Mercato Ittico di Napoli e CAAN

mercatoitticoIeri 17.01.2013 abbiamo trattato, dopo vari rinvii, la questione del mercato ittico di Napoli su cui ho già scritto altri post (pescecaan clikkail mio intervento al consiglio comunale clikkail CAAN come il ponte di corso novara clikka). Finalmente è passata la linea che, con altri consiglieri, ho sostenuto, cioè che a Piazza Duca degli Abruzzi, nel fabbricato di Luigi Cosenza, debba rimanere l’antico mercato ittico di napoli. Dovrei essere contento, ho vinto insieme agli altri, ma le riflessioni sono tante e mi inducono altri pensieri. In effetti non riuscirò mai a capire la politica, ovvero, questa politica. La trattativa è stata lunga e la pressione anche. L’amministrazione in un primo momento era irremovibile e sono state fatte molte riunioni di maggioranza alle quali ho partecipato spiegando il nostro punto di vista. Sono stati irremovibili anche i consiglieri di IDV (sei) che hanno sottoscritto ed hanno mantenuto la linea nonostante le molte pressioni interne al gruppo stesso ed ai quali va il mio apprezzamento perché hanno dimostrato di essere veramente indipendenti e di avere a cuore una idea di interesse pubblico scevra da altri condizionamenti. Ciò che, invece, mi induce altre riflessioni è dato formale che finisce per rappresentante la pochezza della politica. Noi avevamo presentato un testo di ODG che avevo scritto io, condividendolo con altri consiglieri (ODG CAAN clikka) e che non è stato messo ai voti per una ragione “politica” credo di basso profilo. In sostanza non si può approvare un testo, seppure buono e condiviso, per non dare la soddisfazione ad un solo un gruppo di consiglieri che alla fine hanno dimostrato di essere “maggioranza di idee”. In sostanza è la logica della politica intesa non come perseguimento dell’interesse pubblico ma come semplice affermazione di se stessi. Ebbene questa mia riflessione trova e mi è sorta dallo stesso testo approvato che invito a leggere (ODG scritto in aula clikka). Un testo, nella sostanza buono, ma raffazzonato e pieno di cancellature che con un subemendamento siamo riusciti ad ulteriormente migliorare. Possiamo dire che abbiamo vinto, ovvero che ha vinto una idea di città, ma nella forma della politica (che a volte è anche sostanza) non credo.

Il mio intervento all’1.02.48

Cittadini, Politica ed Istituzioni

corruzioneL’unica arma per combattere la camorra è la politica che deve mettere in campo azioni di sviluppo volte a sottrarre acqua al mulino della malavita. Per fare ció è necessario battere i poteri forti che indirizzano le risorse verso la strada dell’arricchimento personale o di gruppi di potere sottraendo i beni e le risorse pubbliche alla loro naturale destinazione del soddisfacimento dell’interesse pubblico. Occorre fare in modo che la parte viva della società si metta in moto. O ci salviamo tutti insieme o nessuno! Occorre che coloro che sono in possesso dei saperi li condividano affinché si crei una classe dirigente degna di questo nome. E’ per questo motivo ché crediamo nella scuola di politica e di amministrazione (clikka) e speriamo che i partiti seguano l’esempio anziché brucare i milioni di rimborsi elettorali in viaggi, rinfreschi e latrocini vari. La naturale destinazione dei fondi economali dei gruppi consiliari e dei contributi ai partiti è questa! Ogni diverso utilizzo è latrocinio e va perseguito con ogni mezzo non si può pensare, in questo momento, di spendere o appropriarsi di queste risorse per fini personali! Questa gente che occupa senza merito le istituzioni devono essere cancellate dal mondo della politica come indegna.

Di seguito la riflessione di Raffaele Cantone

“La zona grigia e il silenzio degli onesti” – Raffaele Cantone, su Il Mattino di Napoli, ed. naz. di giovedì 17 gennaio 2013

 Ieri, Il Mattino ha dedicato ben tre pagine al giro di presunte tangenti per fermare i processi nel Tribunale di Napoli, nel quale sarebbero coinvolti cancellieri, avvocati, medici, un poliziotto e dipendenti, in tutto una trentina di persone, indagate e in parte arrestate per associazione a delinquere, corruzione in atti giudiziari, rivelazione del segreto istruttorio ed altri reati contro la pubblica amministrazione.

Secondo la ricostruzione accusatoria – che non significa affatto sentenza di condanna, ma che ha comunque ricevuto l’avallo di un giudice – vi erano alcuni dipendenti delle cancellerie giudiziarie che, in cambio di tariffe fisse e prestabilite in denaro, fornivano notizie sottoposte a segreto di indagine o persino nascondevano fascicoli o atti in essi contenuti perchè non si celebrassero processi, in modo che scattassero prescrizioni o non fossero eseguite pene detentive o abbattimenti di immobili abusivi. Ad usufruire di questi servigi sarebbero stati quattro avvocati che si facevano pagare profumatamente dai loro clienti o imputati che riuscivano ad avere accesso agli uffici per il tramite di immancabili faccendieri.

Uno smaliziato lettore potrebbe a questo punto dire, “e allora?”. “Cosa c’è da stupirsi? E’ l’ennesima storia di malaffare in una città che in parte sembra essersi assuefatta alle piccole e grandi illegalità quotidiane e persino alle faide che insanguinano le periferie, fino a digerire un omicidio commesso nel cortile di una scuola materna”.
Non vorrei sembrare ingenuo e mi guarderei bene dal fare una classifica di gravità fra i fatti delinquenziali che la cronaca giornaliera ci propina, ma non si può archiviare questa vicenda fra la ordinaria cronaca nera.
Il malaffare questa volta non è emerso in un qualsiasi ufficio pubblico (che pure andava stigmatizzato), ma in quello che non è retorico definire come il tempio della giustizia ed i correi non sono tossicodipendenti o extracomunitari senza permesso di soggiorno.

Ma professionisti, fra l’altro noti ed affermati, e impiegati che per il loro ruolo avrebbero dovuto rappresentare il presidio della legalità e della giustizia.

Quella coinvolta è un pezzo della classe dirigente che ha abdicato al suo ruolo di rappresentare il tessuto operoso e l’argine alla delinquenza e al malaffare in una città.

E’ quella zona grigia che in altre occasioni si è prestata a riciclare o a reinvestire il denaro dei camorristi o degli usurai in pizzerie, discoteche o imprese edilizie e sanitarie o che ha pianificato a tavolino miliardarie truffe agli enti pubblici o a quelli previdenziali o che ha creato un sistema rodatissimo per aggiustare processi tributari e consentire ad evasori conclamati di farla definitivamente franca; e questo solo per rimembrare alcune delle vicende più eclatanti dell’ultimo periodo.

Contro la diffusione di quello che appare un vero e proprio bacillo pestifero, le pur meritorie ed ormai sempre più diffuse ed approfondite indagini della magistratura rischiano di scoprire alcune delle falle in un vascello che ai più pessimisti sembra già destinato ad affondare. Non saranno mai sufficienti arresti e condanne per uscire da questo buco nero; è, invece, indispensabile l’impegno della parte sana di quella stessa borghesia e classe dirigente che sembra aver rinunciato a reagire, chiudendosi in un supino isolamento, che rischia di apparire connivenza se non complicità.

I cittadini devono aver il coraggio di fare terra bruciata anche sul piano culturale, isolando i disonesti ed i corrotti e gli ordini professionali devono avere il coraggio di esercitare davvero i poteri disciplinari, espellendo le mele marce, senza più logiche perdoniste e corporative.

Un dovere ancor maggiore dovrebbe spettare alla politica che, mai come in questo momento, dovrebbe sentire l’ineludibile imperativo etico di lanciare messaggi inequivocabili della volontà di cambiare e che, invece, fa persino fatica ad adottare un codice etico che risparmi a noi cittadini candidature (e sicure elezioni) di soggetti che in qualunque stato civile sarebbero qualificati come impresentabili.

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