Scandalo alla Regione Lazio una buona occasione per fare pulizia!

L’ennesimo scandalo della politica nonostante la crisi ed il clima di austerità. Cosa dovrebbero fare i partiti? Non avere paura e buttare fuori i responsabili senza preoccuparsi né di aspettare la sentenza di condanna né dei voti che questi consiglieri portano al partito. E’ solo questa l’unica strada ammissibile se i partiti vogliono strappare lo scettro dalle mani di quella che chiamano antipolitica ma che rappresenta ormai una istanza pressante dei cittadini. Questo fatto credo sia una vera e propria occasione per i partiti che possono così dimostrare di voler cambiare. Lo faranno? E’ molto probabile che non lo faranno! Il vero problema è che in Italia manca il ricambio, i leader ed in vario modo i “politici di professione” non si sono mai preoccupati di preparare i “sostituti” per paura di essere scalzati. In Germania il ministro che copia la tesi di laurea viene fatto fuori perché nel partito c’è chi scalpita ed è pronto ad assumere la carica. In Italia ad arte i governanti hanno creato dietro di loro il vuoto pneumatico per assicurarsi il controllo del potere e questo sarà la loro fine … “il vecchio muore ed il nuovo non può nascere”

da il Corriere della Sera del 16.09.2012 Ernesto Manicucci

ROMA — Appuntamento vicino a piazza San Silvestro, nel cuore di Roma. Renata Polverini è lontana dalla Regione Lazio e lì, nello studio della sua fondazione «Città Nuove», si consuma un sabato di fuoco. La governatrice, furibonda per la vicenda dei fondi del Pdl transitati sui conti di Franco Fiorito e per le «spese pazze» del centrodestra prima e del Pd poi, convoca la maggioranza e annuncia: «Lunedì (domani, ndr), in consiglio, darò le mie dimissioni». I presenti impallidiscono, nessuno parla. Di fronte a lei, il presidente dell’assemblea Mario Abbruzzese, il capogruppo dell’Udc Francesco Carducci, quello de La Destra Francesco Storace e della Lista Polverini Mario Brozzi, ex medico della Roma calcio.
Alla riunione manca Francesco Battistoni, il rivale di Fiorito, che da fine luglio ne ha preso il posto e che ha scoperchiato il vaso di Pandora sui bonifici transitati dai conti del gruppo a quelli del «Batman» di Anagni: la Polverini non «riconosce» Battistoni e ne vuole la rimozione. Mentre i consiglieri a lui fedeli (sono nove) ribadiscono «la completa autonomia nelle scelte interne».
Il vertice
La presidente usa parole dure: «Non ce la faccio più a stare sulla graticola. Ho deciso di convocare il consiglio per lunedì (domani, ndr), devo fare comunicazioni urgenti. E le voglio fare in aula, nel luogo più solenne». Fa una pausa: «Dirò che mi dimetto. La questione è seria, grave. E riguarda tutti, maggioranza e opposizione. Non posso perdere la faccia». Quindi? «Serve un atto di responsabilità, misure drastiche per uscire da questo schifo». Ce l’ha col Pdl, la Polverini: «Da luglio ho chiesto un incontro ai vertici: non ho avuto risposte. Ora mi sono stancata». Mentre la riunione è in corso arriva la nota di Angelino Alfano: «Fiorito, per me, è fuori dal partito. Poco importa che emerga che “così facevan tutti”. I fatti del consiglio regionale sono inaccettabili».
La richiesta di epurazioni
L’autosospensione, o anche l’espulsione, di Fiorito, alla Polverini non basta più. Vuole che il Pdl faccia piazza pulita: via il neo capogruppo, dimissioni del presidente dell’assemblea Mario Abbruzzese. Al posto di Battistoni, in pole position c’è il reatino Antonio Cicchetti: «Se si pone la questione la valuterò», dice.
Ma per ritirare la minaccia di dimissioni, la presidente vuole anche si voti l’abolizione di tutti i privilegi: basta coi fondi erogati ai gruppi, con le ricevute che nessuno (ufficio di presidenza, segretariato del consiglio) controlla. Basta con le cene, lo champagne e le cravatte di Giancarlo Miele, le ostriche di Andrea Bernaudo, i fotoservizi di Veronica Cappellaro.
I veleni di Fiorito
Veleni che l’ex capogruppo ha sparso ad arte, trascinando con sé i suoi colleghi. Le ultime accuse sono verso Abbruzzese («che ha due auto blu», verso De Romanis («che organizzava i festini con gnocche»), contro Giorgia Meloni e Fabio Rampelli («i loro parenti lavorano al gruppo Pdl»). Fioccano le reazioni. Abbruzzese smentisce le due auto blu («il presidente ne ha una sola», dicono in Regione), Meloni e Rampelli reagiscono con rabbia. «Mia sorella è precaria da anni. Fiorito, come tutti i disonesti, vuole gettare fango su chi non ha scheletri nell’armadio», dice una. «Mia cognata è dipendente pubblica, in comando alla Regione. Sono deliranti confessioni di una menta malata», aggiunge l’altro. Anche De Romanis risponde: «Ma quali festini! Era un evento su Roma Antica, che non si è più tenuto».
Le possibili misure
e la tentazione politica
La Polverini vede due strade: applicare subito i tagli oppure acquisire le fatture dei gruppi e portarle alla Guardia di Finanza. C’è anche la terza strada: che la Polverini, provata dalla vicenda dei due tumori alla tiroide, nauseata dal livello delle dispute tra ciociari e viterbesi, molli tutto. In quel caso, si parla di un suo impegno in politica nazionale con l’Udc. Gianni Alemanno le esprime «solidarietà». Lorenzo Cesa (Udc) invita « i partiti ad una riflessione». Il centrosinistra incalza: «Basta bluff, Polverini si dimetta», dice il dipietrista Vincenzo Maruccio.
L’inchiesta
La Procura, intanto, va avanti. E non esclude che l’inchiesta si possa allargare anche ad altri partiti. A Fiorito è stata perquisita anche la casa di Anagni, sono state controllate cassaforti, computer, conti correnti. I magistrati sono insoddisfatti: pensavano di trovare più materiale.

Il mantra delle “Liste Pulite”

Credo che l’unico modo per uscire dall’impasse nella quale si trovano i partiti annichiliti dal sentimento di protesta dei cittadini italiani sia un serio rinnovamento. La gente ormai è convita che il nuovo rappresenti un valore intrinseco: meglio votare persone e “movimenti” che non si conoscono che consegnare l’Italia ai vecchi “mariuoli”. E’ questo ciò che sempre più spesso sento in autobus e metropolitane. “Liste pulite” sta diventando un mantra … ma lo comprenderanno i partiti? Come giustificare la candidatura di un D’Alema o di un Cicchitto, di un Weltroni o di un Bossi ed il giochino potrebbe continuare quasi per tutti i restanti 941 parlamentari. Aggiungerei liste pulite anche da mogli, mariti, amanti, compagne/i, fratelli, figli, sorelle etc.  Di seguito un interessante articolo di oggi:

Da il mattino del 9 settembre liste pulite

Garantire liste pulite per le prossime elezioni, con candidati presentabili, con qualsiasi legge elettorale si torni alle urne. Le parole di Sergio Romano sul Corriere della sera alimentano il dibattito nella classe politica e tengono banco anche nel mondo cattolico. «Chiediamo un rinnovamento profondo della politica. Tutti gli italiani vogliono liste presentabili, formate da persone oneste», spiega Andrea Olivero, presidente nazionale delle Acli. «Per noi il tema della legalità è prioritario. È necessario un nuovo passaggio, che segni un cambiamento di figure e leadership, perchè il paese possa intraprendere una nuova strategia».
Il leader delle Acli traccia anche un profilo del candidato pulito: «Persone di comprovata onestà e rettitudine ma anche gente che in questi anni abbia dato dimostrazione di essere al servizio del Paese. Insomma: persone della società civile, con il volto nuovo e con un impegno concreto per la società. Solo così può tornare la fiducia dei cittadini per la politica».
Anche per Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, avere liste pulite è «un’esigenza avvertita dai cittadini. Tutte le nostre indagini degli ultimi dieci anni, indicano l’onestà e la competenza fra le caratteristiche prioritarie che i politici devono avere. I partiti più che rinnovarsi devono rafforzarsi. Da noi i volti nuovi non sono tanti, le liste sì. Bisogna fare in modo che la politica sia ritenuta una cosa seria, rivolta al bene comune».
Per Natale Forlani, portavoce del Forum di Todi, «garantire credibilità e onestà è uno degli indicatori che viene chiesto alla politica, insieme alla competenza e possibilmente al ricambio generazionale. Non servono improvvisazioni né operazioni di pura immagine, ma un processo di rinnovamento solido, per creare le future classi dirigenti». Salvatore Martinez, il primo laico alla presidenza nazionale del Rinnovamento nello Spirito, ricorda don Sturzo: «In politica la coscienza deve restare pulita. La nuova generazione di cattolici impegnati in politica deve ristabiire la cifra di un servizio da rendere agli uomini. I politici devono essere umili prima che forti e veri prima che liberi». Il senatore del Pdl Raffaele Lauro spiega che occorrono «tre filtri alle candidature parlamentari, applicati autonomamente dai partiti, ossia codice etico antimafia, limite delle legislature e incompatibilità con altri incarichi. Porterebbero ad un totale rinnovamento della politica italiana».

Per il Parlamento almeno liste pulite

Prendo spunto da quello che ho letto oggi sul Corriere della Sera per dire che anche io mi aspetto che i partiti abbiano almeno un po’ di buongusto  evitando di mettere delinquenti nelle liste. Io aggiungerei che l’impedimento dovrebbe valere anche per i “nani e ballerine” che si sono già esibiti nel corso delle legislature e poi visto che sono tentato aggiungerei anche l’esclusione dalla competizione elettorale per quelle persone che pensano che il Parlamento sia una mucca da cui “suggere il latte” e mi riferisco al disgustoso episodio che ha visto protagonista il parlamentare Antonio Razzi, “un uomo responsabile” (http://www.youtube.com/watch?v=0aiNbGFmoR8) che non credo sia l’unico a pensarla così. Ecco posso dire che questo tipo di parlamentare mi fa schifo nel vero senso della parola!! Ma poi lo so mi faccio prendere la mano e direi ai “vecchi” che hanno fatto qualche decennio in parlamento, ebbene … ma …. ma andatevene a casa e basta avete dimostrato già quello che valete ! Per dirla tutta ma non proprio qualche giorno fa ho visto in TV su la 7 anche la “mummia”, non il film, ma paolo cirino pomicio, ma quanti anni ha? e quante legislature si è fatto? Condannato della vecchia repubblica è attuale presidente della tangenziale di Napoli S.p.a. immagino come premio e sarà anche pagato …  ma questa gente non si stanca ? gli italiani non si stancano ? … a dire il vero mi sono indignato poiché le televisioni ed i giornali dovrebbero farli scomparire ed invece questi ce li ritroviamo a discutere della crisi e delle soluzioni alla crisi, proprio loro che hanno nuotato nel mare di corruzione di tangentopoli … a pensarci e peradossalmente come cittadino mi sento anche responsabile di questa condizione politica …. Comunque di seguito l’articolo di cui ho accennato e che mi ha scatenato queste riflessioni di Sergio Romano sul Corriere della Sera di oggi 06.09.2012:

“Quando è stato scritto, qualche mese fa, che la riduzione del numero dei parlamentari avrebbe dato soddisfazione a una domanda del Paese, non abbiamo registrato, nel mondo politico, obiezioni e riserve. Quando è stato ricordato che gli italiani non volevano più andare alle urne per votare liste confezionate nelle segreterie dei partiti, ci è sembrato che tutte le maggiori forze politiche ne fossero consapevoli. Quando molti hanno ricordato che la legge contro la corruzione non è necessaria perché richiesta dall’Europa, ma anche e soprattutto perché serve a contrastare il virus della sfiducia nelle istituzioni che circola ormai come il sangue nelle vene del Paese, nessuno li ha pubblicamente contraddetti. E quando abbiamo creduto che queste fossero le misure su cui i partiti avrebbero concentrato ogni loro sforzo nei mesi seguenti, abbiamo pensato che la politica italiana avesse finalmente imboccato, per concludere decorosamente una difficile legislatura, la strada giusta. Mentre il governo dei tecnici faceva del suo meglio per risanare i conti dello Stato e smentire il pessimismo dei mercati, i maggiori partiti avrebbero usato del tempo di cui disponevano per dimostrare che avevano capito lo stato d’animo del Paese, che non potevano affrontare gli elettori senza avere risolto alcuni dei problemi più lungamente e inutilmente dibattuti nella storia politica italiana.
Ci sembrò, oltretutto, che i partiti ne avessero la convenienza. Avrebbero evitato di provare al Paese che non vogliono diminuire il numero dei parlamentari, che non sono capaci di accordarsi sui concetti di corruzione e concussione, e che l’attuale legge elettorale, anche quando affermano il contrario, è quella che maggiormente corrisponde ai bisogni di una nomenklatura preoccupata soprattutto dalla propria sopravvivenza e dalla gelosa conservazione delle sue prerogative. Naturalmente non lo ammetteranno mai, e gli italiani corrono così il rischio di assistere, nei prossimi mesi, alla commedia delle accuse reciproche. Ma spero che non si illudano. Anche se qualcuno, soprattutto in materia di corruzione, può essere più responsabile degli altri, il risultato sarà quello di aumentare il disgusto per la politica dei politici e soprattutto per un Parlamento che verrà considerato incapace di rivendicare ed esercitare il proprio ruolo. Ciò che maggiormente colpisce in questa vicenda è la cecità dei maggiori partiti. Credono di lavorare per i propri interessi e stanno invece lavorando per quelli dei loro nemici, vale a dire per quella velenosa combinazione di demagogia e populismo che si sta diffondendo nella società nazionale.
In questo quadro sconsolatamente negativo rimane una sola speranza. Se ci toccherà ancora una volta di votare con il Porcellum, non vorremmo trovare nelle liste persone impresentabili. Siamo garantisti e sappiamo che una indagine non equivale a una condanna. Ma le segreterie, dal momento che non vogliono privarsi del diritto di scegliere i candidati, dovrebbero almeno impegnarsi pubblicamente a rispettare questo elementare principio di moralità politica: non servirsi del Parlamento per mettere qualche loro compagno al riparo dalla giustizia”.

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