CONSIGLIO COMUNALE SU BAGNOLI 03.03.2026
Signor Sindaco, illustri Colleghi del Consiglio, gentili Assessori,
dopo 36 anni dall’ultima colata del 1990 dello stabilimento industriale, Bagnoli rappresenta ancora una ferita aperta per Napoli e per il quartiere di Bagnoli, che conserva memoria delle sirene di inizio e fine turno dell’acciaieria. Da allora il SIN di Bagnoli ha attraversato varie traversie istituzionali e legislative ma non si può non tenere conto del fatto che in virtù della legge n. 582/1996 era l’IRI, in proprio o per il tramite di altre società specializzate che avrebbe dovuto provvedere al risanamento ambientale, facendo sì che risultati dalla bonifica “dovranno corrispondere a quelli delle aree non inquinate circostanti il sito con analoghe caratteristiche geologiche e pedologiche”. Fu in quell’epoca che si decise di ridare Bagnoli alla bellezza ed al paesaggio incantevole che la contraddistingueva stanziando, con la medesima legge 582/96, 25 miliardi di vecchie lire che, colpevolmente, non si sono mai spesi. Nei successivi sei anni di confronti e dibattiti è maturata una visione condivisa sul futuro della città: tornare a valorizzare il proprio rapporto con il mare, prevedendo una grande spiaggia e un parco urbano nell’unica ampia area ancora libera, Bagnoli. Una scelta che intendeva rispondere alle esigenze dell’intera città e, in modo particolare, degli abitanti di Bagnoli, che più di altri hanno sopportato per anni l’impatto ambientale e sanitario dell’attività siderurgica. Fu una anticipazione del principio di derivazione europea del “chi inquina paga”, archiviato per l’IRI ed, a quanto pare, anche per la Cementir di Caltagirone!
Ad oggi manca ancora la progettazione di dettaglio che alla luce della storia di Bagnoli e delle trasformazioni già vissute, è importante che ogni decisione tenga conto del percorso compiuto, della memoria dei luoghi e delle aspettative maturate nel tempo, così da garantire coerenza, responsabilità e rispetto verso la comunità.
Per fortuna, numerosi sono gli interventi sulla stampa locale e nazionale di storici, giuristi, ingegneri, architetti, sociologi, ambientalisti, vulcanologi ed intellettuali di varia estrazione culturale, sia a favore sia contro la linea governativa; persone, associazioni e collettivi che, a mio avviso, non possono essere bollati semplicisticamente come favorevoli o contrari al progresso e allo sviluppo di Napoli, così come si tenta di fare per tagliare corto e non discutere.
Non si possono adottare scelte strategiche su un pezzo così importante per la città senza consumarsi nel confronto, senza discutere nella sede istituzionale del Consiglio comunale, in quella municipale, con associazioni e cittadini.
Cara Presidente, Caro Sindaco, Cari Assessori, Cari Colleghi Consiglieri, per dirla subito: questa è democrazia e noi, in quanto rappresentanti dei cittadini, abbiamo il dovere di esercitarla fino in fondo, in ogni modo.
Per impedire la discussione sento spesso affermare che a Bagnoli, così come in altri luoghi, non si è fatto niente per 30 anni e che adesso è arrivato il momento di agire, in ossequio a un non meglio precisato spirito riformista che propugna la “politica del fare”, molto simile a quella del capoluogo lombardo.
Ebbene, a Bagnoli non è vero che non si è fatto niente: a Bagnoli si è fatto, e si è fatto male! A Bagnoli si sono già spesi 900 milioni di euro che ci hanno lasciato una bonifica, diciamo eufemisticamente, mal riuscita; una Porta del Parco che rappresenta la duplicazione del vicino centro congressi della Mostra d’Oltremare; il Turtle Point e il Parco dello Sport, su quest’ultimo è meglio stendere un velo pietoso.
Per anni la vendita dei suoli di Bagnoli, di cui non si comprendeva bene l’effettiva riuscita della bonifica, è andata deserta. Ciò dimostra che il fiume di denaro pubblico non sempre giova. Ne abbiamo esperienza diretta, non solo per Bagnoli, ma anche per tutte quelle operazioni di rigenerazione urbana post terremoto ex legge 219/1981, che hanno intercettato ingenti risorse pubbliche e hanno prodotto periferie degradate, con case a scadenza, nonché paesi di provincia che hanno sostituito con il cemento la storica architettura rurale.
Denaro pubblico speso senza una visione urbanistica, ambientalista e orientata al benessere dei cittadini, ma semplicemente speso per arricchire i palazzinari. Gli anni ’80 sono la plastica dimostrazione di come le “Mani sulla città” degli anni ’60 e l’impegno politico di Carlo Fermariello e degli intellettuali dell’epoca non ci siano stati di insegnamento.
Eppure i guasti dell’assenza di politica li osservo ancora oggi, ed è mio dovere segnalarli.
Su Bagnoli si è deciso senza discussione in Consiglio, senza una reale partecipazione dei cittadini ai processi decisionali — parlo della Convenzione di Aarhus, diventata legge nel 2021 — comunicando che la colmata non si sarebbe rimossa in una riunione serale nella Municipalità, in cambio di clausole sociali che avrebbero consentito l’assunzione di cittadini residenti a Bagnoli. È seguito poi il Decreto Legge n. 60 del 7 maggio 2024, con il quale si è cancellato “il ripristino della morfologia naturale della costa, in conformità allo strumento urbanistico del Comune di Napoli”, modificando la legge n. 582 del 1996.
In buona sostanza, nel 2024 ci siamo accorti che geologi, architetti, urbanisti, ingegneri, ambientalisti e politici, per trent’anni, ci hanno propinato una decisione sbagliata, che non aveva tenuto conto della banale necessità che, per rimuovere 2 milioni di metri cubi di materiale di cui è costituita la colmata, sarebbero serviti migliaia di camion che avrebbero attraversato il quartiere di Bagnoli.
Possibile tutto questo? Me lo chiedo e ve lo chiedo in tutta sincerità. Lo chiedo ad Antonio Bassolino, a Rosetta Iervolino, a Luigi De Magistris e a tutti gli assessori e i consiglieri che li hanno accompagnati, me compreso.
Il dubbio è che tale consapevolezza vi sia sempre stata e che oggi siano maturati i tempi per superare le istanze ambientaliste e dare libero sfogo al progetto di speculazione edilizia su Bagnoli, con annessi e connessi. Sono, pertanto, iniziati i lavori senza alcuna considerazione della cittadinanza che subisce condizioni di vivibilità e preoccupazioni legate al passaggio di centinaia di camion ed alla produzione di polveri sottili che, fino alla mia nota inviata il 26 gennaio scorso, ad ARPAC ed ASL, non prevedeva neppure il monitoraggio, iniziato poi dal successivo 2 febbraio. Per non parlare delle condizioni del manto stradale e dei palazzi che tremano, ormai non si sa più se per il passaggio dei camion o per il bradisismo. E’ per questo motivo che i cittadini di Bagnoli hanno protestato e stanno protestando e non è vero che sono delinquenti o “nonsipuotisti” sono cittadini liberi e famiglie con bambini preoccupati per la loro sorte ed ai quali va data risposta!
Per tali ragioni diventa essenziale rassicurare la cittadinanza, scrivendo che Bagnoli sarà ciò che si è sempre immaginato: il giusto risarcimento ambientale a Napoli e ai bagnolesi; che, pertanto, le opere provvisorie dell’AC38 saranno rimosse in base a un progetto esecutivo che ha già le coperture finanziarie e il cronoprogramma dei lavori; che ciò che viene definito “bacino di calma” non è un porto turistico, così come invece sembra affermarsi nella recente integrazione del procedimento di VIA ID 10347; che il dragaggio di 6 metri e trenta non serve, pertanto, per l’attracco degli yacht, come sostenuto sugli organi di stampa, ma per una reale bonifica.
Ciò che si sta facendo a Bagnoli darà l’impronta a tutta la città ed è giusto che tutta la città ne discuta, senza decidere chi può parlare e chi no, affinché i cittadini capiscano.
Il dubbio, serio e concreto, è che la discussione sia ormai superata perché le decisioni si sono già prese altrove, separando, per comodità, il ruolo del Commissario da quello di Sindaco.
Ebbene, Caro Sindaco, prima di essere Commissario governativo Lei è il Sindaco della mia città e ha il dovere politico-istituzionale di riportare nella sede politica e cittadina ogni discussione prima che siano adottate le decisioni.
Percorso che, purtroppo, devo constatare di non aver intravisto nelle scelte strategiche della città che si stanno compiendo, nonostante la risicatissima rappresentanza elettorale dovuta all’astensione, emersa dalle elezioni del 2021.
Ciò non sta accadendo per lo Stadio Maradona, dove si persegue nella decisione dell’eliminazione della pista di atletica senza aver adottato alcun percorso partecipativo, sia istituzionale sia non istituzionale, privando colpevolmente un intero quartiere di una struttura sportiva importante rivolta ai nostri ragazzi.
Si decide per gli altri e non con gli altri.
Capisco, quindi, che è in discussione ciò che noi vogliamo sia Napoli e il suo modello di sviluppo, e questo mi costringe a dire chiaramente e senza infingimenti che la politica che si sta perseguendo è quella dello sfruttamento della rendita cittadina: la città intesa come un bene di consumo o come, nella terza conferenza nazionale sulla vivibilità che si è tenuta a Firenze la settimana scorsa, gli amici di Firenze hanno definito “città miniera”, da cui estrarre denaro e potere economico per pochi, senza alcuna considerazione dei cittadini, relegati a ingombro e coinvolti nel ciclo produttivo a basso valore aggiunto e basso reddito, che trasforma i lavoratori in schiavi, come ci ha chiaramente fatto capire l’indagine della procura meneghina sui riders, fenomeno non isolato che riguarda tutta la nostra bella penisola e su cui politica e sindacato sono in colpevole ritardo.
Per Bagnoli, dopo 36 anni, ci vogliono certezze, non promesse: ne va della dignità dei napoletani, ne va della dignità della politica, se ancora questa parola ha un significato.