La scure del governo sui dipendenti comunali – di questo passo sarà difficile anche sposarsi

images (1)E’ da qualche settimana che registro il malessere dei dipendenti del Comune di Napoli per i tagli dovuti alla adesione al piano di riequilibrio finanziario di cui al decreto legge 174/2012, che costringe gli enti locali a ridurre il salario accessorio e le turnazioni. La questione è seria ed alla fine si riversa, sui cittadini che si vedono negati  i servizi essenziali e sui dipendenti che si vedono dimagrire il loro già magro stipendio. Oggi, infatti, mi sono imbattuto in una situazione  raccapricciante di un cittadino che si è visto rifiutare la celebrazione del rito matrimoniale civile al Maschio Angioino perché non ci sono i dipendenti disponibili a portare di sabato mattina il registro di stato civile dalla sezione municipale. Conseguenza: matrimonio fissato, ricevimento prenotato e tutto sembra incredibilmente difficile, con la possibilità che vada a monte l’intera organizzazione. Di questo passo credo che ai comuni soggetti, alla cura dimagrante, resterà solo il compito di fare i certificati di residenza. Quello che noto, inoltre, è che si sta scatenando di fatto una guerra tra dipendenti del Comune e dipendenti delle partecipate colpevoli, quest’ultimi, di essere stati assunti in maniera assolutamente sovrabbondante e spesso senza procedura selettiva pubblica, con la conseguenza dello sfondamento del patto di stabilità interno. Dalle discussioni spesso emerge che le società partecipate sono state il meccanismo per creare consenso elettorale, argomento sul quale sono molto sensibile e tra l’altro disgustato tanto che, in una occasione, ho chiaramente detto al mio interlocutore in una discussione che, se fosse possibile individuare questi soggetti assunti per motivi elettorali, andrebbero licenziati all’istante ed in massa. La questione è, credo, tutta italiana ed in particolare del mezzogiorno. Imprese municipali messe in piedi senza guardare all’efficacia dei servizi che dovevano rendere alla comunità ed al progetto imprenditoriale, ma solo per creare ad arte posti di lavoro da spendere in campagna elettorale. Tra l’altro il risultato è stato quello di cerare posti di lavoro fasulli perché se un’azienda non si regge perché le spese del personale sono eccessive e non giustificate, alla fine finirà per fallire e, quindi, il posto di lavoro concesso dal politicante di turno finisce per essere assolutamente falso! Cosa fare in questo momento di crisi profonda me lo chiedo spesso e spesso mi rispondo che occorre lavorare insieme ai dipendenti per trovare soluzioni, dando innanzitutto l’esempio. Non si può far valere per gli altri ciò che non vale per noi! Occorre partire dalla classe politica, dagli eletti, che si dovrebbero innanzitutto ridurre le indennità e ridurre al massimo le sacche di sprechi. Al Comune di Napoli si potrebbe fare in modo che le commissioni consiliari si riunissero di pomeriggio (come accade in altre città) con la conseguenza di evitare i rimborsi ai datori di lavoro dei consiglieri che, così, andrebbero a lavorare percependo lo stipendio dai loro datori di lavoro senza aggravio sulle casse del Comune. La Giunta ed al Sindaco si potrebbero ridurre i costi del lavoro degli staffisti. Sono consapevole che queste misure non sarebbero idonee a ridurre il problema ma sono, altresì, sicuro che ciò farebbe sentire tutti nella stessa barca e creerebbe maggiore affidamento determinando uno spirito di squadra. La cultura dell’esempio è quella che con fatica e sforzo immane cerco di praticare da quando ragazzino, vedevo mio Padre autista dell’ATAN andare al lavoro a testa china, tutti i giorni senza mai fare un “giorno di festa”, o da atleta, costretto a scendere di peso, per gareggiare vedevo il mio Maestro digiunare con me mangiando le poche cose che mangiavo io …. ma non voglio credere che quelli erano altri tempi ….

Leggi anche il posto di lavoro e la politica (clikka)

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