Il bilancio dell’ABC e l’acqua del professore

Lucarelli.Realfonzo

Il 19 dicembre in consiglio comunale, tra le tante delibere di assestamento abbiamo trattato anche la famosa Delibera di G.C. n. 850 del 27.11.2014 (clikka), assurta agli onori delle cronache perché vertente sull’ABC (Acqua Bene Comune) con la quale si proponeva di incamerare l’utile di 16 milioni di €. mediante una compensazione, fino a concorrenza, con i debiti del Comune verso l’Azienda. Molti consiglieri (compreso me) si sono confrontati in commissione con i dirigenti dell’ABC e, poi, con i lavoratori (che ho trovato peraltro molto preparati) e, quindi, in consiglio comunale siamo giunti anche con una idea comune, ma con singole proposte scritte in maniera diversa ma che dicevano tutte la stessa cosa. Io appena arrivato in consiglio ho offerto alla maggioranza ciò che avevo scritto facendo in modo che fosse integrato in un documento comune affinché non si creassero inutili bagarre di posizione. La politica è strana e, pertanto, siccome sono poco politico nel mio intervento (peraltro il primo sull’argomento) ho dichiarato che le quattro proposte erano assolutamente sovrapponibili, avendo tutti parlato con le stesse persone, e che per non fare una brutta figura istituzionale verso i cittadini ed i lavoratori dell’ABC avremmo dovuto fare uno sforzo comune rinunciando alle paternità. E’ stata, quindi, approvata all’unanimità dei presenti, un’unica mozione (clikka) che ha tenuto conto di tutte le necessità, ivi compresa quella di destinare, nel triennio, l’utile di 16 milioni di euro ad investimenti nella azienda speciale.

Altro capitolo che nel mio intervento ho voluto aprire è stato quello della poca accorta operazione posta in essere all’epoca dagli assessori alberto lucarelli (professore ordinario di diritto costituzionale)  e riccardo realfonso (professore ordinario di economia politica) poiché, la trasformazione stessa dell’ARIN S.p.a. in ABC, pare che abbia esposto (ed esponga), l’azienda ed i lavoratori ad un rischio assolutamente serio, peraltro, riportato anche nella relazione sui rischi allegata al bilancio ABC di cui alla citata Delibera G.C. n. 850 del 27.11.2014 (clikka) che, a pagina 115, fa espresso riferimento alla questione previdenziale dei dipendenti che, per effetto della trasformazione, si trovano oggi ad essere dipendenti pubblici, ma con contratto di dipendenti privati e con versamenti previdenziali nella gestione dipendenti privati dell’INPS e, quindi, con la necessità di ricongiungimento dei contributi (gestione ABC). In sostanza un ingarbuglio giuridico/previdenziale che potrebbe costare caro ed amaro ai lavoratori ed all’azienda!

Inoltre, per gli stessi dipendenti si apre un altro grosso problema relativo alla trasformazione del rapporto di lavoro da privato (ARIN S.p.a.), a pubblico (ABC), senza l’adempimento del Concorso pubblico. Tale questione è stata, infatti, più volte affrontata dalla Corte Costituzionale che, in una recente sentenza del 23.07.2013, n. 227 (clikka), in un caso assolutamente simile, ha detto chiaramente che non è possibile trasformare un rapporto di lavoro privato, sia pure in una partecipata pubblica, in rapporto di lavoro pubblico! Il tutto con richiami a precedenti risalenti al 2010 e 2009 che, ovviamente, sarebbero dovuti essere a conoscenza dei professori. Cosa questa che mi ha fatto saltare dalla sedia perché, in commissione (ho recuperato addirittura una foto), ebbi modo di manifestare tutte le mie perplessità sull’operazione chiedendo, espressamente, ai luminari lucarelli e realfonzo se, la trasformazione, da ARIN ad ABC, avesse messo a rischio i lavoratori o l’azienda per la sua onerosità ed ottenendo, per tutta risposta dai professori che l’azienda ed i lavoratori non avrebbero corso alcun rischio perché la trasformazione sarebbe stata a costo zero! Ovviamente, io da semplice consigliere/avvocato mi fidai dei luminari che spero abbiano ragione fino alla fine.

Qualche giorno fa ho letto su Repubblica Napoli una lettera di Lucarelli (clikka) che inizia: “Il Comune sull’Acqua il peggio del peggio” ebbene, spero che sull’acqua non siano stati i professori a fare il peggio del peggio visto che lo statuto performante a cui fa riferimento lucarelli nella sua lettera ha bisogno di essere riscritto (clikka) perché ingessa sotto alcuni aspetti la gestione!

Un altro capitolo meriterebbe l’ipocrisia sull’acqua perché nella battaglia tutti dichiarano di farsene carico, specialmente con i lavoratori e con i movimentisti ma quando poi si tratta di votare si scappa per non assumersi responsabilità. Credo, pertanto, sia opportuno offrire all’opinione pubblica e proprio ai lavoratori che hanno frequentato il Consiglio Comunale la scheda dei presenti (clikka) segnalando che il comportamento di uscire dall’aula, facendo registrare l’assenza, è più grave di quello di restare e votare contro anche perché questo renderebbe almeno chiaro di fronte ai lavoratori chi è veramente interessato e chi, invece, fa semplicemente una speculazione politica a loro spese.

Il mio intervento al 4:42:07

Per chi è arrivato fino in fondo all’articolo: Dopo oltre tre anni di esperienza e di confronti con i tecnici dell’Amministrazione, posso dire che approvare un assestamento il 19 dicembre è una cosa assolutamente assurda perché si fa un assestamento sul previsionale quando restano solo 10 giorni allo scadere dell’anno a cui si riferisce l’assestamento stesso! In sostanza un assestamento che vale 10 giorni. Ciò deriva dal fatto che anche il previsionale, che, per legge dovrebbe approvarsi entro il 31.12. e valere per l’anno successivo, invece, lo si approva, se va bene, entro il 30 giugno e, se va male, entro il 30 settembre, in ragioni di proroghe che il governo da’ perché è egli stesso in ritardo con i riversamenti agli enti locali. La diretta conseguenza è che il Piano Economico Gestionale poi lo si redige ad ottobre e, quindi, gli obiettivi, che sono anche la misura dei risultati dei dirigenti, vengono fissati a cose fatte e, quindi, ogni dirigente finisce per inserire nel PEG l’obiettivo che ha già raggiunto per non trovarsi in difetto. Mi chiedo cosa direbbe un segretario comunale di un Land tedesco o di un comune inglese.

La polemica sull’acqua e lo Statuto dell’ABC

ARINL’acqua è un bene prezioso e la sua gestione, grazie ad un referendum del 2011, deve essere pubblica e senza scopo di lucro. In questi giorni sui giornali è apparsa la notizia che il Comune di Napoli, con la delibera n. 850 del 27.11.2014 (che verrà portata in consiglio il 16.12 p.v.), ha incamerato gli utili di esercizio relativi agli anni 2012 e 2013, facendo scoppiare una polemica tra l’amministrazione ed il suo ex Presidente Prof. ugo mattei ed altri attori della scena politica cittadina.

Ad ogni buon conto la cosa che mi colpisce e mi conforta, circa la scelta fatta, non è tanto la questione relativa alla destinazione dell’utile (che, in ogni caso, resta pubblica) e sulla quale ovviamente si può ragionare, ma è l’ammontare dell’utile di circa 16 milioni di euro derivate dalla gestione dell’oro blu, che ci deve convincere, ancora di più, che l’acqua è e deve restare pubblica ad ogni costo e che male fanno coloro che politicamente sostengono la tesi opposta, come la Regione Campania ed i governi che si sono succeduti e che, in varie occasioni, hanno tentato e tuttora tentano di mettere le mani sull’affare dell’acqua.

La partita è molto grossa ed è chiaro che su Napoli le mani che si stendono sono tante e, pertanto, occorre contrastare le lobby. Di questo affare spesso si è occupata REPORT (clikka) dimostrando che nell’acqua, quando entra il privato, ci guadagna a scapito dei cittadini senza migliorare assolutamente nulla.

Tornando alla vicenda dell’utile, tengo a precisare che ugo mattei, fu voluto dall’assessore alberto lucarelli che si occupò di redigere anche lo Statuto vigente di ABC (clikka) il quale all’art. 35 prevede la possibilità di incamerare l’utile di esercizio come ipotesi residuale. Ebbene, mi chiedo come mai sia lucarelli che mattei non abbiano sin dall’inizio vietato la distribuzione dell’utile?

Per fortuna la questione non è chiusa e potrebbe essere rapidamente risolta una volta per tutte, in quanto la Giunta Comunale ha proposto al Consiglio un Nuovo Statuto di ABC (clikka) che, però, anch’esso all’art. 36, ultimo comma, prevede la possibilità, residuale, di incamerare l’eccedenza dell’utile per il Comune come nella versione vigente e voluta da mattei e lucarelli. E’ chiaro, allora, che sulla base della questione che si è aperta, ho elaborato un emendamento (clikka) che, come sempre, vi sottopongo per pareri e giudizi. Lo scopo, ovviamente, è che tutti gli utili siano riversati nell’azienda al fine di contribuire, quanto più è possibile, ad abbassare le tariffe, al fine di consentire a tutti di accedere ad una risorsa così importante vanificandone il suo valore commerciale. Della serie l’acqua non si deve negare a nessuno!

Sempre nella richiamata ottica di assicurare la gestione in mano pubblica, ho partecipato alla Commissione affari istituzionali, nella quale c’è una assoluta convergenza di idee e nella quale abbiamo avuto l’opportunità di elaborare altri 5 emendamenti (clikka):

1) L’emendamento 1 si riferisce alla possibilità per ABC di poter imbustare l’acqua e, quindi, di svolgere un ruolo calmieratore del mercato non potendo l’azienda fare lucro.

2) L’emendamento 2 è volto a consentire ad ABC di stipulare accordi con aziende di Comuni limitrofi, nel quadro della Città metropolitana, onde si possa pervenire ad una gestione partecipata mediante azienda consortile del Servizio Idrico Integrato.

3) Parimenti, con gli emendamenti 3 e 4 si vuole introdurre tra le competenze del CdA anche la stipula di protocolli di intesa con altri enti territoriali, per poi giungere all’affidamento del servizio idrico integrato ad un ente consorziato, per un ipotetico ATO, corrispondente alla Città metropolitana. Tale passo è, a norma dello Sblocca-Italia, la stipula della convenzione con l’Ente di governo dell’Ambito (in ipotesi, la Città metropolitana di Napoli).

4) L’emendamento 5 prevede che tutti gli atti con i quali si concretizzano i passaggi sopra menzionati siano considerati atti fondamentali e sottoposti al Consiglio comunale.

Infine, discutendo con vari esponenti dei movimenti dell’acqua è emersa la necessità che si provveda, quanto prima, alla formalizzazione della Concessione ad ABC del servizio idrico integrato nonché alla redazione ed approvazione della carta dei servizi, per le quali ho anche predisposto una Mozione di accompagnamento della delibera (clikka).

Quanto all’ex Presidente dell’ABC qualche tempo fa ebbi modo di valutarne lo stile scrivendo un post (clikka) su una vicenda che mi lasciò assolutamente perplesso.

Ringrazio Giuliano e Maurizio che mi hanno dato degli spunti per scrivere questo post.

Ovviamente fatemi pervenire osservazioni ed eventuali ulteriori necessità di modifica dello statuto affinché si possa per tempo discutere ed, eventualmente, proporli.

ARIN-ABC: Un buco nell’Acqua

ARINARIN-ABC un altro capitolo del quale ci siamo interessati come gruppo consiliare alzando l’ennesima questione di trasparenza e correttezza nella gestione della cosa pubblica. Oggi leggo un altro pezzo dal Corriere del Mezzoggiorno e mi rendo conto che avevamo ragione, quando, io e Carlo Iannello, pensavamo che la semplice trasformazione da azienda speciale ad ente pubblico era un azzardo giuridico, inventato per ragioni tutte politiche e poco giuridiche, se non accompagnato da una seria e corretta amministrazione, tanto che Ugo Mattei, il Presidente dell’ABC lo ammette, in un certo qual modo, nell’intervista che Vi incollo, gettando la croce sulla politicabecera quando dice che per ogni decisione nell’ABC “si aprono costantemente dei mercati, in quanto per farti passare il bilancio devi cambiare il tubo alla suocera del vicecapogruppo del gruppo x. E questo è un problemone non un problemino“. Poiché combatto contro questo modo di fare politica (anzi di non fare politica), spero che qualche sostituto procuratore di buona volontà, si chiami questo Prof. Mattei per chiedergli spiegazioni su questo “mercato dei tubi di suocera” e, quindi, escano i nomi affinché i cittadini sappino chi hanno votato!

Non smetterò mai di dire che uno dei grossi problemi della politica sono gli uomini “di fiducia” nelle aziende, enti ed istituzioni pubbliche che vengono beneficiati dal politico di turno su cui, purtroppo, questa amministrazione comunale non ha fatto la differenza. Difatti, anche nell’ABC ci sono persone di “fiducia” dell’ex assessore Lucarelli che, di fatto, ha contraddetto se stesso perché, se un lato predicava la teoria del bene comune/partecipazione/trasparenza, dall’altro non ha perso l’occasione per infilare i “suoi” nel CDA dell’ARIN, mentre, invece, avrebbe fatto bene ad adottare immediatamente un criterio di selezione dei dirigenti e dei consiglieri del CDA, trasparente come quello elaborato da noi con la proposta consiliare che giace nella segreteria del Consiglio Comunale (regolamento (clikka).

Ma vi è di più all’ABC c’è un direttore generale licenziato e non si capisce ancora se riassunto o in trattativa per la riassunzione, tal Francesco Panico (con stipendio di circa 430.000,00 €. all’anno) che insieme all’ex Presidente Maurizio Barracco (di cui difficilmente si parla ed oggi presidente del Banco di Napoli – della serie non se ne vanno mai) ha subito un sequestro da parte della Corte dei Conti per un presunto danno erariale. Difatti, al Panico gli si imputa un danno erariale per €. 629.800,14 ed al Barracco un danno erariale per €. 3.052.241,15 che si aggiunge ad altro sequestro per €. 312.894,56. Ora non so ancora se sull’ipotesi accusatoria della Procura Regionale della Corte dei Conti, si sia innestata anche una doverosa indagine interna da parte dell’Amministrazione dell’ABC, ma è chiaro che al cittadino non “gliene può fregare di meno” se l’ARIN si chiami ABC o se sia azienda pubblica speciale o ente pubblico. Al Cittadino interessa che l’acqua, come ogni altro bene, azienda o ente pubblico, sia gestito con correttezza, prudenza e diligenza e che i dirigenti siano pagati il giusto e sopratutto che nessuno “rubi”!

E’ il caso di dire che al buco nei conti dell’ABC si sia aggiunto un buco nell’acqua.

Dal Corriere del Mezzogiorno di oggi (31.10.2013)

Abc, lascia un altro consigliere Mattei: il problema è la politica

Il presidente: per far passare il bilancio devi cambiare il tubo al consigliere

NAPOLI — Dal sogno alla realtà, il risveglio è una doccia fredda. La vicenda Abc, cioè della ripubblicizzazione dell’azienda che gestisce l’acquedotto napoletano, è un’utopia diventata un boomerang. Forse la vicenda più emblematica del fallimento della rivoluzione arancione. Sicuramente la meno mediatica, ma importante sul piano politico e giuridico dei princìpi che l’hanno ispirata. Ed è lo stesso presidente Ugo Mattei a spiegarlo, lontano da Napoli, a Torino, il 26 marzo scorso al caffè Basaglia. Invitato a raccontare l’esperienza partenopea, apripista in Italia, Mattei ricorda la partenza all’indomani della vittoria referendaria. Ma soprattutto le criticità. «Fatta la trasformazione ci siamo trovati con due problemi», dice alla platea piemontese. Il primo: Alberto Lucarelli, assessore ai Beni comuni, tra gli ispiratori della trasformazione di Arin da spa in municipalizzata Abc, «il compagno referendario», si candida alle politiche e lascia il Comune. Mattei spiega che per un’operazione così complessa serve una spalla forte nelle istituzioni e per farlo capire meglio utilizza una metafora: «Ora che abbiamo fatto il giochetto ma non abbiamo un clima amichevole né a Napoli né a livello nazionale, è come se ci fossimo affidati ad uno strumento da mettere a punto ma non abbiamo il meccanico per metterlo a punto». Il secondo: il problema dei problemi, la politica. Il passaggio da spa ad azienda speciale, con la normativa vigente, di fatto è un ritorno al passato. Mentre la spa prevede un’autonomia gestionale e una flessibilità maggiore, «l’azienda speciale non conosce assemblea dei soci e quindi tutti gli atti devono passare per il consiglio comunale e questo è una roba catastrofica». Parola del presidente che utilizza un paradosso per rendere l’idea: «A parte i tempi estremamente complicati ci sta il fatto che si aprono costantemente dei mercati, in quanto per farti passare il bilancio devi cambiare il tubo alla suocera del vicecapogruppo del gruppo x. E questo è un problemone non un problemino». L’articolo 40 dello statuto di Abc è chiarissimo in materia: gli atti soggetti all’approvazione del consiglio comunale sono il piano programma; il bilancio ecologico di previsione pluriennale di durata triennale; il bilancio ecologico di previsione annuale; il bilancio d’esercizio; eventuali variazioni al bilancio. A tutt’oggi nell’assemblea di via Verdi non è stata calendarizzata alcuna approvazione del primo bilancio Abc. Ci sono poi «questioni e questioncine» legate al diritto del lavoro. I dipendenti di un’azienda privata sono iscritti ad una cassa di previdenza (Inps), quelli pubblici ad un’altra (Inpdap), più costosa. Questo piccolo, non tanto, particolare comporta «una mazzata di soldi» in più e non è stato per niente preso in considerazione. Nella relazione sulla «trasformabilità dell’Arin in azienda speciale», il notaio Giancarlo Laurini aveva parlato delle difficoltà di cambiare strada in assenza «di norme che regolino e legittimino le procedure di una siffatta trasformazione». Il testo unico in materia prevede il passaggio pubblico-privato, ma non privato-pubblico. «La trasformazione della spa in azienda speciale era una ambiziosa iniziativa politica che ho sostenuto insieme a Lucarelli», afferma l’ex assessore al Bilancio del comune di Napoli, Riccardo Realfonzo, poi aggiunge: «Il problema è che questa trasformazione doveva essere seguita da passaggi gestionali e amministrativi che riguardavano aspetti economico-finanziari e giuridici. Passaggi complessi che dovevano essere seguiti con grandissima competenza e mi pare evidente non si è verificato. E così quella che doveva essere una grande bandiera per la giunta de Magistris è diventato un boomerang. Mi auguro che ci sia un colpo d’ala, ma bisogna recuperare le competenze».
Come se non bastasse l’altroieri durante il consiglio di amministrazione, che avrebbe dovuto decidere sulla delicata trattativa tra l’azienda e l’ex direttore licenziato Francesco Panico, si è dimesso uno dei membri, il terzo per la verità in pochi mesi, Antonio Esposito. Un’altra tegola.
Simona Brandolini

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: