 mleuro gravanti su residui) i debiti fuori bilancio addirittura sul 2017!!!

In questo caso si tratta non soltanto di una scorrettezza formale ma anche politica: infatti non solo si posticipa arbitrariamente una spesa che pertiene con tutta evidenza all’esercizio 2013, ma addirittura si ipoteca il bilancio relativo a un esercizio ricadente al di fuori dello stesso mandato del sindaco.

Altre due considerazioni che richiedono attenzione:
1) come già notato in occasione della prima ricognizione 2013, non sono stati rispettati i termini stabiliti dall’art. 194 TUEL e dal corrispondente articolo del regolamento di contabilità per il riconoscimento dei debiti fuori bilancio (questo fatto viene addirittura rilevato dal collegio dei revisori…).
2) il rinvio ulteriore al 2017 per la procedura di impegno, liquidazione e pagamento dei creditori delle diverse partite riconosciute come dfb rende del tutto aleatori gli equilibri di bilancio dell’esercizio in corso in quanto non si tiene conto degli oneri di giustizia e degli interessi che per consapevole scelta discrezionale dell’amministrazione si genereranno nel corso dei prossimi anni fino a quando, finalmente, i creditori saranno soddisfatti. Il provvedimento, pertanto, potrebbe esporre anche ad eventuali responsabilità di funzionari e amministratori; per i funzionari in particolare, in questo caso va considerato che è pienamente operante il comma 2 dell’art. 9 D.L. 78/2009.

Infine permane il “mistero” del maxi-debito ubi factor-elektrica (circa 18,5 mleuro), emerso con una sentenza del consiglio di stato e riconosciuto dalla giunta il 19 dicembre 2013 insieme alla ricognizione dei primi dieci mesi, di cui non si è sentito più parlare”.

I tartassati: TASI IMU e TARI = IUC Istruzioni per l’USO

dissestoEcco le quattro delibere relative al nuovo sistema di fiscalità locale che com’è noto si compone di tre imposte, IMU (imposta municipale unica), TASI (tassa sui servizi indivisibili) e TARI (tassa sui rifiuti) – Aliquote Imu (clikka)IUC – Regolamento (clikka), Modifica IMU clikkaAliquote TASI (clikka) – che confluiscono nella cd. IUC, approvate nel consiglio comunale del 15.05 scorso con l’astensione di Ricostruzione Democratica.

L’incastro tra norme e scadenze (a prescindere dal termine per i bilanci preventivi del 31 luglio) ha determinato l’impellenza di approvare le tariffe Tasi entro il 23 maggio, in modo tale da consentire il versamento dell’acconto entro il 16 giugno (anche se il governo ha dato una proroga fino a settembre per i Comuni inadempienti). E’ chiaro però che la non approvazione entro il termine del 23.05 avrebbe determinato seri problemi di liquidità.

L’amministrazione ha chiaramente dovuto anche regolamentare l’Imu (da cui la prima casa è esentata per legge), alla quale, la  TASI è strettamente legata dalla clausola di “equivalenza” tra vecchia Imu e nuova Tasi + Imu.

Per la TARI non si evidenziano nuovi problemi, in quanto, il suo funzionamento sarà molto simile alla TARES.

Per la Tasi, invece, i margini di manovra per il Comune di Napoli sono ristretti poiché il quadro disegnato dalla legge di stabilità e dal Salva Roma ter impone le aliquote massime per i comuni in predissesto.

Sulle aliquote le scelte operate dall’Amministrazione sono state le seguenti:

 1.- IMU su seconde case e altri immobili al massimo: 10.6 per mille con agevolazioni per le case locate con i contratti convenzionati;

 2.- TASI al 3,3 per mille sulle prime case con detrazioni di 150 e 100 euro a seconda se la rendita catastale è inferiore o superiore a 300 euro;

3.- TASI zero sulle seconde case (è da notare che fissando a zero l’aliquota sulla seconda casa, non si pone il problema di suddividere il carico tra proprietario e inquilino in caso di locazione dell’immobile).

La scelta fondamentale ci sembra sia stata quella di far diventare la TASI una tassa patrimoniale sull’abitazione di residenza.

Ciò lo si può comprendere dal punto di vista sociale (l’Imu su seconde case e attività produttive è già al massimo), ma appare discutibile sotto il profilo della congruità fiscale, in quanto l’imposta dovrebbe finanziare i servizi indivisibili e quindi gravare su tutti gli utenti di questi servizi (questo è il motivo per cui addirittura si ritiene che la norma che consente questo obiettivo snaturamento dell’imposta potrebbe essere illegittima).

Quindi, il finanziamento delle detrazioni per le prime case con bassa rendita catastale vengono finanziate esclusivamente dai proprietari di prime case con rendita più elevata (questo è il caso quindi in cui non opera il meccanismo dell’equivalenza).

L’altra scelta importante è quella di non legare, anche parzialmente, le detrazioni alla numerosità del nucleo familiare, come hanno invece fatto pochi – per la verità – grandi comuni (per es. Torino).

Va sottolineato, inoltre, che al contrario di quanto stabilisce la legge, il regolamento approvato non definisce come e quali sono i servizi indivisibili che la TASI va a finanziare, demandando questo adempimento al bilancio di previsione. Si tratta della usuale sottovalutazione degli aspetti gestionali che dovrebbero essere alla base delle scelte di una corretta e razionale politica finanziaria. Sul punto il regolamento IUC, all’articolo 40, rimanda all’allegato “C” con il quale “sono individuati i servizi indivisibili forniti dal Comune ed alla cui copertura la Tasi è diretta”.

L’allegato quindi propone un elenco di servizi, senza però far capire:

 1.- se secondo l’Amministrazione l’elenco comprende tutti i servizi indivisibili offerti dal Comune;

2.- se sono soltanto i servizi indivisibili i cui costi che verranno coperti con la TASI a prescindere dai punti precedenti;

3.- qual è il costo complessivo dei singoli servizi e qual è la percentuale di copertura di tali costi che si prevede di coprire con la TASI.

 Quest’ultima osservazione in realtà palesa il punto debole di tutta la manovra, e cioè il fatto che la delibera sulla TASI non contiene neppure un numero:

1.- nessuna stima del gettito;

2.- nessuna stima dei soggetti eventualmente esenti grazie alle detrazioni previste;

3.- nessun raffronto con la platea di prime case percossa dalla vecchia IMU (sia in versione 2012 o in versione 2013).

E’ stata, quindi, introdotta una nuova imposta che sicuramente colpirà soggetti che lo scorso anno erano esenti Imu, senza sapere neppure approssimativamente quale sarà l’impatto sui contribuenti.

Tra l’altro, come accennato, il Regolamento potrebbe essere passibile di illegittimità in quanto la norma di riferimento (comma 682 L. 147/2013) stabilisce senza ambiguità che con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 52 del Decreto Legislativo n. 446 del 1997, il Comune determina la disciplina per l’applicazione della IUC, concernente tra l’altro per quanto riguarda la TASI:

 1) la disciplina delle riduzioni, che tengano conto altresì della capacità contributiva della famiglia, anche attraverso l’applicazione dell’ISEE;

2) l’individuazione dei servizi indivisibili e l’indicazione analitica, per ciascuno di tali servizi, dei relativi costi alla cui copertura la TASI e’ diretta.”

La circostanza, peraltro, è richiamata anche dal Segretario generale nelle osservazioni alla delibera.

Quanto all’individuazione – in generale – dei servizi cosiddetti indivisibili non c’è un criterio stabilito da atti normativi. Per esclusione, quindi, vengono considerati servizi indivisibili tutti gli i servizi forniti alla collettività per i quali non è attivo alcun tributo o tariffa o provento a specifica destinazione.

Cioè il criterio finanziario prevale su quello economico: non necessariamente il servizio indivisibile deve essere diretto indistintamente all’insieme dei cittadini.

Pertanto non possono sicuramente entrare nel novero dei servizi indivisibili servizi quali la nettezza urbana o la mensa scolastica. Tipici servizi indivisibili sono, invece, il verde pubblico, l’illuminazione, servizi amministrativi come anagrafe ed elettorale, ma secondo il criterio visto, anche alcuni servizi sociali possono essere inseriti tra quelli indivisibili, sebbene siano assolutamente “divisibili”.

 Per fare due conti:

  • nel 2012 a napoli l’aliquota imu sulle prime case era il 5 per mille con una detrazione fissa di 200€ e una variabile di 50€ per ogni figlio minore di 26 anni;
  • nel 2013 le prime case erano esenti IMU (a parte i pochi spiccioli del pasticcio mini-imu che credo ben pochi abbiano versato). In questo caso, però, per un corretto raffronto, occorrerebbe tenere conto, dell’addizionale di 3 cent per mq destinata alla copertura dei servizi indivisibili che l’anno scorso venne imposta sulla TARES e che quest’anno è stata virtualmente trasfusa nella TASI.

Quindi, per una prima casa di 100 mq e 719 euro di rendita – famiglia-tipo di due coniugi con due figli abbiamo:

imu 2012

719€ (rendita catastale) X 160 (moltiplicatore fisso) = 115.040 euro (base imponibile imu)

115.040 X 5/1000 (aliquota) = 572 euro (imposta lorda)

572 euro – 300€ (detrazioni totali) = 272 euro (imposta da versare)

IMU 2013

IMU = 0€

addizionale TARES = 100 mq X 0.3 = 30€ (imposta da versare)

tasi 2014

115.040 euro (stessa base imponibile IMU) X 3.3/1000 = 380 euro (imposta lorda)

380€ – 100€ (detrazioni totali) = 280 € (imposta da versare)

pertanto:

se facciamo il raffronto con il 2012 la famiglia-tipo presa in esame paga per la TASI poco più che per l’IMU;

se facciamo il raffronto con il 2013 la differenza, nel caso in esame, è molto consistente.

Intendiamoci: il ragionamento visto sopra vale per quel tipo di contribuente non in assoluto.

Se prendessimo il caso di una prima casa di 60 mq – rendita 280 € – con nucleo familiare di una sola persona avremmo invece:

IMU 2012:  24 euro

addizionale 2013: 18 euro

TASI 2014: 0 euro

Ovviamente il tutto salvo errori o omissioni e salvo che la materia è un groviglio di acronimi di cui se non fosse stato per Stefano non ci avrei capito molto … ma a pensarci pene ho ancora molti dubbi!!!

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