Lo scandalo delle indennità ai Consiglieri Comunali

spreco-di-soldi-pubbliciIl titolo è provocatorio, ma non tanto, perché per la vigente legge un consigliere comunale di un Comune di un milione di abitanti percepisce una indennità annua pari ad €. 5.173,33 lordi (ecco il mio CUD2014 clikka), quindi, circa 250,00 euro al mese netti assumendosi la responsabilità di votare un bilancio di circa 4 miliardi di euro. Senza contare che ogni delibera ha potenzialmente un rischio di danno erariale di diversi milioni di euro mentre parlamentari e consiglieri regionali, intascano tanto e rischiano infinitamente meno. Il mio statino paga di marzo 2014 (clikka) reca, infatti, un saldo netto di €. 88,06. Ciò in ragione del fatto che io applico con rigore, poiché non mi sembri lasci spazi interpretativi, l’Art. 82 del  TUEL, comma 11, a mente del quale “La corresponsione dei gettoni di presenza è comunque subordinata alla effettiva partecipazione del consigliere a consigli e commissioni; …”. Scrivo questo post perché è diffusa l’opinione che la politica assorbe troppe risorse, mentre, invece, in alcuni casi occorrerebbe intervenire per riequilibrare, fare i controlli e far rispettare la normativa che già esiste (sic!). Per me posso dire che la politica è una passione molti invece si “arrangiano” come possono usando lo stratagemma di prevedere la riunione permanente di commissioni che coprono l’intera giornata di lavoro (09,00-15,00) cosicché in questi casi chi è dipendente ottiene la giustifica dal lavoro per l’intera giornata di modo che al Comune, per legge, spetta il rimborso dell’intera giornata di lavoro al datore di lavoro. Rimborso che può essere di ammontare di gran lunga superiore al cd. gettone di presenza con evidenti distorsioni del sistema formale che viene “adattato per necessità”.

Populismo e Costi della Politica

spreco-di-soldi-pubbliciIeri (13.02.2014) sul Corriere del Mezzogiorno era uscito un articolo sul costo dei consiglieri (che incollo in calce) che non faceva nessuna distinzione, mettendo tutto e tutti in un unico calderone. Oggi sempre su Corriere del Mezzogiorno è stata pubblicata la lettera che descrive la posizione di Ricostruzione Democratica. Su questo Blog molti articoli sul tema: I nostri costi della politica (clikka)

Corriere del Mezzogiorno del 13.02.2014:

Al Comune di Napoli, serve nuova trasparenza di GENNARO ESPOSITO

Caro direttore, ho letto con attenzione gli articoli di Locoratolo e Cuozzo sui costi dei consiglieri comunali e vorrei esprimere la mia amarezza come cittadino e Consigliere Comunale di Ricostruzione Democratica. Questi articoli correttamente informano la cittadinanza su prassi scorrette quanto diffuse, che generano disaffezione dalla vita pubblica. Tuttavia potrebbero rendere un servizio migliore, nell’interesse collettivo, se solo fossero più completi, mettendo cioè in luce anche i rari casi di diversità, che pure ci sono. Purtroppo però ciò che dovrebbe essere la normalità non fa notizia, mentre spesso si cerca il sensazionalismo: è notizia lo spreco dei fondi pubblici e l’uso improprio delle risorse collettive, ma non il contrario. L’effetto, tuttavia, è duplice: di far apparire marcia tutta la politica e di aumentare la disaffezione dalla vita pubblica, con un danno per tutta la collettività. Non solo il cittadino si forma la convinzione che sono tutti uguali, (confondendo quelli che hanno «rubato» con quelli onesti) ma alla fine se sono tutti uguali come dare torto a chi il voto lo vende per 50 euro? Così, inoltre, si disincentivano dall’impegno proprio coloro che utilizzano il potere correttamente, che già combattono ad armi impari con i loro avversari. Mi sorge allora il dubbio che il nostro impegno, oltre ad essere defatigante e difficile, sia anche inutile. E’ inutile essere scrupolosi con i gettoni di presenza, ciò che comporta percepire solo due o trecento euro al mese, è inutile spendere oculatamente i fondi economali per le strette esigenze, restituendone una parte, è inutile avere solo la metà dei collaboratori, perché non necessari nella quotidianità – ma utilissimi tre mesi ogni cinque anni, ossia in campagna elettorale – è inutile studiare atti e delibere cercando di dare un contributo costruttivo alla vita pubblica della città. È inutile, insomma, cercare di essere rigorosi nella misura in cui il risultato di questo impegno non viene nemmeno riconosciuto. Se dovesse essere così, allora anche ai miei occhi apparirebbe certamente più scaltro chi sfrutta la sua posizione per ottenere qualche prebenda. Sicuri che non è affatto intenzione del Corriere del Mezzogiorno dipingere un quadro in cui tutte le vacche sono nere, auspichiamo che il Suo giornale voglia seguire con attenzione una delle nostre proposte in tema di trasparenza e buona amministrazione. A maggio 2012 presentammo una proposta di regolamento per procedimentalizzare le nomine nelle società partecipate, enti o istituzioni del Comune, proposta che con grande fatica eravamo riusciti a portare all’attenzione dell’aula durante lo scorso consiglio, ma che è stata irresponsabilmente rinviata in commissione dalla maggioranza per ulteriori approfondimenti (sic!). Riuscirà il Consiglio comunale a scrivere una pagina di trasparenza sulle nomine negli enti?

 Capogruppo di Ricostruzione Democratica

 Ps. Ecco lo statino paga del consigliere “ingenuo” che nonostante sia tutto inutile ci crede ancora:

statino paga (clikka)

Corriere del Mezzogiorno del 13.02.2014

Ecco la supercasta di Napoli

Comune, record di gruppi (16). E ce ne sono 6 con un solo eletto

Una norma incredibile stabilisce che per un solo eletto al Comune di Napoli, capogruppo di se stesso, sia possibile avere fino a cinque dipendenti comunali a disposizione, oltre ovviamente ad una stanza e a tutto quanto occorre per fare politica: uno smartphone, fondi per le spese vive dell’ufficio, l’abbonamento gratuito alla rassegna stampa e così via, senza dimenticare che ai consiglieri spettano anche due biglietti per lo stadio che è di proprietà comunale. E la cosa diventa ancor più incredibile se solo si pensa che in via Verdi, sede del Consiglio comunale, siano presenti addirittura sei gruppi composti da un solo consigliere. Ma non solo. A Napoli è record italiano per la presenza di partiti in aula: ce ne sono addirittura 16, nove di centrosinistra e 7 di centrodestra.

 

Costi dei partiti, 5 dipendenti per un solo eletto

Comune in predissesto, ma spese alle stelle per i gruppi formati da un consigliere

NAPOLI — Sedici gruppi consiliari, sette di centrodestra e nove di centrosinistra, nei quali confluiscono 20 partiti o sigle per appena 48 consiglieri eletti. Ma anche sei partiti composti da un solo consigliere comunale. Se altrove c’è disaffezione per la politica, Napoli va in controtendenza. E in Consiglio comunale partiti e monopartiti si moltiplicano.
Il capoluogo campano detiene questo squallido record tra le grandi città italiane: Milano, Roma, Firenze, Torino, Bologna, Genova, Bari e Palermo non hanno assolutamente tanta frammentazione nelle assemblee cittadine, cosa che è poi alla base dell’ingovernabilità. E il fenomeno non sembra arrestarsi. In via Verdi, solo nell’ultimo mese, sono nati due gruppi di centrodestra: Forza Italia e Nuovo Centrodestra. Mentre da ieri è in arrivo un possibile nuovo «iscritto» al Gruppo Misto, cioè Marco Russo, ex capogruppo dimissionario dell’Idv che non ne ha potuto più del fatto che «nel mio partito si pensa solo alle poltrone» e si è dimesso da gruppo e partito. Russo, infatti, a meno che non confluisca in un partito esistente, non potrà far altro che iscriversi al gruppo Misto, gruppo diventato il partito grazie al quale de Magistris governa sul filo di una maggioranza che, dichiarazioni di voto alla mano, oscilla tra i 25 e i 26 consiglieri comunali. Come dire che basta nulla, un po’ di traffico o un’influenza, per far venir meno il numero legale in aula. Frammentazione che si aggiunge a frammentazione per un’assemblea che, ad appena 32 mesi dall’elezione, ha visto esplodere i due partiti del sindaco, l’Idv, partito di origine di de Magistris, passato da 15 consiglieri a 9; e «Napoli è Tua», la lista civica del primo cittadino, entrata in aula con sei eletti e oggi ridotta ad un unico consigliere. Ma perché, alla faccia del tanto sponsorizzato sistema elettorale dei sindaci, c’è tanta frammentazione? Null’altro che semplice opportunità. Perché avere un gruppo autonomo, benché composto da un solo eletto, serve, ad esempio, ad avere fino 5 dipendenti comunali distaccati: la norma consente infatti di assegnare 3 dipendenti per ogni gruppo, un altro al capogruppo ed un altro ancora per ogni consigliere eletto. Fatti due conti, se i monogruppi sono sei, si può arrivare fino a 30 dipendenti comunali distaccati al servizio di sei consiglieri. E non solo. Perché i capigruppo di se stessi, oltre a prendere parte alla conferenza dei capigruppo, quindi ad incidere nelle scelte strategiche del Consiglio, hanno ovviamente diritto alla propria quota di fondi per l’economato. Prendiamo il dato relativo al Peg, il Piano esecutivo di gestione 2013, che ha assegnato ai Gruppi per acquisti di beni di consumo, prestazioni di servizio e acquisto di beni durevoli 163.800 euro. I soldi sono stati così suddivisi: il 50 per cento, quindi 81.900 euro, tra tutti i 48 consiglieri; altri 81.900 euro per ogni gruppo politico. Va da sé che chi è capogruppo di se stesso ha diritto a molti più fondi rispetto ad un singolo consigliere di un partito ben più ampio. Immancabile, poi, il classico gettone-presenza per ogni riunione di commissione e ogni Consiglio comunale, con gli eletti che, mediamente, arrivano a percepire tra gli 800 e i 1.200 euro al mese a testa. Il consigliere, inoltre, può contare pure sull’astensione dal lavoro retribuita nelle ore in cui c’è commissione o Consiglio. Immancabili, infine, quelle che sono le dotazioni di servizio: stanza, telefono, smartphone, abbonamenti per la lettura gratuita dei giornali oltre ai classici due biglietti di tribuna Autorità per ogni gara casalinga del Napoli. Insomma, proprio male non è fare il consigliere comunale. Tanto più se si ha la fortuna che, dal tuo partito, tutti gli eletti vanno via e rimani da solo. In quel caso diventa un vero affare.
Paolo Cuozzo

Uno schiaffo in faccia alla dignità dei cittadini

maiali

Maiali perché questi animali che stimo ed apprezzo mangiano tutto senza chiedersi perché e senza faresi troppe domande. Questa è l’immagine che mi è venuta in mente mentre leggevo l’articolo che vi incollo sotto. Il tema sono i soldi pubblici che sono riservate ai gruppi consiliari per il loro funzionamento. Quelli della regione Lombardia diciamo sono diverse centinaia di migliaia di euro e si ripete la storia come alla regione Lazio ma sono convinto che se si mettessero le mani in tutti i consigli regionali e comunali si scoprirebbe la stessa cosa. La stessa cosa accade anche per i soldi pubblici riservati al funzionamento dei gruppi parlamentari! Maiali ancora Maiali che mangiano e che rappresentano uno schiaffo in faccia ai milioni di cittadini che faticano ad arrivare alla fine del mese!!! Leggete e vedrete vi farà lo stesso effetto. Conoscere per difendersi e per fare pulizia. Non ci si può certo fidare di quelli che fino ad oggi hanno mangiato come maiali ….

sull’argomento: l’utopia della politica ed i costi dei politicantiMaiali al pascolo

Dal Corsera di oggi 15.12.2012

Gelati, lecca-lecca, iPad Le spese caricate sul bilancio «Pagata una festa di nozze»

MILANO — Senza regole e, più ancora, senza stile. L’assalto alle note spese rimborsate «per il funzionamento dei gruppi» del consiglio della Regione Lombardia, infatti, visto con le lenti degli scontrini costati ieri 22 inviti a comparire per peculato ad altrettanti consiglieri di Pdl e Lega, nemmeno pulsa della ribalda “nobiltà” di illustri predecessori che nel Lazio si erano fatti la villa o avevano acquistato il Suv con i soldi dei cittadini: qui al Pirellone c’è solo gente che, pur guadagnando almeno 9.000 euro netti al mese di stipendio comprensivo di diaria, e pur essendo già dotata di telefoni e computer gratis, con gli ulteriori fondi pubblici «per il funzionamento del gruppo consiliare» si fa rimborsare il cono gelato da 1 euro e 50, il lecca-lecca, l’ovetto-Kinder e una clessidra; compra la salsiccia dal macellaio, va dal panettiere, segna uno dietro l’altro a distanza di pochi minuti i caffè con brioche da 1 euro e 60 al bar, beve una birra al pub; acquista in tabaccheria blocchi di «gratta e vinci», mette in lista un farmaco e il relativo ticket da 21 euro, e a Capodanno accolla ai contribuenti i fuochi d’artificio.

Tartufi e ostriche
Perfino le trasgressioni culinarie sono un po’ da filmetto di serie B. Come nei «due coperti» da 127 euro di ostriche rimborsati al leghista Pierluigi Toscani. O come il pasto al ristorante «il Baretto al Baglioni» il 23 ottobre 2010 che l’ex presidente leghista del consiglio regionale Davide Boni qualifica «spesa di rappresentanza» nei «rapporti consiglio-giunta e nuova sede con il Sottosegretario Expo 2015», consumando 30 grammi di tartufo per 180 euro su 644 di conto. Il tartufo deve essere una passione: Giorgio Pozzi si fa rimborsare una cena «con rappresentanti dell’imprenditoria locale» il 23 dicembre 2010 sempre al «Baretto» dove, su un conto di 3.320 euro, 200 sono di vini, 400 di champagne e ben 882 di tartufi in un «privé» il cui utilizzo costa da solo 150 euro.
Sushi e ospitalità
Quando a saldare i conti è indirettamente il contribuente, diventa più facile largheggiare in generosità: sempre Pozzi, ad esempio, ottiene il rimborso di 5.500 euro spesi al ristorante «Il Gatto Nero» di Cernobbio il 30 luglio 2010 per una «cena istituzionale con operatori e imprenditori locali» offerta a 55 persone. Alessandro Colucci oscilla invece tra gli arancini da 5 euro e il sushi da 127 euro per due coperti al ristorante «Nobu Armani».
I taxi, il Natale, Parigi
Del resto la madre di tutte le ambiguità è il concetto in sé di «materiale di rappresentanza», tipo quello che Boni compra per 11.164 euro a Napoli tra il 28 e il 30 dicembre 2010: 75 cravatte in seta, 3 sciarpe in cashmere, 7 foulard in seta. Per definizione, nulla è più di «rappresentanza» come le colazioni e le cene al ristorante, che insieme a una marea di taxi sono la voce più ricorrente e corposa nei rimborsi ritenuti dubbi dagli uomini della GdF milanese che con i pm Robledo-Filippini-D’Alessio già avevano indagato sul finanziamento pubblico alla Lega e prima ancora sui derivati del Comune di Milano. L’ex assessore Buscemi, ad esempio, al ristorante milanese «A Riccione» sostiene «spese di rappresentanza» per 380 euro proprio alla viglia di Natale, 24 dicembre 2009, e per 695 euro proprio l’ultimo dell’anno, 31 dicembre 2009.
Altre volte Buscemi qualifica come «spese di rappresentanza» il ritiro di pietanze da asporto presso ristoranti giapponesi e cinesi. E quando un evento legato all’Expo propizia un soggiorno istituzionale a Parigi, all’«Hotel Park Hyatt» paga 638 euro con carta di credito della Regione anche se dalla fattura dell’albergo sembrerebbe che i servizi ricettivi siano stati offerti a «2 persone».
Matrimonio
Tante cose potranno forse essere chiarite, e certo ce n’è parecchie da mettere a fuoco. Il capogruppo leghista Stefano Galli, ad esempio, che il 5 marzo 2009 mette in lista 8 euro per la ricarica di una penna, sostiene il 16 giugno 2010 al Ristorante «Toscano» una asserita spesa «di funzionamento» del gruppo anche se il ristoratore, interrogato come teste, ha affermato che quella spesa, 6.180 euro per 103 coperti, riguardava di certo un matrimonio.
Ovetti e Mignottocrazia
L’orizzonte degli scontrini è il più vario. Alessandro Marelli, pur non disdegnando di acquistare pc e cellulari, esibisce 4 euro per una birra spina media al pub e 9,90 euro per un tubetto di ovetti Kinder con sorpresa, e si fa rimborsare le sigarette e persino i coni gelato come Pierluigi Toscani, che non manca 752 euro di cartucce e non disdegna i tagliandi «win for live». Nicole Minetti sceglie invece di spaziare dagli 899 euro per l’iPhone5 ai 27 euro per «barattoli di sabbia in vetro giallo», dagli 832 auro di «consumazioni» all’Hotel Principe di Savoia ai pochi euro per una crema da viso. Ed è al gruppo consiliare pdl che l’imputata nel processo Ruby accolla i 16 euro spesi per comprare il libro «Mignottocrazia» scritto da Paolo Guzzanti.
«Si può vivere così?»
Ciascuno ha le sue predilezioni. Angelo Giammario (114mila euro contestati sul 2008-2012, più di lui solo il capogruppo pdl Paolo Valentini con 118.000) suole affittare un’auto con conducente da Basiglio a Milano. Cesare Bossetti, intestatario del rimborso della tazzina di caffè al bar come del farmaco da 21 euro, ricorre alle spese di funzionamento del gruppo per 14 cornici per 672 euro il 2 agosto 2010, e per altre 8 cornici il 7 luglio per 384 euro. Giulio Boscagli, il cognato di Formigoni, compra tre iPad per 2.626 euro. E mentre Roberto Pedretti si fa rimborsare 960 euro per un ingrandimento fotografico, per il suo collega Marcello Raimondi, che attinge spesso ai soldi pubblici per il rifornimento di carburante, l’1 marzo 2008 è invece giorno di acquisti tecnologici: una macchina fotografica da 520 euro, una telecamera da 230, un proiettore da 720, un computer da 1.390. Ma una decina di giorni dopo si dà anche ai libri. Titolo: «Si può vivere così?».
Luigi Ferrarella

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